Franco Modigliani lascia in noi un grande vuoto, come economista, maestro e amico. Lo ricordano Alberto Giovannini, Luigi Guiso, Tullio Jappelli, Tommaso Padoa Schioppa e Marco Pagano ripercorrendo alcuni dei suoi contributi fondamentali per l’analisi del risparmio, dei mercati finanziari, della macroeconomia e della politica economica. Le idee di Modigliani hanno contribuito in maniera significativa alla teoria economica e al progresso sociale. Speriamo che non vengano mai dimenticate.
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I dati sui prezzi in Italia resi noti in questi giorni hanno riacceso le polemiche sulla misurazione dell’inflazione. Riproponiamo per i nostri lettori un intervento di Luigi Guiso che cerca di spiegare le ragioni del divario fra inflazione rilevata e percepita e un commento del presidente dellIstat, Luigi Biggeri.
Il teorema Modigliani-Miller rappresenta il cuore della moderna teoria della finanza, non solo per i suoi contenuti, ma anche per lapproccio metodologico. Utilizzando in questo contesto per la prima volta il ragionamento rigoroso della economia, dimostra come in presenza di mercati dei capitali perfetti il valore di unimpresa sia indipendente dalla sua politica di finanziamento, con azioni o con debito. E quando così non è, il risultato ci costringe a riflettere su quale ipotesi del teorema sia violata nella realtà.
Franco Modigliani è stato leconomista che ha esercitato maggiore influenza sulla politica economica italiana. I suoi interventi hanno determinato scelte fondamentali di politica monetaria, politica fiscale e politica dei redditi. Tutto ciò grazie naturalmente alla sua elevatissima qualità intellettuale e scientifica. Ma anche per il senso della realtà e la capacità di farsi capire e di persuadere. E per la totale indipendenza dal potere. Soprattutto però è stata la sua passione civile a farne una figura di riferimento per i potenti come per la gente comune.
Questa teoria è oggi uno schema di riferimento generalmente accettato per lanalisi delle scelte di consumo e di risparmio delle famiglie. Ed ha molte altre notevoli implicazioni. Ma qui si trova anche la sintesi migliore della straordinaria capacità di Modigliani di essere un raffinato teorico e uno studioso attento ai fatti economici. Perché la sua grandezza è stata anche aver saputo comunicare e trasmettere un metodo di ricerca, in cui modello teorico e verifica empirica sono sempre andati di pari passo.
Il confronto tra la Teoria Generale di Keynes e l’articolo quasi contemporaneo di Modigliani è sufficiente a illustrare il suo impatto sulla macroeconomia moderna. Modigliani è stato il primo a dimostrare che la rigidità relativa di salari e prezzi è al centro del modello keynesiano. E il primo a intuire i dilemmi della politica economica, dato che salari e prezzi sono flessibili nel lungo periodo.
Gli iscritti alle organizzazioni sindacali in Italia hanno letà più alta in Europa. Anzi, molti sono già in pensione. Questa composizione demografica influenza la posizione dei sindacati sulla riforma previdenziale. Nessuna opposizione alla legge Dini, che non toccava gli interessi di gran parte degli iscritti, chiusura oggi a nuove riforme per difendere i benefici di una particolare fascia di lavoratori, già forti politicamente perché sono la maggioranza degli elettori. Ma chi rappresenta i giovani?
Il caso Cirio dimostra che il socio di controllo di un importante gruppo quotato è stato in grado nel pieno rispetto delle regole sulla gestione delle società di dirottare alla holding di controllo un’ingente somma di denaro, sottratta così a azionisti di minoranza e creditori. Né la situazione è destinata a migliorare con la riforma del diritto societario, perché non si introducono i deterrenti più efficaci.
La bassa natalità in Italia dipende non solo da vincoli di reddito, ma anche dalla difficoltà per le donne di conciliare cura dei figli e lavoro. I dati dimostrano che finora la famiglia di origine ha funzionato da ammortizzatore sociale, con i nonni a occuparsi dei nipoti, mentre le mamme lavorano. Non è uno scenario destinato a durare. È necessario perciò aumentare lofferta di servizi pubblici alla prima infanzia. Le scelte del Governo sembrano invece andare nella direzione opposta.
La Finanziaria 2004 regala mille euro per ogni figlio successivo al primo. Un intervento pro-natalità, si è detto. Ma in una situazione di risorse scarse non cè alcun bisogno di una tantum costose per il bilancio pubblico e insignificanti per le famiglie, perché non incidono sui costi che si dovranno sostenere durante la crescita del bambino. Inoltre, forti dubbi sullequità del provvedimento nascono dallesclusione dallassegno dei figli di extracomunitari regolarmente residenti e dal finanziamento attraverso il fondo di disoccupazione.