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QUELL’INCERTEZZA CHE FA MALE ALL’EUROPA

Non è scontato che una nuova ricapitalizzazione delle banche sia sufficiente a spezzare il circolo vizioso fatto di incertezza sulla loro solidità, caduta dei mercati e stagnazione dell’economia. Siamo in un paradosso analogo alla trappola della liquidità. Meglio allora puntare sul ridimensionamento dei valori dell’attivo delle banche su livelli più adeguati a quelli attuale dei patrimoni. Un default controllato e concordato eliminerebbe le incertezze sul valore dei crediti verso Grecia, Irlanda e Portogallo. E gli elementi di contagio nei confronti di Spagna e Italia

 

COME CAMBIA LA GEOGRAFIA DEL PETROLIO

La produzione di petrolio libico è crollata e le esportazioni verso l’Italia azzerate. L’Azerbaijan diventa il primo paese presso cui ci approvvigioniamo di greggio, per quasi un quarto del nostro intero fabbisogno. Appaiono però eccessive le preoccupazioni secondo cui l’embargo europeo nei confronti della Siria e delle sue esportazioni di greggio potrebbe rappresentare un boomerang per i paesi europei, Italia in primis. Casomai è necessario continuare a monitorare il succedersi degli eventi nei paesi del Magreb: in Libia, ma anche in Tunisia.

LA CRESCITA PASSA PER LA LARGA BANDA

Destinare risorse per le nuove infrastrutture telefoniche a larga banda potrebbe rappresentare un valido strumento per aiutare la ripresa del nostro paese. L’Italia ha una bassa penetrazione del servizio a larga banda, ma studi recenti mostrano che l’effetto di investimenti di questo tipo sulla crescita del Pil nazionale sarebbe considerevole, in linea con i paesi europei più virtuosi. Preoccupante allora che la costruzione delle reti di nuova generazione sia bloccata da tempo. Se le imprese si arroccano in una posizione di stallo, l’intervento pubblico non è più rinviabile.

LA VERGOGNA DI ESSERE UN EVASORE

La manovra nella versione del 1° settembre prevede la pubblicazione sui siti web dei comuni delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti. Difficile prevedere se davvero si passerà all’atto pratico. In ogni caso, la discussione sull’argomento è annosa e gli effetti sono dubbi. L’importanza delle sanzioni sociali per rafforzare l’osservanza delle leggi è tanto maggiore quanto più numerose sono le persone che già obbediscono alla norma. E l’informazione sull’altrui evasione non punita può tranquillizzare l’aspirante evasore. Più efficace il “naming and shaming”. Anche in Italia?

SALVATECI DALLE SALVAGUARDIE

Non abbiamo ancora la manovra, ma abbiamo ben due clausole di salvaguardia. Un vero e proprio record. Abbiamo già avuto modo di commentare la “clausola di salvaguardia”, meglio “clausola capestro”, che grava sulla delega per la riforma fiscale-assistenziale: se non venisse esercitata entro il settembre 2012, si procederà ad un taglio automatico del 5 per cento di agevolazioni e deduzioni, in larga parte Irpef e Iva, a scapito soprattutto delle persone con redditi più bassi. Il taglio salirebbe al 20 per cento nel 2014. Più tasse contro i più poveri: non c’è paese democratico che in questa crisi abbia scelto questa strada. Saremmo i primi. La seconda clausola di salvaguardia è stata annunciata ieri da Berlusconi da Parigi: se non arrivassimo al pareggio di bilancio nel 2013, ha dichiarato il nostro Presidente del Consiglio alla stampa estera che parla a molti acquirenti dei nostri titoli di stato, il governo aumenterà l’Iva dal 20 al 22 per cento per soli tre mesi. L’aliquota del 20 per cento non si applica ai beni di prima necessità (tassati al 4 per cento). Sono spese che possono in parte essere rinviate nel tempo. Una mossa di questo tipo avrebbe dunque l’effetto certo di spingerci velocemente verso il double-dip, la seconda recessione, provocando un immediato crollo dei consumi, in attesa che l’Iva venga riportata al 20 per cento. Entrambe le clausole sono quindi palesemente ineseguibili. Rimane a questo punto solo il messaggio lasciato ai mercati: se abbiamo bisogno di ben due clausole di salvaguardia e non c’è ancora una manovra approvata, non sarà perché lo stesso governo non è affatto sicuro di ottenere il pareggio di bilancio nel 2013?

MEDICINA, UN TEST DA RIFARE

La facoltà di medicina sembra essere quella che garantisce migliori opportunità di occupazione ai giovani italiani. Merito della scelta di introdurre il numero chiuso. Ma non per questo il meccanismo del test di ingresso garantisce che siano i candidati più brillanti ad accedere alla facoltà. Perché le graduatorie sono valide per i singoli atenei. Basterebbe una graduatoria nazionale, con la possibilità per gli studenti più meritevoli di scegliere la sede che preferiscono. La bassa crescita del paese dipende infatti anche da una cattiva allocazione dei talenti.

UNA GERARCHIA PER I PROF ABILITATI

Per migliorare l’università italiana è indispensabile rendere competitivo e meritocratico il reclutamento dei docenti. Il primo passo sono commissioni di abilitazione formate da membri di prestigio scientifico riconosciuto. Alle quali si dovrebbe chiedere di suddividere gli abilitati in due fasce. Lo stipendio dei migliori non graverebbe sul bilancio delle sedi che li scelgono, ma sarebbe a carico del ministero. Si favorirebbe così la concorrenza fra atenei e una maggiore specializzazione, con alcune università che potrebbero puntare più sull’insegnamento e altre più sulla ricerca.

L’ITALIA VIRTUOSA DELLA SPESA SANITARIA

L’Italia scivola sempre più indietro nella classifica dei paesi Ocse per la spesa sanitaria. Ma la perdita di posizioni non è una cattiva notizia. Anzi è ottima, perché il nostro paese dimostra di avere saputo controllare la dinamica della spesa più e meglio di altri. Tra il 2000 e il 2009 il tasso di crescita della spesa pro-capite è stato dell’1,6 per cento all’anno, contro una media Ocse del 4 per cento. Sono le pessime condizioni della finanza pubblica e l’impegno ad azzerare il deficit a negare risorse per una crescita fisiologica del settore.

ALLA RICERCA DEI SOLDI ESPORTATI*

La posizione netta verso l’estero di un paese, cioè la differenza tra le attività e le passività finanziarie con i non residenti, è un indicatore tornato al centro dell’attenzione. Perché alcuni paesi investiti da turbolenze finanziarie sono caratterizzati da una Pne fortemente debitoria. E l’Italia? Bisogna tener conto delle attività di portafoglio detenute all’estero e non dichiarate. Il saldo debitorio effettivo potrebbe essere inferiore, al 17,5 per cento del Pil.

LE BANCHE EUROPEE E I CAPITALI NECESSARI

Per andare oltre l’eterna emergenza degli ultimi anni le banche europee devono fare un nuovo giro di stress test e ricapitalizzarsi. Glielo suggerisce il Fondo monetario internazionale. Ma l’Europa per ora fa finta di niente. Fino alla prossimo salvataggio, quando i contribuenti e la Banca centrale europea potrebbero chiudere il rubinetto.

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