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LA RICETTA SPAGNOLA SUL LICENZIAMENTO

La riforma del lavoro in Spagna abbassa i costi del licenziamento per motivi economici o senza giusta causa. Sono modifiche ragionevoli, anche se con immediate conseguenze sociali negative. Nel medio termine dovrebbero avvantaggiare donne e giovani. Faranno anche aumentare il contenzioso. E dunque l’incertezza per il datore di lavore, nemica di nuove assunzioni. Non si interviene però in alcun modo sui contratti di lavoro temporaneo. In ogni caso, la riforma va affiancata da una vigorosa politica in difesa della concorrenza, per ridurre i prezzi sui mercati meno competitivi.

NON SOLO GAS CONTRO IL FREDDO

Il sistema energetico del gas è un meccanismo complesso da gestire e da governare, assai poco flessibile nell’adattarsi a mutamenti repentini del quadro di riferimento. E dunque per fare fronte alle emergenze freddo bisogna affidarsi a previsioni meteo sempre più precise, che garantiscono al sistema la possibilità di attrezzarsi per tempo, per quanto possibile. Soprattutto però è necessario puntare sulla diversificazione delle fonti energetiche. Perché le emergenze sono tali anche per la dipendenza da una sola fonte e da fornitori dotati di forte potere monopolistico.

GRECIA, L’USCITA DAL TUNNEL È LONTANA

Secondo il piano approvato lunedì, il vero contributo alla riduzione del debito greco dovrebbe venire dai creditori privati: ma le banche aderiranno alla “insolvenza mascherata”? La Troika si installa permanentemente ad Atene: servirà a raggiungere gli obiettivi prefissati? Sono pesanti interrogativi, che gettano un’ombra su un accordo presentato come un successo del’Europa.  

SE L’ECONOMIA SI AVVITA TRA SOMMERSO E RECESSIONE

La manovra Monti è recessiva? Intanto, un intervento sulla spesa invece che sulle entrate produrrebbe effetti ancora più recessivi. Tuttavia, le simulazioni mostrano una crescita significativa dell’economia sommersa. E allora un risanamento dei conti pubblici che non implichi anche una pericolosa ricomposizione strutturale dell’economia, dovrebbe prevedere un’azione di forte contrasto all’evasione. Significherebbe una minor pressione fiscale complessiva, che genererebbe una riallocazione di risorse virtuosa dal settore sommerso a quello di mercato.

MERCATO DEL LAVORO IN SPAGNA: UNA BUONA RIFORMA

La riforma del mercato del lavoro varata in Spagna, pur non risolvendo tutti i problemi, può contribuire a porre fine alla distruzione dei posti di lavoro e favorire la creazione di nuova occupazione. Perché dà la priorità agli accordi a livello di impresa, permette riduzioni temporanee dell’orario di lavoro e facilita la flessibilità interna. A patto, però, che il parlamento spagnolo intervenga introducendo alcuni cruciali cambiamenti. E che il governo riesca a spiegare ai cittadini i contenuti e i fini della riforma.

SEGNALI DI UNA NUOVA DEMOCRAZIA EUROPEA

I recenti discorsi di Angela Merkel e di Mario Monti mostrano l’intento convergente di due governi chiave dell’Unione europea di condurre l’eurozona verso un diverso assetto istituzionale di governo dell’economia, imperniato su Commissione, Consiglio deliberante a maggioranza e Parlamento europeo come pilastro di democrazia. È un passaggio tutt’altro che agevole, ma certamente possibile: in parte entro la cornice istituzionale esistente, con il ricorso alla cooperazione rafforzata; in parte con una futura riforma dei Trattati.

