LIstituto italiano di tecnologia potrà avere un ruolo positivo se saprà trovare finanziamenti importanti anche al di fuori del settore pubblico. E se saprà interagire con il sistema delle imprese e i centri di eccellenza già esistenti in Italia. Determinanti anche la scelta della sede e la struttura organizzativa. Se queste condizioni saranno soddisfatte, potrà raggiungere lobiettivo di sviluppare ricerca di altissimo livello e di generare nel medio periodo ricadute tecnologiche interessanti per lindustria.
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Se nascerà come un nuovo centro di ricerca, lIstituto italiano di tecnologia non avrà risorse sufficienti per competere a livello internazionale, sottrarrà alcuni degli scienziati più dinamici ai centri già esistenti e avrà poche ricadute sul sistema della ricerca in Italia. Il decreto che lo istituisce è però estremamente vago e lascia spazio per altre proposte. I fondi stanziati potrebbero essere utilizzati per premiare i nostri poli di eccellenza e stimolare la concorrenza nella comunità scientifica.
Il sistema universitario italiano non è più riformabile. Serve un cambiamento globale che spazzi via concorsi, valore legale della laurea, accesso gratuito, finanziamento assicurato e posto a vita per i docenti. Da sostituire con il riconoscimento del ruolo centrale della ricerca e con la consapevolezza che ogni ateneo deve assumersi la responsabilità delle sue scelte didattiche e organizzative. Solo così si svilupperà una competizione capace di premiare i ricercatori e le sedi migliori e garantire più efficienza e più equità. Come già avviene in Gran Bretagna.
Introdotto in via sperimentale per il biennio 2003-2004, il concordato preventivo fiscale diventa uno strumento di massa. In questultima formulazione, ha perso anche la caratteristica che ne poteva giustificare ladozione, quella di essere un mezzo per la composizione degli interessi contrapposti di contribuente e Stato, basato sullanalisi delle singole situazioni. È ora un espediente per scambiare un aumento predeterminato del gettito con la tranquillità fiscale. E come tutti i condoni fiscali, premia chi non ha rispettato le regole.
Attraverso il risparmio postale, è stata uno sportello di raccolta fondi da distribuire allinterno del settore pubblico. Per norme che ne regolano lattività e situazione patrimoniale è stata uno strumento della politica economica e finanziaria dello Stato. Ora la Cassa Depositi e Prestiti viene trasformata in una società per azioni, dallarchitettura problematica. Sarà difficile mantenere il rapporto privilegiato con il ministero e garantire a Regioni e enti locali credito a tassi inferiori a quelli di mercato. Né è chiaro il suo ruolo nel finanziamento delle infrastrutture.
Destinare una piccola quota dell’Iva a finalità sociali. Lo prevede un articolo del maxi-decreto legato alla Finanziaria. Presentato come una de tax, il provvedimento è invece lontano da quel modello. Infatti è interamente a carico dello Stato senza alcun contributo dell’impresa privata. È un “10 per mille” che produrrà un gettito contenuto. E poco democratico perché una piccola cerchia di grandi consumatori potrebbe decidere la destinazione dell’intera somma a disposizione, mentre il costo ricade sull’intera comunità.
Dietro al dibattito sulla natura bancaria o di intermediario finanziario della Cassa Depositi e Prestiti Spa, si nasconde la questione del ruolo dello Stato nel finanziamento e nel controllo di imprese industriali di importanza strategica. Se alla nuova Cdp fosse riconosciuto il ruolo di banca, sarebbe sottoposta alle regole della Banca d’Italia sulla separazione tra istituti bancari e imprese. La grande urgenza e poca trasparenza del provvedimento si spiega dunque con l’obiettivo di costituire una holding controllata dal Tesoro, che detenga le partecipazioni strategiche.
Angelo Gennari , responsabile del centro studi CISL, risponde a Vincenzo Galasso (“Se il sindacato è vecchio”). E’ vero che il sindacato invecchia. Cosa fare per impedire che diventi una specie in via di estinzione come i gorilla di montagna? La replica di Galasso secondo cui esiste un problema di rappresentanza dei non iscritti al sindacato, precari e senza lavoro in primo luogo.
Tante le polemiche suscitate dal documento Prodi, ma nessuno finora ne ha discusso i contenuti. Molte le idee interessanti per i paesi europei e non solo per lItalia. Dal riconoscimento, difficile per un politico, della necessità di scelte dolorose nel mercato del lavoro e nei sistemi di protezione sociale al rifiuto del protezionismo. La maggior parte di queste decisioni non possono essere delegate allEuropa, ma devono rimanere negli ambiti nazionali. Più debole invece la riflessione sulla capacità di unEuropa, comunque riformata, di imporre queste scelte ai paesi membri.
Gli Stati Uniti sono diventati un modello da imitare. Negli anni Novanta, grazie a riduzioni nei livelli di regolamentazione e nel sistema del welfare, sono riusciti a crescere fortemente coniugando forte creazione di posti di lavoro con aumenti della produttività del lavoro. Ma laltra faccia della medaglia è la spaventosa crescita della disuguaglianza nei redditi, risalita ai livelli dante guerra. LEuropa deve riflettere su questo. E sul tipo di equilibri politici che potrebbero scaturire in una società fortemente diseguale.