Il 5 maggio il mondo della scuola va in piazza contro il progetto di riforma della ministra Giannini. Gli scioperanti contestano il forte potere discrezionale che si vuole assegnare ai dirigenti scolastici. Con qualche ragione, data la vaghezza sui criteri per fissarne obiettivi e misurarne i risultati. Dietro le bandiere, docenti e non docenti rischiano però di arroccarsi su uno status quo indifendibile.
Diritti acquisiti di chi è o va in pensione con le vecchie regole e diritti da acquisire per i giovani lavoratori, soggetti a prelievi contributivi più pesanti in cambio di ridotti benefici futuri: ognuno ha le sue ragioni. Poi, però, arrivano l’economia e la demografia e le promesse di benefici futuri diventano d’improvviso molto labili.
Quanto è utile a 19 milioni di contribuenti il modello 730 precompilato? Dipende. Per lo più dal numero delle fonti di reddito e da detrazioni o deduzioni. Comunque più lavoro per Caf e commercialisti (ora responsabili degli errori). E una certa benigna noncuranza del fisco per una modica quantità di evasione legittimata.
A un anno dal suo varo, il bonus da 80 euro rimane un rebus, per quanto elettoralmente suggestivo. Se si voleva semplificare e ridurre la tassazione sul lavoro, sarebbe stato meglio agire sulle detrazioni d’imposta. E se si voleva dare a chi non ha, perché escludere incapienti e pensionati poveri? In ogni caso, il bonus ha almeno contrastato la riduzione dei redditi lordi e sostenuto marginalmente i consumi. Con solo scarsi effetti positivi sulla redistribuzione del reddito. Parlando di disuguaglianze, uno studio sui contribuenti del Trentino (gli unici su cui esistono dati accurati) ci dice che la crisi ha impoverito chi era già povero, il che era noto. Ma si scopre anche che i ricchi (tra i quali aumentano i pensionati) hanno perso in proporzione più dei poveri.
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Nei lavori pubblici si volta pagina, promette il neo-ministro Graziano Delrio. Procedure europee, regole semplici sugli appalti, programmazione, coinvolgimento dei territori. Sarebbe ora. Intanto, nell’allegato al Def sulle infrastrutture, si dimezza il numero delle opere prioritarie ma le 25 rimaste in lista presentano costi attesi molto elevati a fronte di una domanda piuttosto esigua. È difficile cancellare opere già decise e inserite in pianificazioni nazionali ed europee. Però le analisi costi-benefici di certi programmi di dubbia utilità come il “terzo valico” (ferrovia Tortona-Genova) sono vecchie, anche di 12 anni. E per alcune si legge di stati di avanzamento sotto il 10 per cento. Per il futuro speriamo nell’abbandono del concetto di “grande opera” in favore di interventi davvero utili, medi e piccoli, anche sull’esistente.
Aggiungendo nuovi tasselli alla riforma fiscale, il Consiglio dei ministri ha licenziato tre decreti attuativi della legge delega. Con le nuove norme su evasione ed elusione fiscale (o abuso di diritto) viene precisato ciò che distingue l’una dall’altra. Importante perché i due comportamenti danno luogo a procedure sanzionatorie ben diverse: una penale, l’altra amministrativa. Quando poi sarà completata l’applicazione della legge delega, occorrerà mettere mano agli studi di settore, oggi basati sull’analisi di situazioni “normali” che la crisi ha spesso cancellato. Vediamo intanto un bilancio di come hanno funzionato finora.
Il governo greco di Tsipras – incapace di proporre riforme che soddisfino Bruxelles e Francoforte e offrano una speranza di crescita al proprio elettorato – risuscita il contenzioso sui danni di guerra causati dalla Germania nazista. Un “tesorone” da 280 miliardi, pare. Questione chiusa per i tedeschi. Chi ha ragione in punto di diritto?
Un commento di Paolo Colonna all’articolo di Maurizio Ambrosini “Rifugiati: la tragedia continua”
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Mercoledi 15 aprile, In quasi 200 città degli Stati Uniti migliaia di lavoratori “a basso salario”, o low-wage workers, hanno scioperato, durante una giornata di protesta nazionale nell’ambito della campagna #fightfor15. “Fifteen” sta per i 15 dollari all’ora che i lavoratori chiedono come salario minimo, un aumento stellare rispetto all’attuale salario minimo federale di 7,25 dollari, in realtà superato, in genere di poco, in quasi tutti gli stati.
Orrore e compassione per le tragedie nel Canale di Sicilia. I disastri – e le grida contro gli scafisti – si ripetono perché la cruenta geopolitica di oggi produce sempre più rifugiati (+ 14 per cento nel 2014), perché i paesi ricchi tentano di svincolarsi dagli obblighi umanitari e per lo scaricabarile tra i paesi Ue.
Il disegno di legge anticorruzione approvato in Senato aumenta le pene ma non la probabilità di scovare gli illeciti. Ripristina il reato di falso in bilancio ma distingue tra imprese quotate e non quotate, con tetti di pena e relativa possibilità di creare società veicolo delle operazioni corruttive. Rischia cioè di essere inefficace.
In un allegato al Def si legge di come, complice la crisi, l’Italia abbia quasi centrato l’obiettivo del Protocollo di Kyoto. Per rispettare gli obiettivi europei per il 2020 sulla riduzione dei gas serra serve continuare con i bonus energetici e la fiscalità ambientale. Nessun ripensamento organizzativo, zero novità, invece, nell’allegato Def sui fondi strutturali europei. Si conserva ciò che c’è, a cominciare dagli atavici ritardi di spesa. Con una grave mancanza di attenzione per le novità introdotte dalla Ue proprio sul finanziamento degli investimenti pubblici. Nei prossimi giorni torneremo sul Def, in particolare su quanto previsto in tema di infrastrutture.