Eurogroup Statement

ZERO TITOLI PER UN POSTO A VITA

I concorsi universitari di questi mesi sono gli ultimi con le vecchie regole. Soprattutto per i ricercatori sono gli ultimi che garantiscono il posto fisso. Ed ecco che prima all’università del Piemonte Orientale poi in quella dell’Insubria, vincono gli unici due candidati che non hanno alcuna pubblicazione vagliata da valutazione esterna. La buona notizia è che alcuni commissari non hanno votato per i vincitori. Ma non è accettabile che i ricercatori che hanno pubblicazioni sottoposte a giudizi rigorosi debbano sottostare a verdetti come quelli di Alessandria e Varese.

ROMA 2020: UNO STUDIO OBIETTIVO. CON LA RISPOSTA DI BARTOLOMUCCI

Con riferimento all’articolo di Lawrence Bartolomucci “S’hanno da fare le Olimpiadi a Roma nel 2020?” pubblicato sul sito di Lavoce.info e ai molti commenti allo stesso, in qualità di Presidente della Commissione di compatibilità economica sulle Olimpiadi di Roma 2020 tengo a precisare quanto segue.
La Commissione di studio, composta, oltre che dal sottoscritto, da Pierpaolo Benigno, Giulio Napolitano, Fabio Pammolli, Giuseppe Pisauro e Lanfranco Senn, con il coordinamento di Franco Carraro per i rapporti con le varie istituzioni, non ha mai espresso una posizione pubblica né a favore né contro i giochi olimpici di Roma 2020. Invero, non era fra gli obiettivi dello studio quello di esprimere un parere favorevole o contrario all’evento Olimpiadi. La Commissione ha avuto il solo compito di studiare l’impatto economico dei giochi, inteso come impulso al Pil e all’occupazione generato da una determinata spesa pubblica e privata connessa alla preparazione dell’evento olimpico. Altresì, la Commissione non ha avuto il compito né di valutare l’appropriatezza economica delle spese stimate, che sono state fornite dal Comitato promotore dei giochi, né di comparare l’impatto economico delle Olimpiadi con quello di forme alternative di spesa pubblica. Valutazioni del genere sono appunto di pertinenza delle istituzioni politiche in carico delle relative decisioni.
La Commissione, che ha presentato il suo Rapporto al Presidente del Consiglio Mario Monti e ai Presidenti delle due Camere Giuseppe Schifani e Gianfranco Fini il 12 gennaio scorso, non ha inoltre mai affermato che i giochi sarebbero stati “a costo zero”. Né la Commissione ha mai sottaciuto che l’organizzazione delle Olimpiadi di Roma 2020 avrebbe necessitato di una significativa copertura finanziaria a carico dello Stato, la quale avrebbe richiesto sia nuove entrate sia tagli a spese già esistenti. Lo studio di previsione, realizzato da Prometeia su incarico della Commissione, ha indicato chiaramente la necessità di tale copertura finanziaria, come si può leggere a pagina 60 del nostro Rapporto, che Lavoce.info ha messo utilmente a disposizione dei lettori tra i documenti consultabili sul suo sito. Ed anche se nel lungo periodo il maggior gettito erariale conseguente all’aumento del PIL avrebbe potuto “compensare” gli sforzi di spesa precedentemente sostenuti, è stato da noi chiaramente sottolineato in occasione delle relazioni illustrate al Presidente del Consiglio e ai Presidenti delle Camere che la necessità della copertura finanziaria si sarebbe presentata prima, mentre gli eventuali benefici sarebbero arrivati dopo.
Allo stesso tempo, già nella mia introduzione allo studio (pagg. 9-12), sono espresse in modo esplicito, oltre che le citate ed altre criticità di finanza pubblica nell’attuale difficile scenario italiano ed europeo, anche le potenziali opportunità che i giochi olimpici di Roma avrebbero potuto offrire. A parte gli impatti positivi sul Pil e sull’occupazione (quest’ultima, chiaramente, in prevalenza temporanea) previsti da Prometeia, è stato altresì sottolineato il possibile ruolo delle Olimpiadi quale volano di attrazione turistica per i futuri ricchi cittadini dei Paesi emergenti del mondo.
In definitiva, la Commissione è sempre stata, come le era richiesto, indipendente, anche dal Comitato promotore, di cui peraltro ha apprezzato la professionalità e lo spirito di collaborazione. Con il suo rapporto, che include anche un’approfondita nota sulla delicatezza degli aspetti di trasparenza della spesa e dei tempi di esecuzione dei lavori e sulle condizioni di fattibilità amministrativa dei giochi olimpici, la Commissione ha semplicemente svolto un lavoro al servizio del Paese, nell’augurabile intento di poter contribuire a mettere il Presidente del Consiglio, il Governo e il Parlamento nelle condizioni di poter fare una scelta pienamente consapevole.
Non credo perciò che sia utile fare dello scandalismo né verso una commissione che ha lavorato per oltre sei mesi a titolo gratuito e con grande impegno né verso le analisi di Prometeia, che in poco tempo ha condotto uno studio di previsione econometrica all’altezza della sua riconosciuta professionalità.

