Le due province autonome istituiscono un Fondo pubblico e universale per erogare prestazioni alle persone non autosufficienti, indipendentemente dalle loro condizioni economiche. Sono finanziati con i bilanci provinciali e con un contributo obbligatorio e progressivo di tutti i cittadini. Garantita anche la sostenibilità finanziaria futura. Un modello da esportare alle altre Regioni? Potrebbero sorgere problemi di equità e portabilità dei diritti. E comunque necessario pensare a un fondo nazionale.
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Finita lestate, restano i problemi dei non autosufficienti. Se è imperativo incrementare le risorse da destinare allassistenza, è altrettanto necessario chiarire le fonti di finanziamento. Tra le ipotesi, un significativo spostamento di risorse dalla spesa previdenziale, una modifica di quella ospedaliera e un prelievo fiscale aggiuntivo. Oltre a un riordino delle prestazioni agli invalidi. Così come deve essere risolto il nodo delle competenze tra i diversi livelli di governo. Il punto di partenza è una maggiore assunzione di responsabilità dello Stato.
Un comunicato dell’Inps reagisce alla denuncia de staging.lavoce.info. La circolare del Commissario Straordinario dell’Inps che proibisce a tutti — tranne il Ministro del Welfare — l’accesso a “dati, stime, analisi sulle questioni o sui conti dell’istituto” servirebbe, secondo l’Inps, a “non influenzare in alcun modo il dibattito in corso sul tema delle pensioni”. Strana idea della democrazia e delle funzioni di informazione di un istituto pubblico!
Un elenco di buoni, ma molto vaghi propositi nel secondo piano nazionale contro povertà e emarginazione sociale. Il documento tocca molti temi, dalla scuola al mercato del lavoro al sostegno alla natalità, senza mai accennare a risorse da impiegare né a misure concrete o prendere impegni precisi. Affidandosi spesso al sempiterno leitmotiv della famiglia. E alla genericità si aggiungono due svarioni che mostrano la sostanziale ignoranza dei fenomeni che si vorrebbero combattere.
La Convenzione non dà allEuropa una costituzione in senso proprio. Ma lordinamento prefigurato resta un buon risultato perché chiarisce i principi, come la prevalenza del diritto comunitario, e semplifica i meccanismi decisionali. Resta sostanzialmente immutata la suddivisione di competenze tra Stati membri e Ue, mentre nelle istituzioni europee si rafforza il potere di ordinamento e indirizzo della Commissione. Nelleconomia, leuro-gruppo assume un ruolo più incisivo nel coordinamento economico interno.
Il metodo della doppia maggioranza indicato nella bozza di costituzione europea non si limita soltanto a qualificare le decisioni del Consiglio sulla base della popolazione. Ma sposta la distribuzione del potere politico a vantaggio dei grandi Paesi, a scapito degli Stati di medie dimensioni. E dietro il recupero dellefficienza decisionale, si cela forse il desiderio di rafforzare lasse franco-tedesco, che rischiava di scomparire con un allargamento a Est realizzato con le regole del Trattato di Nizza.
Prima di Nizza lequilibrio politico nella Ue era garantito da un sistema di attribuzione di voti nel Consiglio che tutelava i piccoli Paesi attribuendo ai Grandi un sostanziale diritto di veto. Un equilibrio che si rivela equo anche secondo i principi della statistica. Ma mantenerlo dopo lallargamento a Est avrebbe significato condannare lUnione alla incapacità di prendere decisioni. Di qui la necessità di una riforma, come quella elaborata dalla Convenzione con il sistema della doppia maggioranza.
È stato rilanciato dal ministro Tremonti che invoca spirito pratico in tema di commercio internazionale. Ma gli effetti del protezionismo sono noti a tutti: si sussidia lindustria di una nazione e se ne tassano i consumatori. Invece, il nostro sistema industriale dovrebbe liberarsi dai sussidi e non cercarne di nuovi. Quanto alla competitività dei prodotti cinesi, non è dovuta ai bassi salari dei lavoratori, ma alla ricchissima cultura industriale che pervade il Paese asiatico.
Iniziamo con questo intervento una serie di visite ai luoghi comuni del mercato del lavoro italiano. Si parla spesso di fuga dal lavoro dipendente, ma i dati non confermano il fenomeno né in Italia né in Europa. La quota di lavoro indipendente è sostanzialmente stabile da anni. A cambiare sono le sue caratteristiche: coinvolge mansioni sempre più qualificate e lavoratori più istruiti. Donne e giovani ne restano sostanzialmente fuori, oggi come ieri. La novità è semmai che alla indipendenza formale non corrisponde una reale autonomia nellorganizzazione dellattività lavorativa.
Si gioca una sola partita, ma la schedina non si ferma. Eppure lunica risposta corretta a una situazione paradossale sarebbe stata lannullamento del concorso e la restituzione delle somme versate agli scommettitori. Ma i Monopoli hanno scelto la strada tortuosa del risultato virtuale. Esponendosi ad accuse di irregolarità e insider trading. In definitiva, una presa in giro per migliaia di cittadini e un grave danno dimmagine, che potrebbe pregiudicare la maggiore fonte di incassi per le attività sportive nel nostro Paese.