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Un Codice non troppo nuovo

Il Codice delle comunicazioni deve essere approvato in fretta per non incorrere in procedure di infrazione. Le nuove norme muteranno quindi più la forma che la sostanza del sistema delle comunicazioni elettroniche. Restano aperti tutti i problemi legati allo sviluppo della concorrenza, a partire dalle frequenze radio per finire all’accesso e interconnessione fra reti. E il ministero sembra volere mantenere competenze di controllo che l’Europa assegna a autorità più decentrate.

Il declino dell’Italia

Ancora un trimestre di crescita negativa per il nostro prodotto interno lordo: l’inizio del 2003 può adesso essere definito come una fase di recessione. Soprattutto l’Italia continua a crescere meno della pur stagnante Europa. Riproponiamo ai lettori gli interventi di Rodolfo Helg, Paolo Manasse e Marco Pagano e Fausto Panunzi, in cui si discutono le ragioni del declino economico del nostro Paese.

Il valore dell’informazione

L’informazione articolata è un bene pubblico da tutelare, anche per il buon funzionamento dell’economia. In Italia, la ristrettezza del mercato e gli intrecci di interesse giustificano i dubbi di ingerenze della politica e degli affari sul mondo dei mass media. Ma una cultura dell’autonomia e dell’indipendenza può nascere solo dalla volontà dei protagonisti: politici, editori e giornalisti.

Il costo delle liberalizzazioni incompiute

La relazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato evidenzia come liberalizzazioni insufficienti e rendite oligopolistiche in importanti settori siano un freno alla crescita dell’economia italiana. Perché si trasformano in maggiori costi per le imprese e rappresentano un fattore di svantaggio e di inefficienza nella competizione sui mercati internazionali.

La scomparsa dei co.co.co.

Nel silenzio di Confindustria e sindacati, il decreto Maroni dispone il riassorbimento delle collaborazioni coordinate e continuative autonome nel lavoro subordinato ordinario. La formula del “lavoratore a progetto” rischia invece di far aumentare il contenzioso.

La soglia dei 15 dipendenti e il 15 giugno

Domenica 15 giugno si può votare sul referendum che vuole estendere anche alle imprese fino a 15 dipendenti la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa.  Perchè le imprese più piccole vengono in genere (non solo in Italia) esentate da queste normative?  E cosa suggeriscono le più recenti ricerche economiche e statistiche sul cosiddetto “effetto di soglia”, vale a dire la crescita delle imprese,intorno alla soglia dei 15 dipendenti? Un contributo di Giuseppe Tattara si aggiunge ad altri interventi già apparsi su staging.lavoce.info.

44 contratti e un collocamento ancora da costruire

Il Governo approva il decreto di legge n.30, di riforma del mercato del lavoro. Riproponiamo due contributi apparsi in dicembre (al tempo dell’approvazione della legge delega) che paiono sempre più rilevanti. Il proliferare dei contratti di lavoro e l’ingegneria contrattuale del mercato del lavoro è un processo che non sembra avere fine. Con la legge 30, il numero di contratti di lavoro sale a 44. Ma finchè il legislatore rincorrerà il mercato, perderà sempre. Meglio sarebbe stabilire un minimo di tutele valide per tutti i tipi di lavoro, e lasciare che il mercato crei qualsivoglia figura contrattuale. E poi parliamo della borsa del lavoro, il nuovo sistema informativo centralizzato, e dei problemi ad esso legati.

Chi ha paura dell’ “eurizzazione”?

I candidati all’ingresso nella Ue dovranno mantenere il tasso di cambio entro i margini di oscillazione del 2,5 per cento, annuncia Solbes. Un’impresa quasi proibitiva per Paesi soggetti ai flussi e deflussi di capitali, tipici dell’integrazione nei mercati finanziari internazionali. L’interesse comune è, invece, riconoscere la diversità di questi Paesi e permettere un loro ingresso nell’euro in tempi ragionevoli. Anche per evitare una nuova fase di instabilità monetaria generalizzata.

Le strade divergenti di Europa e Stati Uniti

Le politiche monetarie e fiscali corrono su binari opposti, mentre il dollaro si deprezza e l’euro si rafforza. Così gli Usa volano verso la ripresa e il Vecchio Continente è sull’orlo della deflazione. Eppure, i fondamentali sono giusti e per tornare a crescere agli europei basterebbe un cambio d’umore, magari determinato da politiche macroeconomiche più ambiziose.

Europa senza più alibi

Dopo il taglio dei tassi l’Europa non ha piu’ alibi per non crescere. E non puo’ continuare ad addossare agli Stati Uniti colpe che sono solo sue. Condannare la politica del dollaro debole è solo l’ultima versione dell’antiamericanismo nostrano. In realtà, i livelli dei cambi sono decisi dai mercati e i tagli alle imposte voluti da Bush favoriranno la crescita. Con buona pace dei keynesiani italiani.

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