
I PROVVEDIMENTI
È stato fatto ben poco in tema di pensioni.
Un primo provvedimento è stato labolizione del divieto di cumulo. Rimuove il divieto, quindi rende possibile, il cumulo tra pensione e reddito da lavoro sia per le pensioni di anzianità calcolate con il sistema di calcolo retributivo (per coloro che avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995) sia per le pensioni cosiddette di vecchiaia calcolate con il sistema di calcolo contributivo (per coloro che hanno unanzianità contributiva che parte dal 1° gennaio 1996).
Una proposta emersa nel 2008 (del ministro Brunetta) è quella relativa allelevazione delletà pensionabile per le donne nel pubblico impiego. Secondo i promotori, il governo risponde così a una direttiva della Commissione europea. La proposta prevede, nel settore pubblico, la parificazione dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia tra uomo e donna, elevando per le donne letà a 65 anni entro il 2018.
Importante ricordare un provvedimento che, seppure di poca entità in cifra assoluta, risulta inquietante per lintroduzione del principio delle eccezioni: è la sospensione del metodo contributivo per i dipendenti della Camera.
GLI EFFETTI
Difficile valutare gli effetti della rimozione del divieto di cumulo, poiché molto dipende dalle risposte individuali a questo incentivo. Lintenzione del legislatore era quella di favorire la permanenza nel lavoro per coloro che avessero maturato i requisiti per il pensionamento. Ma da un lato non è facile stabilire se questi lavoratori avrebbero comunque continuato a lavorare, dallaltro la rimozione del divieto ha un costo stimato di 500 milioni di euro.
Leventuale equiparazione delletà di pensionamento per le donne nel settore pubblico ha leffetto di bloccare alcune generazioni di lavoratrici che, non raggiungendo i requisiti di anzianità basati sugli anni di contributi, sarebbero uscite con i requisiti di vecchiaia (a 62 anni). Il provvedimento non produce risparmi rilevanti se confrontato con interventi alternativi.
La sospensione del metodo contributivo per i dipendenti della Camera introduce il pericoloso principio della eccezione di trattamento di alcune categorie di lavoratori. Queste eccezioni rischiano di minare alla base il metodo contributivo, l’unico compatibile con la sostenibilità finanziaria del sistema.
OCCASIONI MANCATE
Si poteva accelerare lintroduzione del metodo contributivo applicandolo a tutti i lavoratori. Questo avrebbe portato a risparmi apprezzabili.
Si poteva reintrodurre la finestra con età flessibili di uscita rimossa dagli interventi del 2007 (scaloni e scalini), indifferenziata per genere, aumentando i valori delle età e portandole a 61-67 anni invece degli originali 57-65. Questi provvedimenti avrebbero garantito risparmi di lungo periodo necessari a contrastare laumento del disavanzo, che si registra in fase di crisi, e quindi favorire un rientro del debito che è invece destinato a crescere.