Marco Fortis

 

 LA RISPOSTA DELL’AUTORE

 

  1. Nel mio articolo “S’hanno da fare le Olimpiadi a Roma nel 2020”  la professionalità con cui è stato svolto lo studio alla base della Relazione della Commissione non è mai stata messa in discussione, e soprattutto, un riconoscimento molto più autorevole è venuto dal Consiglio dei Ministri.
  2. Scrive il Prof. Fortis che la Commissione non aveva il compito di valutare l’appropriatezza economica delle spese stimate, fornite dal Comitato Promotore. Quindi ha basato le sue proiezioni sui dati che il Comitato aveva calcolato. Ne deriva che la Commissione, anche se in maniera gratuita, ha fornito una valutazione economica in base a un progetto già definito a livello politico. Giusto quindi riconoscere che era questo progetto a non tener in conto la possibilità, come avvenuto in precedenti edizioni dei Giochi, che i costi previsti sarebbero potuti essere inferiori a quelli effettivi. Di conseguenza, la Relazione di Compatibilità Economica rifletteva in maniera evidente questa mancanza. A pagina 12 della Relazione infatti si legge “… i risultati della simulazione dell’impatto dei Giochi…debbono intendersi rigidamente collegati a tali ipotesi, nel senso che qualunque variazione delle stesse comporterebbe evidentemente ricadute differenti sui risultati economici e finanziari”. Il peccato originale risiede quindi nei dati iniziali, che non erano realistici, ma probabilmente sottostimavano i costi. D’altra parte, la mia critica alla Relazione attaccava la metodologia adottata, il cui limite principale è notoriamente quello di sovrastimare i benefici. Non sono solo gli ingredienti, ma anche il modo in cui vengono cucinati, a determinare la qualità del piatto finale.
  3. Il prof. Fortis sostiene, a ragione, che la Commissione non poteva “inventare” un’ ipotesi alternativa per gli investimenti legati ai Giochi Olimpici di Roma, perché le decisioni di spesa appartengono alla sfera politica e di governo. Va però riconosciuto che, in una valutazione più dettagliata dell’impatto dei Giochi, sarebbe stato necessario identificare il valore aggiunto dei Giochi per l’economia romana e nazionale, non l’impatto complessivo. La valutazione riguardava la convenienza economica dei Giochi, non della costruzione di strutture sportive e infrastrutture per trasporti, mobilità e altri progetti urbani. Il confronto andrebbe effettuato tra l’ipotesi presentata nella Relazione (che comprende i costi e i benefici direttamente legati all’organizzazione dei Giochi), e un’ipotesi che includa solo gli investimenti in tali strutture sportive e infrastrutture, che si potrebbero costruire anche senza le Olimpiadi. Questi dati erano a disposizione della Commissione.
  4. Voglio sottolineare che l’obiettivo dell’articolo da me scritto non era – come suggerisce il Prof. Fortis – quello di creare un’atmosfera scandalistica verso la Commissione, né verso Prometeia, ma di fornire uno spunto di dibattito tecnico sui risultati della Relazione presentata in Campidoglio e al Governo, da cui tutti i media avevano estratto dati e proiezioni così positivi da rasentare l’entusiastica e acritica adesione. Dalla risposta del Prof. Fortis non emergono alcune critiche tecniche all’articolo pubblicato, e da ciò posso presumere che le mie osservazioni fossero sostanzialmente valide. 
