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Il dopo-Parmalat delle imprese italiane

Secondo un’indagine sono le “small caps” quotate e le Pmi ad aver risentito maggiormente del clima di sfiducia creatosi dopo gli scandali finanziari degli ultimi due anni. Per esempio perché si sono allungati i tempi per ottenere finanziamenti dalle banche. Per la maggior parte delle aziende sono aumentati i controlli di Bankitalia e Consob, ma soltanto la metà degli intervistati li ritiene efficaci. E solo il 37 per cento considera possibile entro il 2005 la riapertura del segmento retail del mercato dei corporate bond.

Foto di scuola con studenti

Tra breve saranno pubblicati i risultati di Pisa 2003, lo studio comparativo internazionale sul rendimento scolastico dei quindicenni. Probabile che si riproponga uno scenario già visto: mentre nel mondo accenderà discussioni, analisi e interventi per migliorare i sistemi scolastici, in Italia l’indagine sarà accolta con fastidio e scarsamente pubblicizzata. Per una antica e generale sottovalutazione della ricerca educativa, ma anche perché evidenzia che la scuola italiana post-riforma va controcorrente rispetto a quanto avviene negli altri paesi economicamente avanzati.

Come leggere i sondaggi su Bush e Kerry

Il particolare sistema elettorale degli Stati Uniti rende estremamente difficili le previsioni su chi vincerà le elezioni presidenziali. E’ necessaria una continua e attenta analisi della distribuzione geografica dei voti. Che si può ottenere utilizzando i sondaggi statali per calcolare simulazioni della distribuzione statistica di ogni possibile risultato del collegio elettorale e le probabilità che ciascuno Stato risulti a favore di Bush o Kerry. Un metodo alternativo guarda invece al mercato delle scommesse. E il vincitore non è lo stesso.

Conflitti istituzionali a Bruxelles

Nell’impossibilità di sfiduciare il singolo commissario, il Parlamento europeo minaccia la censura dell’intera Commissione. Non disponendo dei voti per ottenere la fiducia, Barroso ha chiesto
un rinvio del voto. Tutto questo poteva essere evitato accettando la proposta della Convenzione di una rosa di nomi nella designazione dei Commissari.

Ma l’Europa resta miope

Prevale la convinzione che la delocalizzazione impoverisca le economie nazionali con perdita di posti di lavoro. Dunque, si adottano misure per contrastarla. Al contrario, può essere un processo virtuoso di rafforzamento della competitività anche in settori manifatturieri maturi come quelli in cui è specializzata l’Italia. I fondi strutturali dovrebbero essere utilizzati per integrare le attività ad alto valore aggiunto con quelle che vengono trasferite. E da noi va favorita la creazione di consorzi che forniscano servizi a chi vuole internazionalizzarsi.

La trappola dell’aliquota

La riforma del sistema fiscale prevede il passaggio a tre sole aliquote. La più elevata sarà al 39 per cento, con una riduzione di sei punti per chi ha un reddito superiore a 70mila euro. Invece per i contribuenti al di sotto di questa cifra, le aliquote marginali non si ridurranno affatto, anzi aumenteranno, come è già accaduto in alcuni casi con il primo modulo. Perché la riforma non interviene sul sistema delle deduzioni. E un aumento degli assegni al nucleo familiare potrebbe far scattare vere e proprie trappole della povertà per lavoratori dipendenti, parasubordinati e pensionati.

Sull’outsourcing timori infondati

I risultati di studi su Stati Uniti e Gran Bretagna mostrano che la delocalizzazione non comporta una caduta nell’occupazione aggregata. Perché rende aziende e settori più efficienti e dunque contribuisce alla creazione di nuovi posti di lavoro che controbilanciano le eventuali perdite occupazionali dovute all’esternalizzazione di alcune fasi della produzione. Nell’industria manifatturiera americana infatti gli incrementi nell’outsourcing di servizi vanno di pari passo con una maggiore produttività del lavoro.

La delocalizzazione vista dagli Usa

Mercato del lavoro debole negli Stati Uniti negli ultimi tre anni. Secondo alcuni per il trasferimento in paesi a più basso costo di alcune mansioni. Che oggi non sono più solo quelle dell’industria manifatturiera, ma comprendono anche i servizi all’impresa. In realtà la delocalizzzazione ha inciso molto poco sull’andamento dell’occupazione. D’altra parte si tratta di un fenomeno che non si fermerà. Tanto più che come tutto il commercio internazionale, aumenta la produttività dei lavoratori americani e, in aggregato, fa crescere i redditi reali del paese.

Il Protocollo al via

Ormai vicina la ratifica russa, il Protocollo di Kyoto potrà finalmente entrare in vigore. E’ un fatto epocale, perché è uno dei pochi trattati internazionali che vincolano così tanti paesi e su una materia di grande rilievo come quella del clima, che tocca interessi economici rilevantissimi. E’ soprattutto un successo della parte ambientalista della burocrazia di Bruxelles. Pone le premesse per l’assunzione di più stringenti impegni nel futuro. E dunque sarà bene che anche in Italia si cominci a pensare seriamente a come rispettare gli impegni internazionali.

Alitalia dopo gli accordi

Esuberi inferiori a quanto richiesto dall’azienda, che dovrà quindi riconquistare quote di mercato per aumentare i ricavi. Ma le alleanze con altri vettori italiani potrebbero tradursi in un aumento del “grado di monopolio” sulle rotte nazionali. E se il nuovo sistema retributivo sembra un effettivo passo in avanti, molti dubbi solleva invece il riassetto societario. Quanto alle otto compagnie che rilanciano il sospetto di aiuti di Stato, potrebbero in realtà puntare a ridurre la capacità nel mercato del trasporto aereo, senza alcun vantaggio per i consumatori.

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