Lavoce.info

Categoria: Argomenti Pagina 829 di 1087

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Le risposte dei lettori riflettono tre atteggiamenti:

– una diffidenza nei confronti dei fondi pensione e una preferenza per il sistema pubblico;
– un diffuso timore per le conseguenze del metodo contribuivo, e un rimpianto per le garanzie pubbliche del passato;
– una (giusta) indignazione nei confronti del “colpo di mano” della Camera.

I lettori che condividono la proposta del Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, di lasciare il TFR nella disponibilità delle imprese esprimono tutti una netta preferenza per il TFR in quanto tale (ossia come liquidazione). Queste risposte rafforzano la mia tesi sul messaggio “negativo” della proposta (in sé comprensibile), la quale pur limitandosi a stabilire un confronto tra utilizzatori intermedi del TFR (imprese grandi piuttosto che Tesoro), stabilisce indirettamente una preminenza del TFR sui fondi pensione. Per quanto comprensibile, oggi, alla luce della crisi finanziaria, questo tipo di giudizio (che contrasta nettamente con il favore entusiastico con cui l’introduzione dei fondi pensione fu accolta nel nostro paese, quasi che fossero l’elemento taumaturgico per tutti i mali dell’economia italiana) è però pericoloso. In tema di risparmio di lungo termine non ci si può affidare alle emozioni del momento. E’ un atteggiamento che riflette la mancanza di una cultura del rischio nel nostro Paese: quando si guadagna tutto va bene; quando si perde ci si chiede “dov’era lo stato, che non ha fornito la necessaria protezione”.

Non sappiamo se questa crisi segnerà una svolta nel funzionamento dei mercati finanziari. Quel che sappiamo è che nel passato il rendimento dei mercati finanziari è stato, in media, nel lungo periodo, assai superiore al tasso di crescita dell’economia. Il problema non è rifuggire dai mercati finanziari; piuttosto, si devono trovare modalità trasparenti e poco costose per ridurne i rischi e magari fornire qualche garanzia (di cui, tra l’altro, il TFR gode). E nel frattempo educare gli individui al risparmio per l’età anziana, che è necessariamente un risparmio di lungo termine.
Anche la diffidenza nei confronti del metodo contributivo nasce dalla mancanza di consuetudine con il rischio, e dalla facilità con cui, nel passato, gli oneri delle garanzie offerte alle generazioni presenti sono state addossati alle generazioni giovani e future (con il debito pensionistico). Il metodo contributivo è severo, in media, se “severa” (dal punto di vista della crescita) è il sistema economico. In questo caso, mentre è compito dello stato fornire una tutela ai più deboli, non ha senso cercare di dare a tutti più di quanto non sia finanziariamente sostenibile. Senza contare l’iniquità distributiva del vecchio metodo retributivo. Anche qui: il contributivo si può migliorare, ma screditarlo prima che sia entrato in vigore è sbagliato.
Quanto al provvedimento da “casta” condivido, ovviamente, l’indignazione dei lettori e mi piacerebbe vedere qualche reazione politica. 

PS Quanto alla presunta confusione tra i due fondi presso l’INPS, non mi pare che ci sia. E’ proprio al fondo di tesoreria che gestisce il TFR che facevo riferimento, non al fondo pensione “residuale”.

PER IL NUCLEARE UN CONSENSO MUTANTE

Con gli accordi intergovernativi e industriali siglati nel vertice italo-francese, ritorna alla ribalta l’interesse verso l’energia nucleare e una sua eventuale nuova partenza in Italia. Peraltro se ne parla, e molto, da mesi. E dai sondaggi sembra che vi sia una solida crescita del partito del nucleare nell’opinione pubblica. Ma a orientare il consenso contribuisce una molteplicità di fattori, la cui incidenza può variare sensibilmente a seconda di tempi e contesti di riferimento. Senza dimenticare la caratteristica di tecnologia sistemica propria dell’energia elettronucleare.

IL CONTRASTO ALL’EVASIONE? SINTETICO

Smantellati in nome della semplificazione gli strumenti che potevano permettere di ottenere, per via telematica, informazioni utili per il contrasto all’evasione, soprattutto di lavoratori autonomi e Pmi, E nella ricerca dei grandi evasori si procede in modo selettivo. La strategia del governo rende esplicito un patto di non belligeranza nei confronti dei piccoli e medi contribuenti. Però permette di quantificare aleatori aumenti di gettito. Intanto, diminuiscono le entrate dell’Iva. Anche per la consapevolezza che l’evasione è un’attività sempre meno rischiosa.

400 MILIONI PER FAR FALLIRE IL REFERENDUM *

Abbiamo in questo momento tre obblighi elettorali: elezioni europee, amministrative, referendum sulla legge elettorale. Il buon senso suggerisce di accorparle in un’unica scadenza. Ma il Governo ha deciso di abbinare in un’unica data soltanto le prime due consultazioni. E appare intenzionato a far tenere in data separata il voto referendario. Votare un altro giorno comporta un costo per la collettività di circa 400 milioni di euro. In tempi difficili come questi sarebbe bene utilizzare tali risorse per altri scopi.

