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È LA DEBOLEZZA DELLA POLITICA CHE MINACCIA L’EURO

Quella a cui stiamo assistendo da venerdì scorso sui mercati finanziari è una crisi di fiducia nella governance politica dell’Italia, ma anche dell’Europa. Il vertice dell’Eurogruppo di lunedì non ha raggiunto alcun vero risultato. Il coinvolgimento del settore privato pesa come un macigno sulla trattativa relativa al piano di assistenza finanziaria alla Grecia. Con proposte di soluzione diverse tra il piano tedesco, quello francese e l’ipotesi del buyback. E così l’euro rischia sempre di più.

 

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringraziamo per i numerosi e stimolanti commenti. Si tratta di un tema ovviamente sentito e rilevante per il paese. Rispondiamo accorpando alcuni punti che ricorrono in vari commenti.

Perché dovrebbero pagare i pensionati per la crescita? E i diritti acquisiti?

Occorre rendersi conto che i lavoratori dipendenti pubblici hanno già le carriere bloccate dal blocco degli scatti di anzianità, i dipendenti privati (i cui salari sono al palo da anni) hanno rischiato e rischiano il licenziamento o la CIG, i giovani precari vedono sempre più ridotte le possibilità di trovare lavoro. La spesa pensionistica conta per più di un terzo della spesa corrente. In questo quadro generale non si può non chiedere anche ai pensionati di fare la loro parte. Allora sembra più corretto – sia per equità sia per rendere tutti i cittadini partecipi del problema della crescita (seguendo quindi un criterio economico) – legare la crescita delle pensioni nel tempo (attenzione: non il livello della prima prestazione!) all’andamento dell’economia. Viceversa interventi ad hoc sull’indicizzazione prestano il fianco a manipolazioni che dipendono dai problemi di cassa e di chi vorrà avvantaggiare il governo di turno.
Il sistema svedese di indicizzazione è un sistema che introduce un meccanismo “automatico” proprio nello spirito della riforma Dini, che una volta introdotto non si può più ritoccare nel suo meccanismo di fondo.
Quindi chi pensa che la nostra proposta è lesiva dei diritti acquisiti, dovrebbe considerare che tutte le volte che ci sarà nel futuro un aggiustamento al meccanismo di indicizzazione si toccheranno i diritti di qualcuno a vantaggio di altri. Noi vogliamo ridurre questo arbitrio dei politici di turno.

Non si toccano mai quelli che evadono. In questo modo si favorisce l’evasione.

E’ chiaro che l’evasione è un tema a monte (e di questo ci siamo più volte occupati nel sito lavoce), ma, come diciamo sopra, anche modifiche ad hoc dell’indicizzazione possono ridurre l’incentivo a contribuire. Il vantaggio della nostra proposta è che se tutti si paga qualcosa nei periodi negativi, tutti si beneficia nei periodi di crescita.

Retributivo. Preservare chi ha veramente pagato per 30-40 anni. Le baby-pensioni.

Siamo pienamente d’accordo sull’idea che occorre mantenere il più possibile l’equità attuariale, ma proprio per questo un meccanismo “automatico” definisce ex ante le regole del gioco.  Proteggere le pensioni più basse garantisce che questi pensionati non cadano sotto la soglia di povertà.
Il fatto che le pensioni in essere sono per lo più retributive rafforza la nostra argomentazione perché le pensioni retributive hanno in larga parte beneficiato di tassi di rendimento interno molto elevati – certamente più elevati di quelli che godranno i pensionati di domani.
Proprio su questo sito abbiamo più volte argomentato di accelerare la riforma Dini o introdurre o correttivi attuariali proprio per ridurre alcune iniquità del sistema precedente che ha permesso a molti baby- pensionati di uscire da lavoro con una pensione piena.

