Negli Stati Uniti aumenta la quota di reddito da lavoro incassata dagli individui più ricchi, con una dispersione dei salari decisamente più alta che in Europa. Per valutare lequità di un sistema sociale però si deve tener conto anche della mobilità sociale garantita negli Usa dagli alti livelli di concorrenza e dallefficacia del sistema educativo e sempre meno legata alla condizioni economiche e culturali della famiglia dorigine, che invece in Italia contano moltissimo.
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Renato Brunetta
risponde alla “sfida liberista” lanciata da Francesco Giavazzi. Per i lettori de staging.lavoce.info pubblichiamo l’intervento di Brunetta e la contro-replica di Giavazzi.
La società che detiene la proprietà della Rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica, dopo la fusione con il Grtn, sarà privatizzata. Una decisione che comporta più svantaggi che vantaggi. Il guadagno in efficienza sarà minimo, mentre si profilano maggiori difficoltà di governance. Diversa la situazione se ad acquistare Terna fosse una società controllata dallo Stato. Unopzione possibile anche senza aggravi per la finanza pubblica.
Leliminazione del vincolo del 3 per cento al disavanzo pubblico previsto dal trattato di Maastricht non è lobiettivo da perseguire. Non cè evidenza empirica che esso abbia impedito fin qui lazione stabilizzante della politica fiscale né che sia stato dostacolo alla crescita. Potrebbe essere modificato, ma tutte le proposte avanzate creano serie perplessità. Forse la soluzione migliore è ridurre la complessità e la scarsa chiarezza delle regole, che generano trattative infinite e assegnano alla Commissione un ruolo improprio.
Per conoscere landamento dei salari reali gli italiani possono fare affidamento solo sui risultati di unindagine realizzata dal Corriere della Sera. Che per ovvi motivi non può essere sottoposta a verifiche di attendibilità e replicabilità. Ma un approccio scientifico a questo tema, come ad altri, è problematico perché per applicare i metodi di ricerca riconosciuti internazionalmente mancano i dati necessari, che in Italia non sono raccolti o sono protetti dalla legge sulla privacy.
Il riaggiustamento dei conti pubblici ricade in prevalenza su comuni e province, secondo una logica centralista che riduce le risorse e impone oneri addizionali senza prevedere ladeguata copertura, valga per tutti lesempio del condono edilizio. Ferma da tempo lattuazione del federalismo fiscale, per gli enti locali è impossibile anche autofinanziarsi. Siamo ben lontani non solo dal riconoscimento del principio costituzionale della pari dignità degli enti territoriali, ma anche dallattuazione di un corretto rapporto istituzionale fra diversi livelli di governo.
Avviata per introdurre le logiche del mercato e della regolazione incentivante in settori dominati da monopoli, la riforma dei servizi pubblici locali è stata progressivamente svuotata dei contenuti innovativi. Nelle norme recentemente approvate dal Senato non c’è traccia di concorrenza. Ci sono invece contraddizioni e discriminazioni tra operatori che inevitabilmente daranno luogo a un lungo contenzioso. In una incertezza normativa che rafforza il partito dei contrari al processo di liberalizzazione.
Dal 2004 i servizi di trasporto pubblico saranno assegnati tramite gara. LEuropa sembra orientarsi verso una soluzione di concorrenza controllata. In Italia, a parte i ritardi delle Regioni, non sempre si riescono a premiare le aziende più efficienti. Perché i criteri di ammissibilità sono spesso ritagliati sulle caratteristiche dei vecchi concessionari, cosicché è scoraggiata la partecipazione di altre imprese. Intanto però il settore si sta ristrutturando attraverso acquisizioni, incorporazioni e alleanze.
Pur tra mille cautele, la liberalizzazione dei servizi pubblici locali inizia nel 1999. Un disegno di legge stabilisce il principio della gara pubblica per affidarne la gestione a società di capitale. Il progetto viene presto abbandonato per l’opposizione di operatori ed enti locali. Con la Finanziaria 2002 ne sono stati riproposti i punti fondamentali, fermati questa volta da una procedura di infrazione comunitaria e dal ricorso alla Corte costituzionale di alcune Regioni. Né le proposte ora in discussione sembrano avere maggiore chiarezza d’intenti.
La manovra finanziaria prevede riduzioni di aliquote dimposta per agevolare la quotazione in Borsa anche di società medio piccole. Sono interventi opportuni, anche se non mancano alcune contraddizioni. In particolare, appare criticabile la scelta di limitare a quindici mesi la durata dello sgravio. Si finisce per premiare solo quotazioni già avviate dal momento che chi volesse iniziare oggi le procedure non avrebbe tempo sufficiente a centrare il traguardo di fine 2004.