Il Governo italiano torna sui suoi passi sulla disciplina delle false comunicazioni sociali. La normativa ora in vigore prevede infatti che non sia comunque punibile una sopravvalutazione o una sottovalutazione dellutile lordo di esercizio di unimpresa se di importo inferiore al 5 per cento. Ma così si introduce un rischio aggiuntivo per i potenziali investitori. Per compensarlo, questi richiedono un rendimento maggiore per i capitali impiegati. E in un’economia aperta, gli investimenti possono anche dirigersi su imprese di altri paesi.
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Un grande istituto bancario italiano si impegna a offrire finanziamenti a lungo termine senza garanzia agli imprenditori disposti ad aumentare il capitale delle loro imprese. Se il rischio di declino delleconomia italiana è dovuto anche alle piccole dimensioni delle aziende e alla loro struttura proprietaria cristallizzata nella famiglia del fondatore, questa ridefinizione dei rapporti fra banca e impresa può essere una prima risposta. Suffragata inoltre dalla teoria economica.
Lesame del provvedimento su tutela del risparmio e riforma dei mercati finanziari è in stallo, anche perché si è dissolto il metodo bipartisan che ne aveva accompagnato lavvio. Ma una soluzione può essere proprio nel nostro assetto bicamerale e nella complessità della legge. Può infatti essere suddivisa in due corpi normativi distinti: uno con valenza di mercato, laltro con valenza istituzionale. A ciascuna camera si potrebbe allora affidare lesame di una delle due parti, da svolgersi negli stessi tempi.
I ritardi nella definizione del progetto di legge di tutela del risparmio nascono dalla scelta di trattare i problemi di governance delle imprese e di conflitti di interesse degli operatori di mercato assieme alla riforma delle autorità di vigilanza, fra laltro con soluzioni non sempre convincenti. Meglio sarebbe separare le due materie e completare liter del progetto di legge di tutela del risparmio. In attesa di un riassetto complessivo delle autorità, si potrebbe procedere con il solo potenziamento dei poteri di indagine di Consob.
Non sappiamo cosa succederà ad Alitalia. Ma è certo che Malpensa indebolito dalla rivalità con Linate non potrà rientrare nei programmi di Alitalia, troppo legata a Roma. E allora, non varrebbe la pena di farne un hub per qualche compagnia, ad esempio dellEstremo Oriente?
Le esperienze delle compagnie aeree di Kenya e Sri Lanka dimostrano che lapertura a capitali esteri migliora la gestione e assicura benefici reali. Per raggiungere questi risultati è però necessario che il Governo sviluppi una strategia chiara e credibile. Da far valere negli accordi con gli investitori stranieri e che permetta di non capitolare di fronte alle inevitabili resistenze e proteste. A partire da quelle che si leveranno contro la scelta necessaria di un unico hub nazionale.
La Borsa elettrica è partita dal 1° Aprile, e già fa paura Ma i dati devono essere letti con attenzione e cautela, perché, a parte gli ovvi problemi di ogni gioco nuovo, non sta andando tanto male. Anche se le imprese uscite da un sistema di prezzi amministrati devono stare attente a non ubriacarsi di libertà. Il mercato ha delle regole, e le imprese non possono tirare troppo la corda.
LItalia investe poco in ricerca e sviluppo. I dati mostrano che soprattutto i settori maggiormente high tech segnano il passo. Occorre una politica della ricerca che ci agganci al resto dellEuropa, non i pericolosi segnali di autarchia industriale che provengono dal Governo.
Sei ragioni per cui limpresa fatica a crescere in Italia. Tra queste, anche la scarsa proiezione multinazionale delle nostre imprese e aziende familiari poco orientate ad aprirsi al capitale esterno. Mentre i distretti subiscono lattacco competitivo dei nuovi paesi concorrenti nella fascia medio-bassa dei prodotti. Senza dimenticare il ruolo dei fattori “ambientali”.
Sulle Politiche ambientali abbiamo chiesto a partiti e coalizioni di esprimere una posizione sul Protocollo di Kyoto, e in particolare se la Ue debba attuare i limiti previsti anche se il Protocollo non dovesse entrare in vigore. E quali impegni la Ue dovrebbe assumere sulle politiche di risparmio energetico e di trasporto?