L’attività decisionale europea ha subito un drastico rallentamento dopo l’allargamento dell’Unione nel maggio 2004. Perché un’Europa più ampia richiede riforme istituzionali che le permettano di funzionare. Un compito affidato al Trattato di Nizza. Che tuttavia non funziona. E i vari tentativi di modificarlo dimostrano che i leader europei ne sono consapevoli, anche se rifiutano di ammettere esplicitamente il fallimento. Serve un nuovo Trattato per ridefinire le regole di voto in Consiglio e la composizione della Commissione.
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La linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione è oggi uno dei più importanti progetti infrastrutturali nel mondo intero. Il costo complessivo è stimato ufficialmente in 16 miliardi di euro. Si tratta di un progetto socialmente desiderabile? Un tentativo di analisi costi-benefici fornisce risultati molto negativi. Non solo il debito aggregato di Italia e Francia aumenterà di 16 miliardi, ma la gestione dell’opera andrà ad accrescere il loro deficit per i quaranta anni successivi alla sua apertura.
La composizione del comitato del Partito democratico ci fornisce un interessante spaccato dello stato della politica italiana. Un passo avanti nella rappresentanza femminile, anche se non si raggiunge la prefissata quota del 40 per cento. Ma la vera peculiarità è nell’età media del comitato, più elevata di quella dei deputati dellUlivo. Un’enorme concentrazione del potere decisionale nelle mani dei cinquantenni, mentre i ventenni o trentenni sono i grandi assenti al tavolo delle decisioni. Che riguardano il loro futuro.
Il sistema di ricerca italiano è scarsamente meritocratico e l’introduzione di meccanismi di valutazione del merito, a tutti i livelli, costituisce una priorità assoluta. Il progetto di istituire una Agenzia di valutazione è perciò un primo passo nella giusta direzione. Tuttavia, è preoccupante la scelta di costituire un comitato direttivo composto da sette membri con incarico full-time e di conseguenza staccati dall’attività di ricerca sul campo. E la vastità del compito assegnato all’Anvur potrebbe rimandare a tempi lunghi l’ottenimento di risultati e l’impatto sul sistema.
Tassazione differenziata in base al sesso, tassazione con quoziente familiare e imposta negativa: sono tre proposte di riforma per il sistema fiscale italiano. Cambiare le aliquote fiscali è sempre un’operazione controversa che richiede la creazione di un vasto consenso su come distribuire i guadagni e le perdite tra i contribuenti. Ma al di là delle soluzioni tecniche, l’auspicio è che il dibattito sul fisco ci serva a capire due problemi centrali dell’economia italiana: la bassa partecipazione femminile alla forza lavoro e la bassa natalità.
Sull’entità e destinazione del tesoretto si sono sentite le ipotesi più disparate. Ma al di là della girandola di richieste, l’andamento dei saldi di bilancio offre notizie molto meno rassicuranti. Nei primi quattro mesi del 2007 il fabbisogno del settore statale è stato addirittura superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2006. La strategia migliore sarebbe quella di legare l’utilizzo delle maggiori entrate alla dimensione della manovra del prossimo Dpef. Che dovrà essere condotta sul lato del contenimento delle spese.
Con due sentenze, la Corte costituzionale ha bloccato in modo forse definitivo la tendenza ad azzerare tutti gli incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni a ogni cambio di governo, nazionale o locale. In pochi anni, un sistema pensato per pochi casi si è allargato a macchia d’olio. Creando preoccupazione per una sempre più ampia precarietà che non risponde a criteri manageriali e di buona gestione aziendale, ma solo a logiche fiduciarie. E’ in gioco il più importante principio costituzionale sulla Pa: imparzialità e buon andamento.
Diversi studi suggeriscono che i provvedimenti di incentivazione all’innovazione servono probabilmente solo a rendere più conveniente l’investimento alle imprese che avrebbero comunque investito. Anche senza rinunciare alle erogazioni pubbliche, si potrebbero rivedere gli impieghi. Concentrandosi su infrastrutture, accesso al capitale umano e al credito, legalità e chiarezza contrattuale. Eventuali provvedimenti diretti alle aziende, dovrebbero avere obiettivi chiari e specifici. Ma soprattutto dovrebbero essere verificabili e reversibili.
Il tasso di crescita del Pil rallenta nel primo trimestre 2007. Ma non sono le inevitabili oscillazioni trimestrali a dover preoccupare. Nel 2006 la crescita dell’economia italiana è quasi interamente spiegata dall’aumento delle unità di lavoro, mentre la produttività del lavoro è rimasta quasi ferma. La stagnazione aggregata è però la combinazione di dati molto differenziati tra l’industria e i servizi privati. La produttività va male nel settore immobiliare e laddove i vincoli infrastrutturali e di mancanza di concorrenza pesano di più.
Nel lungo periodo il grado di alfabetizzazione economica della popolazione influenza l’andamento dell’economia del paese. Perché da esso dipende il consenso dell’elettorato a riforme strutturali. Tanto che spesso le cattive politiche sono popolari, mentre quelle buone ricevono ben scarso sostegno. E infatti il populismo si fonda sull’ignoranza di concetti economici di base. Non ne sono esenti gli stessi uomini di governo. In particolare in Francia e Italia, c’è bisogno di politici “economicamente colti”. Sull’esempio del Cile degli ultimi anni.