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I MERCATI BRINDANO, MA I PROBLEMI RESTANO

I mercati finanziari hanno accolto molto bene i risultati del vertice europeo del 26 ottobre. I governi sono stati capaci di evitare una rottura drammatica tra di loro e con le banche, dando l’impressione di avere preso misure importanti e promettenti. A ben vedere, però, il comunicato finale desta qualche perplessità. Sulla Grecia si è arrivati a una insolvenza mascherata, che potrà avere effetti destabilizzanti. L’intervento sulle banche potrebbe provocare una stretta creditizia. La riforma del Fondo europeo di stabilità è ancora avvolta nella nebbia.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Renzo Moser sostiene che il “Fondo ferrovia” (450 milioni ad oggi) debba ritenersi di proprietà della società Autobrennero (“SAB”) in quanto accumulato a fronte di utili non distribuiti agli azionisti. Non essendo un giurista, mi limito ad osservazioni di tipo economico. L’obbligo ad effettuare accantonamenti annui minimi al fondo e l’esenzione da imposte farebbero propendere per ritenere che la proprietà sia dello Stato (che, rinunciando alle imposte, ha contribuito per oltre un terzo del fondo). Altrimenti, l’esenzione da imposte sarebbe davvero anomala e difficile da giustificare: esistono in Italia altri casi analoghi? La fattispecie va poi inquadrata nel contesto del rapporto concessorio. La concessione della SAB scadeva nel 2005, e l’autostrada già allora era stata interamente ammortizzata, pur dopo rivalutazioni monetarie e capitalizzazione di oneri (vedasi il mio libro citato nell’articolo). Ma la SAB ottenne, gratuitamente, una proroga della concessione di 8 anni e 4 mesi, sino all’aprile 2014, grazie anche all’impegno di accumulare il fondo ferrovia. Gli utili conseguiti dalla SAB in questi 8 anni sono di gran lunga superiori agli accantonamenti nel fondo. Anche se venisse deciso che la proprietà del Fondo è dello Stato, non mi pare che gli azionisti avrebbero di che dolersi.
Se lo Stato avesse ripreso la concessione nel 2005 e l’avesse gestita in proprio (es tramite Anas) avrebbe potuto accumulare ben più del doppio per destinarlo magari proprio alla ferrovia del Brennero. Un’ultima osservazione. Ai tanti che in questo come in altri casi di concessionarie si appellano indignati ai diritti degli azionisti suggerisco di rifare la storia di queste società e verificare quanto abbiano mai versato gli azionisti all’origine. Nel caso della Autobrennero, meno di 3 miliardi di lire di allora, cifra davvero risibile se confrontata con il flusso di dividendi percepiti e l’imponenza dei profitti accumulati.

DOPO LA CRISI, UNA NUOVA COSTITUZIONE PER L’ISLANDA *

Nel 2008 l’Islanda è stata travolta da un tracollo finanziario senza precedenti. Ma la crisi non era solo economica, era soprattutto politica. Una rivoluzione definita delle “pentole e padelle” ha ottenuto il cambio di governo e l’elezione di un’assemblea costituente con il compito di riscrivere la costituzione del paese. La proposta ora è pronta. Insiste su trasparenza, giustizia e lotta alla corruzione. Prevede anche la proprietà statale delle risorse naturali. Da sfruttare in modo responsabile, pensando alle generazioni future.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

L’articolo intende ricordare che la povertà relativa e la povertà assoluta rappresentano due indicatori concettualmente distinti. La “povertà relativa”, a dispetto di quanto suggerito dal termine, coglie la disuguaglianza della distribuzione piuttosto che la presenza di povertà. Se dunque si è interessati al fenomeno della povertà, conviene utilizzare altre misure, per esempio la povertà assoluta oppure la vulnerabilità alla povertà. Ciò non implica in alcun modo che l’andamento temporale e territoriale della disuguaglianza dei redditi sia un fenomeno privo d’interesse. In altre sedi abbiamo sostenuto esattamente il contrario (si vedano i capitoli “Disuguaglianza” e “Povertà” in “In ricchezza e in povertà” di G. Vecchi). Se l’oggetto di interesse è la disuguaglianza,  esistono strumenti appositi per misurarne l’evoluzione e studiarne la struttura, per esempio l’indice di Gini, per citare l’indicatore forse più famoso (la letteratura è riassunta molto bene nel libro di Frank Cowell, Measuring Inequality, non ancora disponibile tuttavia in italiano).
Nell’articolo si ribadisce, inoltre, che la povertà assoluta non deve essere associata a una nozione di povertà estrema. La soglia di povertà assoluta dipende dal valore di ciò che si ritiene essenziale per un’esistenza dignitosa, adeguata alla società alla quale si riferisce. Alla definizione di povertà assoluta concorrono elementi e scelte che sono spesso l’esito di un processo politico tra le parti sociali di un paese. In tal senso, e in punta di teoria, la soglia di povertà assoluta può essere anche maggiore della soglia di povertà relativa.
La dinamica divergente della povertà assoluta tra il nord e il sud del paese segnala di certo il fallimento del processo d’integrazione economica tra le due aree, ma non ha alcuna implicazione normativa in favore di un modello dualistico di sviluppo; tutt’altro, saremmo tentati di dire.
Riguardo al grado di copertura delle stime presentate è certo che vi siano segmenti della popolazione che sfuggono alla rilevazione statistica. I limiti in questo caso, sono quelli imposti dallo schema di campionamento delle indagini campionarie che, com’è noto, in Italia come altrove, non raggiungono le persone senza fissa dimora. Le indagini sui consumi e sui redditi delle famiglie condotte da Istat e Banca d’Italia estraggono le famiglie da intervistare dalle anagrafi di ogni comune campione. In questo senso sembra ragionevole immaginare che le stime campionarie tendano a sottostimare il fenomeno della povertà, anche se non è dato sapere di quanto.