  5. Con riferimento all’articolo di Lawrence Bartolomucci “S’hanno da fare le Olimpiadi a Roma nel 2020?” pubblicato sul sito di Lavoce.info e ai molti commenti allo stesso, in qualità di Presidente della Commissione di compatibilità economica sulle Olimpiadi di Roma 2020 tengo a precisare quanto segue. La Commissione di studio, composta, oltre che dal sottoscritto, da Pierpaolo Benigno, Giulio Napolitano, Fabio Pammolli, Giuseppe Pisauro e Lanfranco Senn, con il coordinamento di Franco Carraro per i rapporti con le varie istituzioni, non ha mai espresso una posizione pubblica né a favore né contro i giochi olimpici di Roma 2020. Invero, non era fra gli obiettivi dello studio quello di esprimere un parere favorevole o contrario all’evento Olimpiadi. La Commissione ha avuto il solo compito di studiare l’impatto economico dei giochi, inteso come impulso al Pil e all’occupazione generato da una determinata spesa pubblica e privata connessa alla preparazione dell’evento olimpico. Altresì, la Commissione non ha avuto il compito né di valutare l’appropriatezza economica delle spese stimate, che sono state fornite dal Comitato promotore dei giochi, né di comparare l’impatto economico delle Olimpiadi con quello di forme alternative di spesa pubblica. Valutazioni del genere sono appunto di pertinenza delle istituzioni politiche in carico delle relative decisioni. La Commissione, che ha presentato il suo Rapporto al Presidente del Consiglio Mario Monti e ai Presidenti delle due Camere Giuseppe Schifani e Gianfranco Fini il 12 gennaio scorso, non ha inoltre mai affermato che i giochi sarebbero stati “a costo zero”. Né la Commissione ha mai sottaciuto che l’organizzazione delle Olimpiadi di Roma 2020 avrebbe necessitato di una significativa copertura finanziaria a carico dello Stato, la quale avrebbe richiesto sia nuove entrate sia tagli a spese già esistenti. Lo studio di previsione, realizzato da Prometeia su incarico della Commissione, ha indicato chiaramente la necessità di tale copertura finanziaria, come si può leggere a pagina 60 del nostro Rapporto, che Lavoce.info ha messo utilmente a disposizione dei lettori tra i documenti consultabili sul suo sito. Ed anche se nel lungo periodo il maggior gettito erariale conseguente all’aumento del PIL avrebbe potuto “compensare” gli sforzi di spesa precedentemente sostenuti, è stato da noi chiaramente sottolineato in occasione delle relazioni illustrate al Presidente del Consiglio e ai Presidenti delle Camere che la necessità della copertura finanziaria si sarebbe presentata prima, mentre gli eventuali benefici sarebbero arrivati dopo. Allo stesso tempo, già nella mia introduzione allo studio (pagg. 9-12), sono espresse in modo esplicito, oltre che le citate ed altre criticità di finanza pubblica nell’attuale difficile scenario italiano ed europeo, anche le potenziali opportunità che i giochi olimpici di Roma avrebbero potuto offrire. A parte gli impatti positivi sul Pil e sull’occupazione (quest’ultima, chiaramente, in prevalenza temporanea) previsti da Prometeia, è stato altresì sottolineato il possibile ruolo delle Olimpiadi quale volano di attrazione turistica per i futuri ricchi cittadini dei Paesi emergenti del mondo. In definitiva, la Commissione è sempre stata, come le era richiesto, indipendente, anche dal Comitato promotore, di cui peraltro ha apprezzato la professionalità e lo spirito di collaborazione. Con il suo rapporto, che include anche un’approfondita nota sulla delicatezza degli aspetti di trasparenza della spesa e dei tempi di esecuzione dei lavori e sulle condizioni di fattibilità amministrativa dei giochi olimpici, la Commissione ha semplicemente svolto un lavoro al servizio del Paese, nell’augurabile intento di poter contribuire a mettere il Presidente del Consiglio, il Governo e il Parlamento nelle condizioni di poter fare una scelta pienamente consapevole. Non credo perciò che sia utile fare dello scandalismo né verso una commissione che ha lavorato per oltre sei mesi a titolo gratuito e con grande impegno né verso le analisi di Prometeia, che in poco tempo ha condotto uno studio di previsione econometrica all’altezza della sua riconosciuta professionalità.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringrazio tutti i lettori dell’attenzione, e rispondo ai commenti più critici.

