Nelloperazione di privatizzazione di Terna la posta in gioco non è tanto la struttura proprietaria ottimale dellimpresa che gestirà la trasmissione di energia elettrica, quanto i ricavi che il Tesoro otterrà dalla sua vendita, anche a costo di impedire la diminuzione delle tariffe elettriche e di tradire il principio dellindipendenza dellAutorità di regolamentazione. Potrebbero così essere gli utenti a finanziare in modo poco trasparente una parte di riduzione del debito pubblico.
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UnAutorità in regime di proroga emana un documento dove si prefigurano le nuove tariffe di trasmissione dellelettricità, più favorevoli per gli utenti. E dunque deludenti per il mercato finanziario, che punisce il titolo Enel. Ma anche per il ministero dellEconomia, che ribadisce il suo impegno nella tutela della società elettrica e dei suoi azionisti. Ovvero se stesso e gli investitori esteri che ne hanno appena acquistato il 6 per cento. Si è così creata una situazione spinosa, dalla quale non sarà facile uscire.
È comprensibile che nessuno voglia scorie nucleari nel cortile di casa. Ma in Italia il rischio vero è quello di non decidere niente per non scontentare nessuno. Si procede di rinvio in rinvio. Mentre una soluzione per il sito nazionale delle scorie va trovata anche se richiede coraggio e senso di responsabilità. E se una scelta unilaterale dello Stato centrale è improponibile per la frammentazione dei poteri locali, si potrebbe iniziare a riflettere su modalità di compensazione per le comunità che dovessero accettare lo stoccaggio di rifiuti pericolosi nel loro territorio.
Il monitoraggio dellinformazione sulla Finanziaria 2004 di quotidiani e telegiornali rivela picchi di attenzione legati più al contesto politico che ai contenuti della manovra. Nei telegiornali, tempi e scelta dei temi dei servizi riflettono le diverse linee editoriali. I quotidiani pubblicano più tabelle con informazioni tecniche rispetto ai telegiornali, anche se questi spazi sono spesso dedicati a questioni a latere, come la riforma della previdenza, il dibattito nella maggioranza, i conti di riferimento.
Riproponiamo per i lettori de la voce.info gli interventi di Guido Ascari, Olivier Blanchard e Francesco Giavazzi, Fabrizio Coricelli e Valerio Ercolani, Daniel Gros, Roberto Perotti e Vito Tanzi sulle possibili riforme del Patto di stabilità e crescita.
Una rassegna stampa registra le reazioni in Germania seguite alla violazione del Patto. Guardando avanti, cosa si può fare?
Riproponiamo per i lettori de la voce.info anche gli interventi di Vito Tanzi, Roberto Perotti, Guido Ascari, Olivier Blanchard e Francesco Giavazzi, Daniel Gros, Fabrizio Coricelli e Valerio Ercolani sugli effetti sulle politiche anticicliche e sulle possibili riforme del Patto di stabilità e crescita.
La tendenza alla concentrazione del mercato televisivo è comune a tutti i paesi perché deriva dalle caratteristiche della concorrenza tra reti generaliste finanziate con la pubblicità. LItalia è un caso estremo per la presenza di due gruppi multicanale che rendono difficile lingresso di nuovi operatori anche in segmenti non coperti. E per una struttura proprietaria altrettanto fortemente concentrata. Lo sviluppo del digitale terrestre non è una soluzione, soprattutto perché non avverrà in tempi brevi.
In tutto il mondo, grandi gruppi industriali possiedono giornali e televisioni. Così come in molte nazioni lo Stato ha la proprietà di almeno un canale televisivo. Lanomalia italiana sta nel fatto che è di proprietà pubblica il 50 per cento delle televisioni, mentre la quota di media in mano allindustria è decisamente superiore a quanto avviene negli altri paesi. Molto più alto della media è anche il livello di concentrazione del mercato pubblicitario.
Riproponiamo la scheda comparativa tra la Current Population Survey e le indagini sulle Forze Lavoro e i precedenti interventi nel dibattito su privacy e ricerca di Andrea Ichino, Nicola Rossi e i commenti di Mario Vavassori , Leonello Tronti e Saverio Gazzelloni.
Il progetto Iit nasce zoppo. Troppo esigue le risorse assegnate per incidere sul divario degli investimenti in ricerca e sviluppo che separa lItalia dagli altri paesi. Troppa la distanza dal sistema di ricerca preesistente per costruire soluzioni alternative ai mali cronici che affliggono la ricerca nazionale, come lassenza di meritocrazia, ma anche per costituire un reale effetto di incentivo in grado di attivare maggior concorrenza. Difficile che riesca ad attivare un intreccio virtuoso tra formazione avanzata e ricerca.