Gli svedesi

In realtà nel caso della riforma pensionistica sono gli svedesi che hanno “copiato” la riforma italiana del 1995. Però in Svezia è stata applicata in tempi molto rapidi e introducendo da subito le regole automatiche di aggiustamento (quella dell’indicizzazione, ma anche le revisioni dovute all’aumento della speranza di vita)

Scala Mobile

Non capiamo francamente cosa la nostra proposta abbia a che vedere con la scala mobile

VENDITE ALLO SCOPERTO: LA TRASPARENZA FA BENE

L’imposizione da parte della Consob di regole di trasparenza sulle vendite allo scoperto, nell’attuale momento di fortissimo stress del mercato mobiliare, è condivisibile. Importante che non si vada oltre imponendo il divieto di questo tipo di contratti, come venne fatto dalla Consob e dalle autorità di altri paesi nel 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers. I danni che ne derivarono alla liquidità del mercato e l’inutilità ai fini di sostegno del mercato sono documentati in un intervento pubblicato su questo sito nel 2010 e che riproponiamo.

QUELL’INFORMAZIONE COMPRATA CON LA PUBBLICITÀ

Avere informazioni credibili e obiettive costituisce un modo con cui i cittadini possono osservare e controllare le decisioni politiche ed economiche. Se la pubblicità può influenzare i contenuti editoriali, si produce un cortocircuito pericoloso dove assumono importanza le informazioni riservate. Una ricerca mostra che i quotidiani pubblicano più articoli sulle società quotate che fanno più pubblicità sulla loro testata.

LA SCOMPARSA DI FERDINANDO TARGETTI

Ferdinando Targetti è stato un’economista di razza, capace di spaziare su vari temi, con un filo rosso costituito dalla crescita e dalle trasformazioni strutturali del capitalismo. Non ha mai disgiunto i suoi studi dalla passione per la politica, coltivata però con un approccio laico nei confronti della teoria che l’ha portato ad approfondire i più diversi filoni del pensiero economico per coglierne il significato e la valenza interpretativa.

AIUTARE I GIOVANI A GUARDARE LONTANO

I paesi in cui si dà più spazio e importanza all’innovazione sono anche quelli in cui i giovani hanno maggiori incentivi a essere autonomi, pienamente attivi e protagonisti nel mercato del lavoro. E sono anche i paesi che crescono di più. L’Italia non è tra questi. Non stupiamoci allora se più di quattro giovani italiani su dieci sono pronti ad andarsene all’estero alla prima occasione.

TORNA LA SPENDING REVIEW, MA INDEBOLITA *

È in discussione un decreto legislativo che rende permanente e sistematica per l’amministrazione centrale la revisione della spesa avviata dal ministro Padoa-Schioppa. È un fatto positivo, ma c’è il pericolo che una struttura troppo rigida e chiusa freni la capacità di generare proposte. Per contrastarlo, si consiglia allora una maggiore apertura al mondo esterno, con inserimento di esperti e audizioni di operatori.

I CONTI PUBBLICI: UN FATICOSO RIENTRO

In allegato la presentazione tenutasi, il 4 luglio 2011, al convegno a porte chiuse per i sostenitori de staging.lavoce.info

ECCO I VERI NUMERI DELLA MANOVRA

Per azzerare il deficit entro il 2014 occorre una correzione di circa 2,3 punti di Pil, più o meno 40 miliardi. Gli aggiustamenti previsti dal Governo hanno efficacia solo dal 2013 in poi (prima il saldo è zero) e per più di un terzo sono affidati a una delega fiscale il cui contenuto è tutt’altro che definito. A conti fatti, si tratta di una manovra che grava soprattutto sulle entrate contrariamente agli impegni presi dal nostro Governo in Europa. Il contributo delle entrate sarà ancora maggiore se Regioni, province e comuni aumenteranno le imposte locali per rifarsi dei tagli ai trasferimenti. Nessuna misura per lo sviluppo.

SALVIAMO DALLA POLITICA IL DIRIGENTE ESTERNO

La dirigenza in quota esterna nella pubblica amministrazione può ancora rivelarsi fattore di innovazione e stimolo al cambiamento interno. A patto che si limitino gli aspetti clientelari o di scarsa trasparenza. L’obbligo di pubblicazione dei curricula è un deterrente alla nomina di figure professionalmente deboli. E la necessità di una esplicita motivazione circoscrive la discrezionalità. Tuttavia, occorre una riscrittura della norma per porre chiari paletti alla politica insieme a un regolamento che disciplini il momento di selezione e individuazione del profilo.

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