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Cosa pensano gli italiani delle tasse

Non ha supporto empirico la credenza che la maggioranza dei cittadini italiani vorrebbe avere più risorse per sé, così da affrontare le molte falle di un sistema di servizi pubblici verso cui nutrirebbe sentimenti di evidente sfiducia. Lo si ricava dall’analisi dei dati dell’ultima indagine Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie. Di fronte all’alternativa meno tasse e meno servizi oppure tasse elevate e maggiori servizi, la maggioranza assoluta del campione sceglie la seconda opzione. Senza grandi distinzioni per reddito, titolo di studio e area geografica.

Quando emigrazione fa rima con elezione

Il primo voto degli italiani residenti all’estero è stato decisivo nel determinare il risultato finale delle elezioni politiche 2006. Ma perché dare pieno peso politico a chi contribuisce al prodotto nazionale lordo e non al prodotto interno lordo, come gli immigrati che vivono in Italia? Tre le ipotesi: dare riconoscimento alle rimesse, al livello e alla qualità del capitale umano degli emigrati o sottolineare il valore delle esportazioni e della bilancia turistica. Solo la terza è plausibile. E facile da misurare.

L’impossibile grosse koalition

Dopo il risultato delle elezioni, qualcuno ha proposto di seguire la strada della Germania e formare una grande coalizione. Ma importare il modello tedesco non si può, a meno di un significativo cambiamento nel panorama politico italiano. Perché la grosse koalition ha un senso solo con la fine del bipolarismo, altrimenti in Parlamento non ci sarebbe opposizione. Né sembra possibile un accordo su un programma condiviso dai due schieramenti. E poi quali partiti dovrebbero entrare in questo Governo di coalizione?

Quattro passi nella concorrenza

Il rilancio della competitività passa anche dall’assetto del settore dei servizi pubblici locali a rilevanza industriale. La situazione attuale infatti non pare aver realizzato alcun intervento a favore della concorrenza “per il mercato” e neppure a favore di quella “nel mercato”. Si rischia così di accrescere le inefficienze a danno dei cittadini. La via da percorrere è la creazione di fondazioni che permettano la completa separazione tra gestione del patrimonio con finalità pubbliche e gestione delle imprese industriali con finalità imprenditoriale.

Doppio sguardo prima del voto

Finalmente si vota, anche se gli elettori possono scegliere solo i partiti, non i deputati. Speriamo che da martedì si discuta di proposte concrete per rilanciare l’economia del paese. Per aiutare i lettori a valutare l’azione del Governo Berlusconi, riassumiamo i principali dati macroeconomici delle due ultime legislature. E per il futuro mettiamo a confronto gli impegni contenuti nei programmi. Le nostre stime dicono che il programma della Casa delle libertà costa tra 36 e i 101 miliardi di euro all’anno, tra 2,5 e 7 punti e mezzo di Pil. Quello dell’Unione tra i 20 e i 24 miliardi, tra 1,4 e 1,7 punti di Pil.

La psicologia dietro l’economia

La situazione economia è al centro del dibattito politico. Ma come si formano le opinioni dei cittadini su questo tema? Gli aspetti psicologici giocano un ruolo tutt’altro che marginale, come mostra un’analisi sulle risposte dei consumatori nelle indagini europee di lungo periodo. Paradossalmente, in media, le persone sono portate a credere che la propria situazione sia migliore di quella media. Tendono poi a giudicare sistematicamente il passato in modo troppo pessimistico e a prevedere il futuro con troppo ottimismo.

La democrazia all’opera

In un mondo astratto due partiti di uguale forza devono proporre il loro candidato alla guida del paese scegliendo tra un abile demagogo e un bravo amministratore. Il primo ha più probabilità di vincere le elezioni. Ma se vince il secondo i benefici sono maggiori. Per l’equilibrio di Nash, ciascun partito sceglie l’azione che è la migliore risposta alla scelta dell’altro. Quindi, possono coordinarsi sulle strategie virtuose dei bravi amministratori oppure su quelle non cooperative degli abili demagoghi. Un esercizio teorico interessante per l’Italia alla vigilia delle elezioni.

I programmi elettorali ai raggi X

Forniamo ai lettori, in un unico documento, tutte le schede di confronto tra i programmi delle due coalizioni che abbiamo pubblicato nel corso dell’ultimo mese. Per chi volesse, pubblichiamo anche i Pdf delle singole schede

I poli e il federalismo fiscale

Le difficoltà economiche e il mutato clima sociale spingono entrambi i poli a insistere più sulla solidarietà territoriale che sull’autonomia. Proposte specifiche mancano su entrambi i fronti. La Cdl si dimentica della devolution. Offre però un patto agli enti territoriali: cedere parte del patrimonio in cambio di risorse derivanti dal recupero dell’evasione fiscale. L’Unione richiama la necessità della “concertazione” tra livelli di governo. E di un Patto di stabilità interno che torni a occuparsi dei saldi di bilancio e non di vincoli sulla spesa.

L’ambiente e il tabù delle tasse

La riduzione di cinque punti del cuneo fiscale sul lavoro è uno dei temi che hanno tenuto banco nella campagna elettorale. Per finanziare l’operazione si può ricorrere alla tassazione ambientale. Per esempio, alla carbon tax, introdotta nel nostro paese nel 1999, ma mai entrata in vigore. Aveva la duplice finalità di migliorare l’ambiente e contribuire ad aumentare l’occupazione. Il suo gettito era destinato a ridurre gli oneri sociali. Uno strumento utile, soprattutto con programmi elettorali ricchi di obiettivi, ma parchi nell’indicare i modi per raggiungerli.

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