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MA LA LIBERALIZZAZIONE DEVE PROSEGUIRE

Salvare le banche in difficoltà oggi non è abbastanza. Occorre continuare a favorire la concorrenza, anche facilitando l’ingresso di banche straniere che di solito apportano maggiore efficienza operativa. E si dovrebbe anche imporre l’offerta di alcuni contratti standard, per accrescere la comparabilità delle condizioni proposte da istituti diversi. E’ solo riportando nell’agenda politica la liberalizzazione del settore bancario che sarà possibile restituire alle famiglie e alle imprese una parte dei potenziali benefici del salvataggio.

ALLA RADICE DELLA TEMPESTA PERFETTA

Dopo anni di deregulation e decenni di scarsi controlli, di sfiducia nei sistemi di prevenzione e di vigilanza sugli intermediari, la crisi del credito è scoppiata negli Stati Uniti e da lì si è estesa a tutto il mondo sviluppato. Le origini del problema sono dunque chiare. Il piano approvato dal Congresso punta a rimediare agli effetti e non alle cause della crisi. Per essere efficace dovrebbe invece ri-regolare i mercati e aiutare le famiglie incapienti con mutui. Tanto più che un programma di agevolazioni immobiliari alle famiglie avrebbe molteplici effetti positivi.

A SPESE DEL CLIENTE

Si dice che in America il capitalismo è sfrenato, mentre da noi si concedono meno prestiti, si cartolarizza di meno e non c’è stata la bolla immobiliare. Per questo le nostre banche sono più solide. Ma se gli americani sono un popolo di consumatori indebitati, gli italiani sono un popolo di risparmiatori. Ed è su questo versante che si fanno gli affari e qualche malefatta. Infatti, nel mezzo di una crisi finanziaria con epicentro del rischio nel settore bancario, i portafogli delle famiglie italiane sono zeppi di depositi e obbligazioni bancarie, nazionali e non.

LA SCUOLA DEI TAGLI SENZA UN PROGETTO

Condivisibile l’obiettivo di una riduzione del personale e di una riorganizzazione della rete delle scuole. E probabilmente ragionevole una revisione degli orari di insegnamento almeno negli istituti professionali. Ma nel piano del governo manca un progetto educativo e non c’è alcuna valutazione delle conseguenze dei provvedimenti decisi. Sembra emergere solo la necessità di far cassa rapidamente. Gli stessi risultati si potevano ottenere con interventi alternativi, che non avrebbero colpito altrettanto pesantemente e casualmente l’offerta didattica. Il problema del sostegno.

ANATOMIA DI UN SISTEMA

Dietro il sistema dei subprime non c’è né una bolla né un eccesso di avidità, ma un meccanismo razionale sostenuto da aspettative euforiche sull’andamento futuro dei prezzi immobiliari. Ed è questo forse l’unico elemento effettivamente non razionale. Quando i prezzi sono crollati contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti, si è verificata la realizzazione di un rischio aggregato, come tale non diversificabile. Travolgendo le compagnie assicurative che garantivano il funzionamento di tutto il meccanismo. E che per lo stesso motivo sono poi state salvate.

RITORNO A BRETTON WOODS *

Il piano Paulson punta a risolvere i problemi di liquidità del solo settore finanziario statunitense. Anche se nel resto del mondo il settore soffre dei problemi esportati dagli Usa. Ma davvero gli investitori non possono fare altro che affidarsi di nuovo alla locomotiva americana? Si potrebbero invece decidere azioni multilaterali, affidate alle istituzioni nate a Bretton Woods, il primo tentativo di governo dell’economia finanziaria globale. Ancora oggi potrebbero agire in fretta e bene, preparando le basi per la nuova architettura finanziaria internazionale.

LA CRISI FINANZIARIA EUROPEA: UN INVITO AD AGIRE

Pubblichiamo, insieme con altri siti internazionali consorziati con noi, un appello alle autorità politiche dei paesi europei e della UE perchè fronteggino la crisi finanziaria che sta contagiando pericolosamente il continente con misure tempestive, adeguate e trasparenti. Sono promotori di questo appello alcuni economisti europei che invitano tutti i colleghi economisti che lo condividono ad aderirvi inviando una e-mail all’indirizzo appelloeconomisti@staging.lavoce.info dichiarando la volontà di sottoscriverlo e indicando la propria affiliazione professionale.

ASPETTANDO LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI

Sempre più immigrati compongono la nostra forza lavoro. Questo spiega come mai vi sono 300mila disoccupati in più rispetto allo scorso anno e al contempo è cresciuta anche l’occupazione. Ora è importante riformare il meccanismo degli ammortizzatori sociali. L’esperienza Alitalia insegna che, in Italia, solo una parte dei lavoratori riceve sussidi, mentre un’altra parte ne è totalmente esclusa.

L’EUROPA CHE NON C’E’

Non ci sarà un piano Paulson per l’Europa. La Commissione Europea non ha le risorse e i singoli governi sono troppo preoccupati dei destini delle loro banche nazionali per destinare, nelle attuali circostanze, risorse ad un progetto collettivo. E’ nei momenti difficili che ci accorgiamo che l’Europa politica non c’è.

PIU’ POTERI ALLA BCE

Neanche le banche universali europee sfuggono alla crisi, con l’aggravante che molte sono troppo grandi per poter essere salvate da un singolo paese. Come dimostra il caso Fortis. Necessaria una risposta a livello di Unione Europea. Da attuare in due mosse. Un nuovo statuto per le banche europee con attività in diversi Stati membri, con poteri di vigilanza assegnati alla Bce. Un fondo di emergenza per i salvataggi costituito presso la Banca europea per gli investimenti.

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