A Pietro il Cancelliere: conosco bene il problema di understaffing degli uffici giudiziari. Il personale invecchia e va in pensione, e in assenza di ricambio è diminuito del 20% almeno negli ultimi dieci anni. Il Ministero della Giustizia dovrebbe bandire concorsi? Giusto. Ma è verosimile, in tempi di crisi economica? Per nulla. E anche se venisse bandito un concorso nazionale, servirebbe questo a coprire i posti nel Nord Italia, visto che il pubblico impiego è appealing soprattutto per i meridionali? Difficile. 

A Franco Cantarano: rispondo che le grandi sedi metropolitane dovrebbero piuttosto essere deconcentrate: tutte le grandi città del mondo hanno tribunali di quartiere. Quale beneficio avrà mai il Tribunale di Roma – un monstre di otto sedi e con oltre duemila dipendenti – dalla soppressione della piccola, ma efficiente e ben tenuta, Sezione Distaccata di Ostia?  

A Paolo, che esprime l’idea radicata che la Giustizia sia un “monopolio naturale”, faccio notare che in realtà sono i sistemi economici e politici ad essere in concorrenza tra loro, e la giustizia con essi. Nel momento in cui un’impresa si localizza in un dato territorio, valuta tutte le infrastrutture, fisiche e non, su cui può contare, e tra queste ultime c’è certamente la tutela dei diritti. Quindi sì, in qualche modo si può ‘scegliere’ anche un tribunale.

I più dubbiosi, mi sembra, hanno ad oggetto non tanto la mia proposta, ma  l’idea stessa di federalismo, e la possibilità di trovare un soddisfacente punto di equilibrio tra Stato ed Enti territoriali (a Alfonso lavanna, a Bellavita).

In particolare, a Damiano Mereta:  è ben possibile che percorrere interamente questa strada potrebbe “aggravare la disparità … tra i cittadini di regioni virtuose e quelli di regioni meno capaci”, ma non credo che i diritti dei cittadini si tutelino meglio tenendo ferme le regioni più evolute, e allineandole tutte al minimo comun denominatore. Il senso dell’operazione federalista è piuttosto di liberare energie, scatenare la competitività e l’emulazione.
I dubbi sull’efficacia e sull’applicabilità delle ricette federaliste al nostro Paese sono ben legittimi, ma la Costituzione vigente offre non solo vincoli, ma anche opportunità: perché non approfittarne?
Ad esempio, essa, sin dal testo originario del 1948, prevede all’art. 106 la possibilità di eleggere i giudici. Se ciò avvenisse, i giudici di pace sarebbero “pressati dalla politica”, come dice Franco Cantarano, o non maggiormente soggetti a un controllo democratico? Non lo so, ma domando: che senso ha tenere delle norme nella Costituzione, e poi non attuarle?
Insomma, è possibile dare ai problemi della nostra Giustizia una risposta più creativa del solito “tagli, tagli, e ancora tagli?”

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