Lavoce.info

Categoria: Argomenti Pagina 874 di 1087

LA RISPOSTA DI NINO NOVACCO, PRESIDENTE SVIMEZ

Il prof. Massimo Bordignon, rispondendo ad una nota della SVIMEZ, definisce l’interpretazione data al comma 4 dell’art. 119 come perniciosa per gli enti territoriali di qualunque latitudine, in quanto renderebbe di fatto impossibile il federalismo fiscale, ed incostituzionale ogni autonomia attribuita agli enti locali.

NON BASTANO DUE “COMMI” PER COSTRUIRE UN FEDERALISMO SOSTENIBILE

E’ evidente che dell’art. 119 si possono dare diverse interpretazioni, dal momento che il testo, come ammette il prof. Bordignon, cerca di contemperare due esigenze contraddittorie nella realtà italiana: dare autonomia effettiva agli enti territoriali e, nel contempo, evitare che il meccanismo di finanziamento comporti l’incapacità di alcuni enti di fornire – in un Paese economicamente dualista – i servizi che essi devono assicurare alle popolazioni. A questa contraddizione Bordignon risponde ritenendo fondamentale il comma 3, che viene prima del 4, e che si limita ad attribuire risorse compensative ai territori con minore capacità fiscale, e proponendo, come nel disegno di legge delega del precedente Governo, un’applicazione parziale del finanziamento integrale delle funzioni previsto nel comma 4, introducendo una distinzione – che è del tutto assente nel testo costituzionale – tra funzioni che riguardano diritti fondamentali di cittadinanza, ed altre funzioni.
Il problema viene affrontato in sostanza con la sola lettura di tale articolo, e viene visto come prevalenza dell’uno o dell’altro comma, quando è invece l’intero articolo che deve essere letto nel contesto complessivo in cui si colloca, che è e resta la Costituzione Italiana. Ed è questo il rilievo della SVIMEZ: l’interpretazione dell’art.119 che si vuole far prevalere – e non solo nelle più accese sedi leghiste – lede gli articoli 2, 3 e 53 della nostra Costituzione, in quanto va ad intaccare il principio dell’uguaglianza dei cittadini dovunque risiedano, che è elemento fondante della nostra convivenza civile.
Quanto agli spazi di autonomia degli enti, poi, essi non risulterebbero certo sacrificati dall’interpretazione della SVIMEZ. Tutti gli enti potrebbero infatti esercitarla al di fuori e in aggiunta alle funzioni finanziate integralmente, ricorrendo alla propria leva fiscale, escludendo comunque meccanismi di piè di lista, e quindi stimando il fabbisogno sulla base dei costi standard ed avendo a riferimento le capacità fiscali degli enti. E’ piuttosto la posizione di Bordignon, riflessa nel disegno di legge delega del precedente Governo, e ancor più in quella espressa nella proposta del Consiglio regionale della Lombardia, a rendere impossibile l’esercizio dell’autonomia, ma solo da parte degli enti del Mezzogiorno. Soltanto essi sono infatti costretti ad utilizzare tutti gli spazi a loro disposizione per coprire spese e fornire servizi importanti che altrove sono finanziati con livelli di pressione fiscale più bassi, che si applicano a basi imponibili più elevate. Per contro, non si hanno spazi di autonomia quando non vi sono sufficienti entrate e non si possono chiedere sacrifici a popolazioni a basso livello di reddito, come è generalmente il caso del Mezzogiorno.
Questi, ad avviso della SVIMEZ, i motivi reali e gravi del contendere.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Molto interessante il commento di Carlo sul sistema inglese. Sembra un sistema molto flessibile, con la più ampia possibilità di scelta, un buon vantaggio fiscale e il contributo del datore di lavoro. Il “fai da te” per quello che riguarda la composizione del portafoglio può essere una soluzione per persone con una buona cultura finanziaria, anche perché consente di risparmiare sui costi di gestione.  Forse non è adatto a tutti, ma rende il mercato più concorrenziale e non vediamo motivi per vietarlo. Starà ai promotori delle diverse forme previdenziali convincere le persone che conviene affidarsi a gestori professionali. Ci sembra che l’idea meriti di essere presa in seria considerazione.

Riguardo al commento di Ivano, osserviamo che anche le forme individuali (Fip e fondi aperti ad adesione individuale) possono fruire del contributo del datore di lavoro. A differenza di quanto avviene nelle forme collettive, il lavoratore deve però ottenere di volta in volta il consenso del datore di lavoro. E deve essere correttamente informato: gli schemi Covip di Nota Informativa prevedono che venga richiamata l’attenzione del lavoratore sulla necessità di verificare se e a quali condizioni egli abbia diritto al contributo del datore di lavoro. Ivano ritiene che recuperare il contributo del datore di lavoro attraverso la performance del fondo sia “praticamente impossibile”. Ha ragione. Proprio per questo bisogna cambiare la legge, in modo che il contributo del datore di lavoro segua le scelte del lavoratore riguardo alla destinazione del Tfr. In un mercato concorrenziale non può esistere una discriminazione di questo tipo fra forme previdenziali, come ha argomentato Pietro Ichino su questo sito (7/11/2005), nonché, con formale comunicazione al Parlamento, l’Autorità Garante della Concorrenza (28/9/2005). Questa discriminazione che fa sì che nella stragrande maggioranza delle imprese, a meno di atti di liberalità del datore di lavoro, il lavoratore abbia una sola possibilità di scelta (il fondo negoziale); qualche volta, nelle piccole o medie imprese, oltre al fondo negoziale, c’è  un fondo aperto ad adesione collettiva. Di qui la segmentazione del mercato di cui parliamo nell’articolo. Non sembra un’architettura ragionevole, almeno per chi crede che alla lunga la concorrenza sia il modo migliore per fornire servizi efficienti a prezzi bassi.     

