E’ giusto chiedersi se la liberalizzazione delle telecomunicazioni abbia arrecato effettivi benefici ai consumatori finali. Andrea Gavosto contribuisce alla discussione aperta da Carlo Cambini rilevando che i dati sulle tariffe telefoniche apparsi su staging.lavoce.info non tengono conto dei cosiddetti pacchetti tariffari. Nella sua controreplica, l’autore ricorda che lanalisi si proponeva di valutare limpatto del processo di liberalizzazione e non delle strategie tariffarie dei singoli operatori.
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Il nuovo codice sulla proprietà intellettuale mantiene il cosiddetto privilegio accademico: la titolarità delle invenzioni realizzate nell’ambito dell’attività di ricerca è di docenti universitari e ricercatori pubblici e non dell’istituzione. E’ una scelta che tradisce una sistematica distanza del legislatore dalla realtà economica attuale. Infatti questo istituto impedisce proprio la valorizzazione industriale della ricerca pubblica che, a parole, si vorrebbe favorire. Per esempio, complica la stesura dei contratti con le imprese private.
L’università italiana sta fallendo non perché manchino i fondi, ma perché chi vi opera non ha la responsabilità delle proprie azioni: non vi sono disincentivi per chi la usa per scopi clientelari, né incentivi per chi tenta di far ricerca ad alto livello. Nonostante alcune buone idee, la riforma proposta dal ministro Moratti non apporta su questo punto innovazioni di rilievo, come si vede dallanalisi delle principali novità. Fallirà, dunque. Ma non perché avrà cambiato troppo, come sostengono i suoi critici. Bensì per non aver osato abbastanza.
Si può ragionevolmente misurare la presenza di alcune qualità e caratteristiche personali negli aspiranti magistrati, ma puntare tutto sulla sola selezione iniziale dà risultati limitati. Perché i gravemente inadatti sarebbero pochissimi, tali da non giustificare un investimento costoso e socialmente delicato. E perché le capacità e le conoscenze cambiano nel tempo. Molto più utile garantire momenti di valutazione lungo tutta la carriera, che permettano alle persone di comprendere e migliorare i propri punti di forza e di debolezza.

LUNEDI’ 13 DICEMBRE 2004
UNIVERSITA’ BOCCONI, via Sarfatti 25, Milano
AULA N12 (edificio “Velodromo”)
ORE 11.00
Incontro dibattito organizzato da staging.lavoce.info dal titolo
IMPOVERIMENTO: DATI, PERCEZIONI E INFORMAZIONE
con la partecipazione di:
LUIGI BIGGERI (Presidente Istat)
TITO BOERI (Università Bocconi e staging.lavoce.info)
ILVO DIAMANTI (sociologo, editorialista di Repubblica)
DARIO DI VICO (vice-direttore del Corriere della Sera *)
*Autore del
libro “Profondo Italia” insieme ad Emiliano Fittipaldi
E’ illusorio pensare che le coperture della riforma fiscale possano derivare da sforamenti del Patto di stabilità. Se così accadesse, l’Italia si troverebbe a pagare un alto costo politico, oltre che economico. Difficile anche un allentamento condiviso dei vincoli nella direzione voluta dal nostro Governo. E per il sostegno alla competitività delle imprese, più che maggiore spesa pubblica in ricerca e infrastrutture, servirebbero misure per migliorare il contesto competitivo. Come una seria legge fallimentare o l’apertura del mercato bancario.
La riforma fiscale appena varata imporrà ulteriori problemi alle esauste finanze pubbliche, mentre per sostenere l’economia sarebbero serviti altri provvedimenti. Ma il ritorno elettorale di un euro di Ire in meno è un multiplo di qualunque altro intervento agevolativo di pari misura. Tuttavia, la base imponibile dellIre è per l80 per cento composta da redditi da lavoro dipendente. Va dunque affrontato il problema di una distribuzione più equa del carico tributario. Senza concentrarsi esclusivamente sulla questione della progressività dellimposta dei redditi.
Il nuovo sistema di deduzioni linearmente decrescenti, previsto dalla riforma dell’Ire, aumenta il numero delle aliquote e degli scaglioni di reddito oltre i quattro nominalmente previsti. Aggrava le distorsioni sull’offerta di lavoro e determina una “personalizzazione” delle aliquote e dei confini degli scaglioni in funzione del tipo di reddito e dei carichi famigliari. Ha però il pregio di evitare bruschi incrementi di imposta per effetto di piccoli incrementi di reddito, come invece accadeva con le precedenti detrazioni decrescenti “a scalini”.
La discussione sull’emendamento alla Finanziaria non sempre si basa su informazioni corrette. Non è vero, per esempio, che un effetto dell’emendamento è il raddoppio della no tax area per i lavoratori dipendenti con carichi familiari. Il contributo di solidarietà poi serve a mascherare la presenza di una quarta aliquota. Ed è comunque uno sgravio per i redditi oltre i 100mila euro. Difficilmente perciò potrà essere utilizzato per finanziare aumenti di deduzioni per le famiglie a basso reddito o per le badanti.
Prevista una deduzione per le persone non autosufficienti. Rispetto alla situazione attuale, il provvedimento ha il merito di introdurre una graduazione del beneficio rispetto al reddito lordo. Condiziona l’erogazione del beneficio allacquisto di lavoro regolare, ma nulla impone circa ladeguatezza delle prestazioni e certamente inadeguate sono le risorse economiche messe a disposizione. Si accantona lipotesi di un fondo nazionale per la non autosufficienza, auspicabile invece anche per garantire un adeguato orizzonte temporale di programmazione.