STUDIARE ECONOMIA? VALE LA PENA

Uno dei pochi aspetti positivi della crisi è che ci mette di fronte al fatto che la comprensione dei problemi economici è complessa, essenziale e richiede una capacità di analisi profonda. Lo studio dell’economia aiuta a sfatare luoghi comuni e pregiudizi, a vedere le conseguenze inattese delle cose. È affascinante sia per chi ama le discipline umanistiche sia per chi preferisce quelle matematico-quantitative. Serve anche per trovare un lavoro perché l’elemento che definisce il mondo di oggi rispetto a 25 anni fa è la sua crescente complessità. E l’economia ci insegna a capirla.

IL REGALO DEL RETRIBUTIVO

Le pensioni retributive sono caratterizzate da uno scarso collegamento tra contributi versati e prestazioni ricevute. Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di un vero e proprio regalo a carico della collettività. Calcolarne l’ammontare non è semplice perché dipende da molti parametri. Se ne può ottenere una stima attraverso un indicatore della generosità dei sistemi pensionistici. Che conferma i notevoli benefici garantiti a chi è già in pensione o vi andrà nei prossimi anni. Scompariranno del tutto solo nel 2030, quando il contributivo sarà finalmente a regime.

PERCHÉ NON POSSIAMO FARCI DETTARE L’AGENDA DA MERKOZY

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SCIPPO SULL’AUTOBRENNERO

L’Anas ha pubblicato di recente il bando di gara per il rinnovo della concessione dell’autostrada A22. La gara è stata imposta dall’Unione Europea e il testo è un documento stupefacente per superficialità e carenze logiche. Disegnato in modo da favorire l’attuale concessionario. A tutto discapito non solo della trasparenza, ma anche del ricavo di circa 5 miliardi che lo Stato potrebbe ottenere. O dei benefici che potrebbero avere gli utenti in termini di minori tariffe. Incomprensibili poi cinquanta anni di concessione per una infrastruttura matura.

LA LITANIA DEI CONDONI

Lunedì 24 ottobre. Il Consiglio dei ministri è terminato. Nulla di fatto. Il decreto sviluppo continua ad essere un oggetto misterioso. Una bozza è circolata nel pomeriggio, ripresa dalle più importanti testate nazionali. Conteneva una litania impressionante di condoni di tutti i tipi: riapertura dei termini per gli anni pregressi, regolarizzazione delle scritture contabili, accertamento con adesione per i periodi d’imposta pregressi, definizione dei ritardati od omessi versamenti, definizione degli atti di accertamento e di contestazione, degli avvisi di irrogazione delle sanzioni, degli inviti al contraddittorio e dei processi verbali di constatazione, definizione delle liti pendenti, definizione dei tributi locali, definizione agevolata ai fini delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni, proroga di termini, definizione degli importi non versati, regolarizzazione di inadempienze di natura fiscale, proroga di termini. Tutti cumulabili. Alcuni anonimi.
In larga parte un déjà vu: la riproposizione, con pochi aggiornamenti, della lunga lista di condoni messi in atto con la legge finanziaria per il 2003.
La notizia è rimbalzata sui siti e nei notiziari. Il Governo ha smentito.
È un giallo? È l’ennesimo ballon d’essai? Per saggiare l’opinione di chi? Dei contribuenti o della propria maggioranza?
Non lo so. Quello che è certo è che una notizia di questo tipo, lasciata trapelare e poi smentita da un governo debole, indeciso e diviso, è un’ulteriore non indifferente elemento che ne mina la residua credibilità.

IL CONFRONTO PASSA SUL WEB

Negli Stati Uniti i blog di singoli economisti, molto spesso accademici, incidono sulla visibilità dei risultati scientifici, sulla reputazione degli autori e della loro università e sulle opinioni dei lettori. In Italia, invece, per l’informazione economica abbiamo quasi esclusivamente blog collettivi. Perché? Quattro le ipotesi: una minor cultura economica del paese; un maggior grado di concentrazione proprietaria dei media, che lascia meno spazio alle iniziative individuali; una minor propensione al rischio dei nostri intellettuali.

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