OMBRE SULLA PREVIDENZA

Il presidente di Confindustria chiede al governo di lasciare il Tfr dei lavoratori presso le imprese, apparentemente una proposta ragionevole in tempi di stretta creditizia. Ancor più grave è la sospensione del metodo contributivo decisa per i dipendenti della Camera. Due fatti che lanciano un messaggio sbagliato, con il rischio di allontanare i lavoratori dai fondi pensione e, di conseguenza, da una decorosa integrazione alla pensione pubblica. Il pericolo è un ripudio del metodo contributivo, l’unico compatibile con la sostenibilità finanziaria del sistema.

COME SALVARE LE BANCHE *

La soluzione della crisi non passa attraverso la nazionalizzazione delle banche. Anzi, molto probabilmente sarebbe una scelta controproducente. Cosa fare allora? Lo Stato si impegni ad acquistare fino al doppio del numero di azioni oggi in circolazione al doppio del loro recente prezzo medio, ma fra cinque anni. Un improbabile intervento futuro con un impatto immediato. Si invertirebbero le dinamiche negative dei mercati azionari e le banche potrebbero tornare a raccogliere capitale privato. Senza costi per il contribuente.

NAZIONALIZZAZIONE: C’E’ DA FIDARSI?

Per riavviare le politiche di prestito occorre fare pulizia dei titoli tossici. Ma le banche sono in grado di farlo da sole oppure lo Stato deve gestire direttamente gli istituti, oltre che comprare i titoli? Si tratta di scelte pragmatiche, non ideologiche. E in Italia? Prima di tutto bisogna vedere se c’è davvero necessità di nazionalizzazioni. Poi dare adeguate garanzie sulla salvaguardia dell’autonomia della gestione delle politiche di credito e sulla durata dell’intervento statale. La storia passata e recente del nostro sistema bancario invita alla diffidenza.

IL FEDERALISMO COSTA SOLO SE FALLISCE

Il federalismo fiscale promette un risparmio, non maggiori spese. Perché il riferimento al costo standard elimina le inefficienze insite nella spesa storica. Il risparmio atteso sarà comunque quantificabile solo quando i decreti legislativi preciseranno le norme operative. Si trasformerà in costo solo in caso di fallimento della riforma e quindi di duplicazioni di funzioni e burocrazie o di irresponsabili sanatorie, come purtroppo già successo in passato. Il quesito di oggi riguarda quindi non le cifre, ma la probabilità di successo o di fallimento del progetto.

IL COMPENSO DELL’ A.D. DI UNICREDIT

Riguardo l’ammontare della retribuzione complessiva riconosciuta dal Gruppo UniCredit al suo Amministratore delegato, Alessandro Profumo, val la pena precisare che effettivamente, nel bilancio 2007 del Gruppo, è stata iscritta una somma pari a  €5.950.000 quale premio variabile ma questa cifra era solo l’ammontare massimo potenzialmente erogabile ad aprile 2008 in relazione al raggiungimento degli obiettivi di Gruppo relativi all’anno 2007. In realtà la somma che è stata poi effettivamente erogata ad aprile 2008 è stata pari a  €5.528.000, quindi il totale della retribuzione dell’Amministratore delegato va ridotto di €422.000, il che porta la retribuzione pagata e percepita a €9.018.000.

Unicredit Group

Ringraziamo Unicredit della precisazione, legittima e comprensibile. Tuttavia giova ricordare che i dati riportati nella nostra tabella sono tratti da una fonte uniforme e Unicredit non fa eccezione. Si tratta di dati, come abbiamo precisato nell’articolo che accompagna la tabella, diretti a fornire un ordine di grandezza, non una misurazione precisa, non fosse altro per l’assenza del controvalore "teorico" delle stock option. In tale cornice la precisazione di Unicredit completa l’informazione ma non sposta la sostanza della questione, in quanto porta a un riduzione inferiore al 4,5 per cento rispetto al dato riportato.

MA I PATTI NON SONO ANCORA CHIARI

Rating e Var non sono gli strumenti più adeguati per decidere se un titolo sia o meno sicuro. Per indicarne il valore, i prezzi di mercato sono un miglior giudice del giudizio degli analisti. Meglio dunque orientarsi verso i Cds. Soprattutto se si introducono sostanziali aggiustamenti in grado di garantire liquidità e trasparenza, riducendo la possibilità di manipolazione di prezzo. Attenzione alla commistione banche-associazioni dei consumatori: mette a rischio l’indipendenza nell’opera di tutela contro eventuali negligenze degli istituti di credito.

Pagina 829 di 1087

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén