Ancora su inflazione reale e percepita. Cercando di calcolare tassi differenziati per verificare se laumento del costo della vita ha colpito alcune famiglie più di altre, modificando così la distribuzione del reddito. Il tasso di inflazione incide in misura leggermente superiore sulle famiglie più ricche, ma le differenze sono piuttosto contenute. E se basata sui prezzi dei beni che pesano maggiormente nei rispettivi panieri, limpressione di rincari generalizzati consistenti vale per le classi di reddito più alte come per le più basse.
Categoria: Argomenti Pagina 1046 di 1087
- Banche e finanza
- Concorrenza e mercati
- Conti Pubblici
- Disuguaglianze
- Energia e ambiente
- Famiglia
- Fisco
- Gender gap
- Giustizia
- Immigrazione
- Imprese
- Informazione
- Infrastrutture e trasporti
- Internazionale
- Investimenti e innovazione
- Lavoro
- Mezzogiorno
- Moneta e inflazione
- Pensioni
- Povertà
- Sanità
- Scuola, università e ricerca
- Società e cultura
- Stato e istituzioni
- Turismo
- Unione europea
Al di là dei dati, che pure sembrano segnalare un abbassamento del tenore di vita medio, condizione oggettiva e percezione soggettiva di povertà non sempre coincidono. Vale soprattutto per i lavoratori a reddito fisso. Per loro diminuisce il potere di acquisto degli stipendi, ma anche la speranza di un miglioramento delle condizioni di vita per sé o per i propri figli. Tanto più quando la stessa laurea non è garanzia di mobilità sociale.
Si chiamano matrici di transizione. Guardandole si capiscono molte cose su quanto è successo alle famiglie italiane negli ultimi tre anni.
I dati statistici confermano che nellultimo biennio le retribuzioni lorde nel settore privato sono cresciute meno dellinflazione. Per quelle nette, ovvero la remunerazione che i lavoratori dipendenti possono effettivamente spendere, la stagnazione dura ancora da più tempo. E il confronto con la crescita dei redditi in termini reali negli altri paesi europei evidenzia un notevole divario. Il modello di relazioni industriali definito nel 1993 non può non risentirne.
La sensazione di un paese non solo fermo, ma che va indietro, trova ragione nell’accresciuta variabilità nel tempo dei redditi familiari di una popolazione più vecchia, dunque più avversa al rischio. Diminuisce il benessere, non il reddito medio degli italiani, aumenta il disagio, non la povertà. Questo il messaggio principale che emerge dall’ultima indagine Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane.
Si riaccende la polemica sui vantaggi e svantaggi della moneta unica. Ma un confronto con quello che sarebbe potuto accadere se non avessimo aderito allUnione monetaria, mostra come il miglioramento dei conti pubblici italiani sia interamente dovuto alla caduta dei tassi di interesse sul debito pubblico indotta dalleuro. Nellultimo triennio, però, questo dividendo è stato usato in misura crescente per finanziare maggiori spese e non ulteriori riduzioni dellindebitamento. Proseguire su questa strada, ci espone al rischio che il dividendo stesso svanisca.
Sempre più difficile evitare Eurostar e Intercity anche su tratte dove sarebbe sicuramente più economico, ma anche più comodo o più veloce, salire su un interregionale. Trenitalia è articolata infatti in divisioni, ciascuna con i propri obiettivi di ricavo. I treni veloci appartengono alla stessa divisione delle biglietterie, che hanno quindi tutto linteresse a vendere solo questo tipo di biglietti. Ma nella competizione interna al gruppo, a rimetterci sono senzaltro i passeggeri. Anche perché non esiste unautorità indipendente di controllo per i trasporti.
Il ministro dellEconomia sostiene che la restituzione del drenaggio fiscale è stata eliminata con la Finanziaria 2001, lultima del Governo di centro sinistra. Ma questa interpretazione si scontra con il fatto che una eventuale abrogazione del decreto che disciplina il rimborso avrebbe dovuto essere esplicita, e non ricavata per estensione da quanto previsto per il 2001. Ogni anno, infatti, la Finanziaria deve indicare la copertura per il rimborso. E lammontare dovuto può essere quantificato soltanto una volta che sia noto landamento dellinflazione.
Previsioni economiche di primavera della Commissione 2004 – 2005
Una riduzione delle imposte che non porta crescita può essere penalizzante in Europa, senza nemmeno conquistare il consenso degli elettori. Prima di garantire che il taglio alle tasse porterà sviluppo, bisogna formulare una valutazione plausibile degli effetti attesi. Lanalisi statistica mostra che per ogni punto percentuale di riduzione delle imposte sul Pil, il tasso di crescita del Pil potenziale aumenta di circa un quarto di punto percentuale lanno. Ma se la riduzione delle imposte è finanziata interamente in deficit, laumento si dimezza.