Un Senato federale può essere utile per risolvere i problemi aperti dalla riforma del Titolo V. A due condizioni. Deve rappresentare i territori e costruire meccanismi decisionali efficienti. La proposta appena approvata in prima lettura non soddisfa nessuna delle due. La contestualità imperfetta non funziona, mentre sono forti i rischi di conflitti tra le Camere. E se dobbiamo scegliere un modello straniero, meglio guardare agli Stati Uniti che alla Germania.
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Il Parlamento esamina una riforma costituzionale molto profonda, che modifica la forma dello Stato e quella del Governo. Tutto questo avviene nel sostanziale disinteresse dellopinione pubblica. Forse delusa da altri interventi, che sul momento sono sembrati risolutivi degli antichi problemi della politica italiana, ma che alla prova dei fatti hanno dato risultati ben scarsi. È però un atteggiamento sbagliato. Si tratta infatti di dare al sistema una nuova coerenza interna, che questi stessi interventi hanno reso necessaria.
Così come labbiamo sperimentato per quasi mezzo secolo, paritario e indifferenziato, il sistema delle due Camere non ha probabilmente più motivo di esistere. Ma non era privo di senso e non ha funzionato male. Il Senato federale, come proposto dalla riforma costituzionale, potrebbe invece ostacolare la capacità decisionale del Governo, che altri interventi puntano a rafforzare. Una contraddizione di cui essere consapevoli, anche se le due logiche non sono incompatibili.
La stabilità dellAlitalia sembra essere sempre più in pericolo. Il presidente della compagnia di bandiera chiede lintervento del Governo per evitare la crisi. Lavoce ha già affrontato questo tema. Riproponiamo per i nostri lettori gli interventi di Mario Sebastiani e Marco Ponti.
Servono o no i blocchi domenicali? Calcoli approssimati indicano che equivalgono a una riduzione media del 10 per cento al giorno delle polveri inquinanti. Senza dimenticare che le domeniche a piedi hanno anche un valore educativo, segnalano i costi di un uso eccessivo dellauto. Ma una soluzione permanente al problema del congestionamento da traffico passa per gli strumenti del mercato, come listituzione della tariffa dingresso nelle città, utile anche per far quadrare i bilanci dei comuni in tempi di tagli ai trasferimenti statali.
Nel dibattito sulla nuova Ire si parla molto di sostenibilità finanziaria e del suo eventuale impulso alla crescita. Passano sotto silenzio invece gli effetti sulla distribuzione del reddito. LIre è unimposta di natura proporzionale e non progressiva, comè lIrpef e come vorrebbe la Costituzione. Né il meccanismo delle detrazioni fiscali permette un sostanziale recupero di progressività. Sarebbe così la minoranza di contribuenti con i redditi più alti ad avere i maggiori benefici. Esattamente lopposto di quanto accade negli altri paesi europei.
Presentazione Eugen White
Presentazione di Luigi Guiso
Presentazione Marco Pagano
Aumentare per legge le ore lavorate può distruggere posti di lavoro. Diminuire il prelievo fiscale e contributivo soprattutto sui salari più bassi può invece servire ad aumentare il numero delle ore lavorate portando più persone ad avere un impiego. Ma i tagli promessi del Governo non sembrano motivati solo da criteri di efficienza economica; guardano anche alle prossime elezioni europee. Se il Governo vuole convincerci del contrario deve accompagnare ogni taglio alle imposte con un pari risparmio nella spesa. Gli effetti benefici sull’economia di una riduzione delle imposte sono maggiori quando non comportano un aumento del disavanzo.