Nel predisporre un sistema che eroghi un reddito minimo serve capire quante famiglie potrebbero uscire dalla povertà trovando un lavoro e quante, per i motivi più vari, avranno bisogno di trasferimenti in denaro o servizi. Oggi il rapporto percentuale tra queste due situazioni è di 60 a 40. Vediamo allora cosa si può fare.
Fino al 2008 gli squilibri commerciali tra i paesi dell’Eurozona erano finanziati dai mercati. I dubbi sul futuro dell’euro hanno inceppato questi flussi di capitale e così i paesi periferici con troppo import e poco export – prima di tutti la Grecia – hanno visto salire i loro debiti nel sistema di pagamenti tra banche centrali chiamato Target2. Spieghiamo cos’è e cosa ci dice.
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Renzi va alla Casa bianca anche per convincere Obama e la business community americana che siamo un paese dove vale la pena investire. Cosa già nota oltre Atlantico a giudicare dal buon numero d’imprese e lavoratori americani presenti in Italia. Sullo sfondo, in positivo, un netto aumento della presenza multinazionale italiana in Usa.
Il Qe della Bce per ora sta funzionando a meraviglia. Ma le riforme strutturali sollecitate da Francoforte nei paesi periferici dell’euro, per essere davvero efficaci, richiederebbero stimoli alla domanda nell’Europa del Sud. Che solo i governi nazionali possono attuare.
La proposta del presidente dell’Inps di introdurre un reddito minimo per gli over 50 in povertà solleva ragionevoli dubbi. C’è davvero bisogno di creare un’altra categoria di poveri meritevoli di aiuto nel paese che sta morendo sotto il peso delle troppe minoranze da proteggere? Meglio disegnare schemi di welfare per tutti. In questo spirito, potrebbe aiutare l’idea di un salario minimo legale. Non troppo alto, se no riduce l’occupazione, ma anche non troppo basso se serve a ridurre la povertà. Calcoli sui dati degli ultimi 20 anni indicano che un salario minimo fissato come altrove alla metà del salario di un lavoratore mediano avrebbe contenuto significativamente l’aumento delle diseguaglianze.
In Italia – dove sarebbero molto utili – i fondi pensione hanno una diffusione ancora limitata. Una direttiva europea ora vuole aumentarne la trasparenza e rafforzarne la governance per meglio definire compiti e responsabilità gestionali e tenere a bada i conflitti di interesse. Ma Parlamento e governo per ora pensano ad altro.
Dal 2008, il mercato del lavoro italiano ha creato scarsa occupazione durante i pochi trimestri buoni e distrutto molti posti di lavoro durante i tanti negativi. Oltre ai posti, si sono persi – forse per sempre – capitale umano e capacità produttiva, soprattutto al Sud. Importante tenerne conto nei prossimi passi del Jobs act e quando sarà rifinanziato l’incentivo alle assunzioni a tempo indeterminato.
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Si chiama Reddito di inclusione sociale (Reis) la proposta di 33 associazioni ed enti locali per l’istituzione di un reddito minimo. Oggi un impiego del (possibile) tesoretto di 1,6 miliardi di euro per il 2015. A regime, al costo di 7,1 miliardi, una boccata d’ossigeno per oltre 6 milioni di persone in povertà assoluta. Vediamo in dettaglio di che si tratta.
I dati su occupazione e assunzioni del primo trimestre sembrano contraddittori. Non lo sono. I numeri negativi di febbraio vanno letti come piccole oscillazioni fisiologiche. Più importante notare, invece, la crescita delle assunzioni a tempo indeterminato. Tra gli effetti della lunga recessione che ci attanaglia, anche la sottoutilizzazione della forza lavoro occupata e la richiesta di profili professionali sempre più bassi.
Libertà e uguaglianza, due belle parole. In nome della prima lo stato americano dell’Indiana ha negato la seconda consentendo una sorta di diritto all’obiezione di coscienza, ad esempio per un ristoratore che si rifiuti di servire banchetti per nozze gay se il suo credo religioso li condanna. Polemiche e boicottaggi hanno indotto i legislatori a una parziale marcia indietro.
Puntare su più sicurezza negli aeroporti prima dell’imbarco, o più sicurezza sugli aerei in volo? E come? Il dilemma, già affrontato dopo l’11 Settembre, si ripropone all’indomani del disastro della Germanwings.
I cittadini delle regioni del Nord danno allo stato più di quanto ricevono. Viceversa quelli del Sud. Questi residui fiscali (positivi e negativi) vanno contenuti ma sono inevitabili: le entrate delle regioni crescono con la base imponibile, più alta al Nord, mentre la spesa viene spesso distribuita uniformemente tra tutti i cittadini.
Un commento di Angela Ferruzza e Stefano Tersigni, ricercatori Istat, all’intervento di Antonio Massarutto “Acqua: quello che ancora vorremmo sapere dall’Istat”. E la replica dell’autore.
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Abbiamo letto l’interessante articolo di Antonio Massarutto, pubblicato su staging.lavoce.info il 31 marzo. E oltre a ringraziarlo per gli apprezzamenti, vorremmo fornire alcune informazioni e chiarimenti sul lavoro svolto e in corso in Istat per fornire informazioni statistiche pertinenti e di qualità sul ciclo dell’acqua.
Ecco il primo volume del Documento di economia e finanza 2015.
Il colpo di penna
Di Paolo Colonna
il 24/04/2015
in Commenti e repliche
La cancellazione di Mare Nostrum è stata disastrosa. Il terribile aumento di vittime nelle acque del canale di Sicilia ne è la drammatica testimonianza. Ma ancor più disastrosa è la ragione per cui Mare Nostrum è stato cancellato: il “pull factor”.
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