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Lo “scalone” si può barattare

Ancora una volta il dibattito pensionistico italiano è interamente assorbito dalle preoccupazioni di breve periodo. Ma per chi sappia guardare lontano, i risparmi generati dallo “scalone” non sono la vera priorità. Ciò che importa è il completamento della riforma contributiva per la definitiva costruzione di un sistema pensionistico equo e sostenibile. E l’elenco degli interventi da fare è davvero lungo.

Quel che Sarkozy può fare per la Bce*

Il presidente francese ha ripetutamente criticato la Banca centrale europea durante la campagna elettorale: l’intuizione era giusta, ma sbagliato il bersaglio. Il problema è la mancanza di trasparenza della Bce, non le sue decisioni sui tassi di interesse. La trasparenza è alla base di quell’indipendenza ormai ritenuta indispensabile per attuare una buona politica monetaria, come hanno capito in molti paesi. Sarkozy dovrebbe usare la sua influenza per costringere la Bce a seguire quegli esempi. Si prenderebbe così anche una sottile vendetta.

Mutui e capri espiatori

Gli italiani sono riluttanti a indebitarsi a lungo temine. E chi contrae un mutuo per la casa in Italia lo fa nella maggior parte dei casi a tasso variabile. Perché lo si crede più conveniente. Raramente però ci si informa sulla dinamica dei tassi, salvo poi lamentarsi e stupirsi quando la Bce li rialza. Finora, poi il mutuatario era incatenato per sempre alle condizioni di tasso iniziali, e ciò rendeva esiziale qualsiasi errore di scelta. Ora con i decreti Bersani e il recente accordo tra Abi e consumatori la situazione può cambiare.

Perché le regole di voto sono così importanti *

La Polonia si oppone alla modifica delle regole di voto all’interno del Consiglio e all’introduzione del sistema a doppia maggioranza. D’altra parte, si tratta di una questione davvero decisiva. Non è possibile misurare direttamente il potere di un paese nelle decisioni dell’Unione Europea, ma se ne può trovare una traccia nei dati. Per esempio, esiste una evidente relazione positiva tra il “potere per abitante” e le risorse di bilancio ottenute dai diversi Stati membri. Insomma, si combatte per qualcosa di più dell’orgoglio nazionale.

L’eredità di Tony

Dopo dieci anni Tony Blair lascia Downing Street. Il bilancio del suo governo è positivo. Ha redistribuito risorse in modo sostanziale: i ricchi pagano più tasse di dieci anni fa e i poveri ricevono più risorse. Sono aumentate notevolmente le spese in servizi, quali la sanità e l’istruzione, che costituiscono il fondamento dello stato sociale. E in Irlanda del Nord c’è la pace. Ora il progetto di spostare la società verso una socialdemocrazia senza sacrificare l’efficienza andrà avanti, con le stesse difficoltà e gli stessi problemi, con Gordon Brown.

Quel vantaggio molto fiscale

I lavoratori italiani non sembrano percepire il trattamento fiscale particolarmente favorevole attribuito alla previdenza complementare. I calcoli mostrano che già dopo dieci anni di contribuzione al fondo pensione il valore dell’investimento supera del 14,2 per cento quello ottenibile con una pensione “fai da te” conseguita acquistando titoli. Dopo trenta anni lo scarto è del 23,8 per cento. Il risparmio d’imposta è tanto più alto quanto più elevata è l’aliquota marginale Irpef. L’unico rischio è che in futuro questo regime venga rivisto.

L’Opa e i sette vizi capitali

Si possono enumerare almeno sette comportamenti tesi a eludere l’obbligo di Opa e dunque sottrarre ai mercati finanziari la sperata certezza. Alla loro base sta la più che condivisibile decisione del legislatore di impostare il Tuf per principi e non come un regolamento di polizia. Ne consegue l’encomiabile potere discrezionale esercitato dalla Consob per individuarli pur nel rispetto formale e sostanziale della norma. Nulla di nuovo perciò nell’ipotesi che si diano all’Autorità poteri istruttori per verificare l’avvenuto cambio del controllo societario.

Aritmetica della finanza pubblica

Se è vero che l’Italia non riesce a sostenere la sua spesa pubblica in virtù della diffusa presenza di evasione, è anche vero che contrastare efficacemente il fenomeno porta la pressione fiscale “apparente” a un livello sensibilmente superiore alla media europea. E se lì si arrivasse, difficilmente il sistema economico potrebbe rimanere competitivo. La strada da intraprendere allora è una sola: ridurre sia l’evasione sia il carico fiscale. Di conseguenza, anche la spesa andrebbe tenuta sotto controllo con una strategia di medio periodo, chiara ed esplicita.

Relazioni industriali: la paralisi e i rimedi

Sono quasi otto milioni i lavoratori dipendenti con contratto collettivo scaduto. E tra breve altre importanti categorie si aggiungeranno all’elenco. Le difficoltà di funzionamento del sistema di relazioni industriali dipendono essenzialmente dal difetto di una visione comune tra le parti del contesto economico in cui la contrattazione si colloca, dei vincoli da rispettare e degli obiettivi da raggiungere. Ad aggravarle contribuisce poi la centralizzazione del sistema contrattuale. E non sarà certo la triennalizzazione a risolvere la situazione.

Il lavoro tra Tavolo e mercato

La luna di miele del mercato del lavoro italiano sembra finita. Cresce sì l’occupazione, ma molto meno che in passato se si considera l’andamento dell’economia nel suo complesso. Dopo molti anni, non aumenta il tasso di occupazione. Si approfondisce il divario Nord-Sud: nel Mezzogiorno calano sia gli occupati che i disoccupati, mentre al Nord diminuiscono gli inattivi. Ecco di che cosa dovrebbero discutere governo e parti sociali per evitare il rischio di un confronto lontano anni luce dai problemi di chi presta lavoro e di chi offre opportunità di impiego in Italia.

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