I budget, ossia obiettivi quantitativi sulla base dei quali vengono erogati incentivi a dipendenti e collaboratori, possono essere all’origine di fenomeni di mis-selling, per evitare i quali occorrono le regole (trasparenza, conflitto di interressi, responsabilità ecc.). Ma sono anche un formidabile strumento di efficienza utilizzati in tutte le imprese private. Anziché denigrarli, sarebbe utile pensare a come estenderli, ad esempio, alla pubblica amministrazione per renderla un po’ meno inefficiente. Robert Schiller dell’Università di Yale colloca gli incentivi ai venditori di prodotti finanziari e assicurativi fra le importanti  innovazioni della finanza, perché consentono di indurre le persone a intraprendere atti di previdenza, cui altrimenti dovrebbe pensare lo Stato, con costi più elevati a carico del contribuente (“Il Nuovo Ordine Finanziario”, Il Sole 24 Ore, 2003). L’obiettivo del venditore è ovviamente quello di vendere, ma per fare questo deve dedicare tempo al cliente per spiegargli le caratteristiche dei diversi prodotti, in relazione alle esigenze che gli vengono prospettate. Possiamo chiamare questa attività come più ci aggrada (consulenza o altro), ma è certo che si tratta di un’attività utile, anzi necessaria. Naturalmente deve essere svolta secondo regole di correttezza e trasparenza. 

INDIPENDENTI NEL CDA? SI’, MA SUL SERIO

La Consob ha diffuso un documento di consultazione sulle operazioni con parti correlate che coinvolgono le società aperte. La novità più interessante è la centralità attribuita agli amministratori indipendenti, ai quali è affidata la responsabilità di seguire le trattative e svolgere l’istruttoria per operazioni che rientrano entro certe soglie di rilevanza. Si dovrebbero attenuare anche i costi di agenzia e le asimmetrie informative. Tuttavia, i vantaggi della nuova regolamentazione dipendono dalla effettiva indipendenza, non solo formale, degli amministratori disinteressati.

SARKOZY E’ DAVVERO UN LIBERALE?

Il presidente francese è indiscutibilmente un uomo di destra, ma si può definirlo un liberale? Lo è da un punto di vista culturale. Sotto il profilo economico, invece, Sarkozy esprime le contraddizioni dei francesi. Vorrebbe sviluppare iniziativa privata, talenti individuali e competizione, ma non ha mai criticato apertamente il comportamento antiliberale dei settori corporativi che godono di posizioni di privilegio. Ha illuso i cittadini su globalizzazione e potere di acquisto perché non è stato in grado di spiegare che lo Stato non è onnipotente, anche se non è inutile.

TUTTE LE DONNE DEL PRESIDENTE

E OGGI PAGHIAMO L’INDULTO

Il voto ha premiato gli unici due partiti che si sono opposti all’indulto. Non a caso. L’indulto non solo ha fatto aumentare l’attività criminale in Italia, ma ha anche modificato la composizione dei flussi migratori, finendo per attrarre nel nostro paese più criminali che altrove. Tanto che oggi quattro italiani su dieci temono gli immigrati, non per il lavoro, ma per i reati che possono commettere. Se non si rafforza la repressione dell’attività criminale in Italia prima o poi saremo costretti a chiudere le frontiere. A quel punto, importeremmo solo immigrazione irregolare, in un circolo vizioso di illegalità che alimenta nuova illegalità.

 

La risposta audio dell’autore ai commenti.

L’ITALIA NELLA SPIRALE DEL “DEGIOVANIMENTO”*

Siamo uno dei paesi più squilibrati nei rapporti tra le generazioni. Rispetto ai coetanei europei, i giovani italiani contano meno non solo dal punto di vista demografico, ma anche da quello sociale, economico e politico. Se alla riduzione quantitativa delle nuove generazioni non si risponde con un aumento qualitativo, nessuna barriera protezionistica sarà sufficiente per proteggerci dal declino.

COMUNI IN FUGA

Sempre di più i comuni che cercano di staccarsi da una Regione a statuto ordinario. Ovviamente per beneficiare del più favorevole regime finanziario di quelle a statuto speciale. Perché resiste una incomprensibile e anacronistica disparità di trattamento fra le une e le altre. Un problema che dovrà essere affrontato dal nuovo governo. E se il progetto della Lombardia prevede di applicare a tutte un meccanismo di finanziamento simile a quello delle Regioni speciali, sarebbe sbagliato discuterne senza porre la questione della riforma del regime finanziario di queste ultime.

DUE COMMI PER IL FEDERALISMO

Una particolare interpretazione dell’articolo 119 della Costituzione, fondata sul comma 4, renderebbe di fatto non solo impossibile il federalismo fiscale, ma incostituzionale ogni autonomia di qualunque tipo attribuita agli enti locali. E’ un’interpretazione di parte e non tiene conto del comma 3 che definisce caratteristiche e finalità della perequazione territoriale delle risorse. Altrettanto pericolosa per gli enti territoriali, di qualunque latitudine, delle derive leghiste o secessioniste. Serve una lettura ragionevole della norma costituzionale.

FONDI E CASSE: LA FRAMMENTAZIONE COSTA

Gli alti costi delle pensioni integrative potrebbero ridursi grazie a un disegno più intelligente dei fondi non profit. I costi fissi di gestione potrebbero essere ammortizzati su un ammontare di contributi più elevato. Le autorità competenti dovrebbero perciò prevenire la proliferazione di schemi pensionistici di dubbia utilità e di costo sicuro e promuovere le fusioni di quelli già esistenti. In questo difficile compito, dovrebbero essere aiutate dalle rappresentanze di professionisti e di altre categorie di lavoratori.

Pagina 874 di 1087

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén