Lavoce.info

Categoria: Rubriche Pagina 210 di 256

Il Punto

Lo scudo salva-stati di fatto non esiste più e la Spagna in recessione assomiglia pericolosamente alla Grecia. Deve intervenire la Bce mentre i paesi che beneficeranno del suo aiuto devono continuare il rientro del debito e impegnarsi a cessioni di sovranità. Devono permettere, d’ora in poi, il fallimento di un singolo stato europeo senza che crolli l’Eurozona. Vediamo come.
La Consob ha imposto il divieto di vendite allo scoperto, aggravando l’errore del 2008-2009 e del 2011 quando vennero imposti obblighi di comunicazione su questri contatti. Una perseveranza (aggravata) che lascia sbalorditi.
Superare la spesa storica delle amministrazioni pubbliche riducendola con tagli selettivi anziché lineari: questo è lo scopo della spending review. Nell’azione di Governo alcune misure rispettano questo approccio, altre no.
Con un utilizzo sconsiderato delle risorse, la Regione Sicilia è finita in una crisi di liquiditàche può diventare cronica. È scritto anche nel bilancio (criticato severamente dalla Corte dei Conti) che, nonostante l’opacità, mostra per il 2012 un peggioramento. I politici dell’isola continuano a fare un pessimo uso dell’autonomia. Bisognerebbe sequestrargli il libretto degli assegni per un po’ di tempo.
Ibrahimovic e Thiago Silva dal Milan al Paris Saint-Germain con entrate fiscali straordinarie per la Francia, pagate dal Qatar. Per ridurre le enormi perdite delle società di calcio, la Uefa ha imposto una sorta di fiscal compact. Ma sembra destinato ad essere applicato solo da chi vuole trovare scuse per disimpegnarsi dal calcio.

Vendite allo scoperto: perserverare diabolicum

Ieri la Consob ha reintrodotto il divieto delle vendite allo scoperto sui titoli del settore finanziario e assicurativo per la settimana in corso. Il divieto riguarda sia le vendite allo scoperto assistite dal prestito dei titoli (“covered”) che quelle “nude”,  come già  nell’agosto 2011 – divieto poi parzialmente rimosso nel febbraio 2012. In tal modo, purtroppo la Consob mostra di non apprendere dall’esperienza del passato. L’evidenza empirica sugli effetti dei divieti delle vendite allo scoperto imposti dalle autorità di molti paesi nel 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers mostra che essi danneggiano la liquidità del mercato e non offrono sostegno del mercato (tranne che tutt’al più nel brevissimo periodo), come già abbiamo evidenziato in un intervento pubblicato su questo sito nel 2010 e che riproponiamo. Questa evidenza è stata confermata da studi condotti  sugli effetti dei divieti delle vendite allo scoperto reintrodotti in Austria, Belgio, Grecia, Francia, Italia e Spagna nell’agosto 2011. Ciò non ha però scoraggiato la decisione di ieri da parte della Consob, salvo forse che sotto il profilo della (per ora breve) estensione temporale del divieto. Purtroppo sembra che il divieto delle vendite allo scoperto sia un riflesso condizionato delle autorità di regolamentazione, a prescindere dai suoi effetti. Tuttavia “errare humanum est, perseverare diabolicum”.

Il Punto

Non ci può essere gestione comune del debito senza cessione di sovranità ad autorità sovranazionali. Per uscire dalla crisi dell’euro non bastano i meccanismi finanziari: ci vuole una vera federazione europea, con un vero governo e un presidente eletto dai cittadini. Proviamo a immaginarla. La Bce sta facendo troppo poco per affrontare la crisi. Una cosa che può fare subito è rendere negativi i tassi (oggi a zero) che paga sui depositi delle banche in modo da indirizzare il credito dell’Eurozona forte (la “grande Germania”) verso la fragile periferia e determinare anche un utile deprezzamento dell’euro. Cala la fiducia nelle banche nei paesi cosiddetti Pigs. Non nel Nord-Europa e per fortuna nemmeno in Italia. Noi abbiamo ripreso -dopo tre anni di riduzione dei depositi- ad affidare i nostri soldi agli istituti di credito. Che però non ricambiano finanziando imprese e cittadini.
Sulla permanenza dei giovani italiani nella casa dei genitori anche in età adulta influiscono non solo fattori culturali (bamboccioni e babboccioni) ma anche le carenze del nostro welfare. Che rendono i ragazzi più esposti all’incertezza rispetto ai coetanei di altri paesi europei.

Spread dei vertici europei

spread_dei_titoli_decennali_del_tesoro.1343118761

Il grafico rappresenta l’andamento dello spread di titoli decennali italiani, spagnoli e francesi con il bund tedesco. Si noti come fino a questo momento i vari summit europei non hanno sortito alcun effetto duraturo sullo spread.

 

 

Il Punto

La mancata convergenza tra economie dell’Eurozona è la causa primaria della crisi. Le differenze di partenza trascendono i confini nazionali, ma l’andamento nel tempo di reddito pro capite e produttività segue ciò che avviene all’interno di ciascun paese. Per questo le riforme strutturali sono così importanti per uscire dalla crisi.
Dalla semplificazione delle procedure alla maggior diffusione dei farmaci equivalenti, ecco come le Regioni possono recuperare risorse nella sanità. Glielo impone la spending review del Governo che in questo settore punta a riduzioni di spesa per quasi 8 miliardi in tre anni.
Mentre viene varata l’ennesima sanatoria degli immigrati, compie 10 anni la legge Bossi-Fini, che puntava sulla temporaneità dell’immigrazione. Il bilancio del provvedimento, insieme con il “pacchetto sicurezza”, è più che fallimentare. L’unione Europea aveva suggerito di contenere i flussi d’ingresso e puntare sull’integrazione. Noi abbiamo fatto esattamente l’opposto.
Uno studio su oltre 5 mila imprese europee mostra come la crisi abbia avuto un effetto negativo sull’innovazione, ma allo stesso tempo vi siano molte aziende che approfittano del momento di crisi per cambiare pelle. Le giovani imprese ad alta tecnologia, finora escluse dai programmi europei di ricerca e innovazione, potranno ora trovare incentivi in un meccanismo simile al programma statunitense Small business innovation research. Ecco di cosa si tratta.

Il Punto

Moody’s toglie l’ultima A rimasta al rating dell’Italia che non cresce.Confindustria e Governo hanno idee molto diverse sulla crescita 2012. I dati sulla produzione industriale fanno pensare che la prima è troppo pessimista e che il secondo è troppo ottimista. Ad oggi, una stima di -2 per cento per il 2012 sarebbe la più coerente con le informazioni disponibili.
Bene accorpare le province riducendone drasticamente il numero. Discutibile, invece, il trasferimento ai comuni di gran parte delle loro competenze. Sarebbe forse meglio passare almeno alcune di queste alle regioni, aprendo la strada a una riforma costituzionale che abolisca del tutto le province.
Più che di bamboccioni bisognerebbe parlare di babboccioni: i genitori italiani sono iperprotettivi nei confronti dei loro figli, ma si dimenticano di loro (e dei figli degli altri) quando si tratta di stabilire le regole del mercato del lavoro, della previdenza e della protezione sociale.
Una parte crescente dei finanziamenti alle università è parametrata alla valutazione della ricerca. Con criteri, tuttavia, che non permettono di distribuire i fondi in modo efficiente. Meglio sarebbe incentrarli sulla valutazione individuale del merito dei docenti, vincendo la prevedibile opposizione di questi ultimi.

Il Punto

Un giudizio più articolato sulla manovra varata dal Governo la scorsa settimana. La Relazione tecnica certifica che i tagli lineari al pubblico impiego non porteranno ad alcun risparmio nei prossimi tre anni. Perché allora non fare una vera spending review della PA anziché spingere al pensionamento i dipendenti più vicini all’età di pensionamento (magari anche più bravi) andando ulteriormente a intaccare la riforma delle pensioni varata a novembre? Giusto tagliare la spesa sanitaria, ma occorreva identificare le inefficienze anziché procedere con tagli proporzionali ai consumi intermedi, che non sono necessariamente un indicatore d’inefficienza. Bene invece gli interventi che accorpano i tribunali e le province, un esempio di quanto andrebbe fatto nelle altre aree. Accorpando si risparmia e si razionalizza, avendo alle spalle un’idea precisa su quale deve essere il modello di amministrazione.
Legare il finanziamento pubblico dei partiti a quello privato non minaccia la democrazia. È fondamentale, però, che i meccanismi siano della massima trasparenza. Come mostra l’esperienza degli Stati Uniti, più sono chiare le informazioni sul denaro dato dai privati, maggiore sarà il costo per “comprare” le politiche.
Sino a ieri i loro studi venivano pubblicati per lo più su riviste italiane. Ora i ricercatori in scienze aziendali delle nostre università sono sempre più presenti a livello internazionale. Forse è un effetto anticipato della valutazione della produzione scientifica dei nostri atenei, che utilizzerà gli indici bibliometrici.

Il Punto

Bene tagliare la spesa corrente e ridurre le tasse ma il governo ha varato una manovra più che una spending review. Molti gli interrogativi che attendono una risposta.
La protezione fornita dal fondo di stabilità si rivela sempre più sottile. Solo la Bce può fare da scudo. Ma Mario Draghi sembra perseguire una strategia diversa.
Quella per la giustizia civile, dovrebbe affrontare l’ingolfamento dei tribunali che fanno fronte solo al 40 per cento delle cause. Bisognerebbe far ricadere i costi delle troppe cause intentate su chi perde e non sull’intera collettività in modo da disincentivare il ricorso al tribunale. Bene anche puntare sulla diffusione dei contratti assicurativi di tutela legale.
Il lavoro autonomo è stato per decenni un ammortizzatore sociale ma in tempo di crisi è molto più colpito nella contrazione occupazionale. Anche perché tra le sue fila si cela la realtà del precariato. Vedremo quanto sarà efficace la riforma del lavoro nel contrastarla.
Gli insegnanti che sabotano i test Invalsi fanno notizia. Meno spazio trovano gli insegnanti che legittimamente si interrogano sulle valenze pedagogiche dell’utilizzo dei test.

SPREAD DEI VERTICI EUROPEI

.

EURO: ULTIMA CHIAMATA

I capi politici della UE stanno discutendo da troppo tempo su quali siano gli strumenti per uscire crisi dell’’Unione monetaria europea. Nel confronto su questi aspetti, sembra assente lo snodo cruciale della vicenda europea: la necessità di riavviare il processo di unificazione politica. “Euro: ultima chiamata” è il titolo di un libro pubblicato da Francesco Brioschi editore. Carlomagno è un “autore collettivo”, che comprende Angelo Baglioni, Andrea Boitani, Massimo Bordignon, Stefano Fantacone, Rony Hamaui e Marco Lossani. Qui di seguito, ampi stralci dell’introduzione.

 

Pagina 210 di 256

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén