L’occupazione aumenta dell’1 per cento e il tasso di disoccupazione scende al livello più basso degli ultimi undici anni. Dalla rilevazione trimestrale Istat delle forze lavoro arrivano buone notizie. Che però, a parità di occupati, si spiegano con l’invecchiamento e la diminuzione della popolazione italiana. Aspettando gli effetti della Legge Biagi, permangono intanto dualismo territoriale occupazionale e settentrionalizzazione della crescita del lavoro.
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Continuiamo la visita ai luoghi comuni del mercato del lavoro italiano. Si parla spesso di esplosione del lavoro temporaneo in Italia. Ma la crescita di queste nuove tipologie contrattuali è stato più contenuta di quanto spesso suggerito e si deve in larga misura alla diffusione dei contratti a fini formativi (soprattutto apprendistato) tra i giovani.
Il sentire comune vuole che i collaboratori coordinati e continuativi siano più di due milioni. E che quindi in Italia si assista a una generale precarizzazione del lavoro subordinato. Ma è una credenza lontana dalla realtà: se si analizzano i pochi dati disponibili, ci si accorge che i veri co.co.co. sono circa seicentomila. Gli altri sono riconducibili ai liberi professionisti, pensionati e persone con doppio lavoro. Anche la nuova figura del lavoratore a progetto può essere positiva. Il rischio è semmai nei decreti attuativi della Legge Biagi che, invece di razionalizzare il fenomeno, potrebbero finire per incrementare il lavoro nero.
Intervista a Pippo Ranci, presidente dellAutorità dellenergia elettrica e del gas, sulla liberalizzazione dei mercati energetici, a cura di Michele Polo.
Il processo è a buon punto per il settore elettrico, anche se resta la questione della posizione dominante dellEnel nella generazione. Più difficoltà per il gas, soggetto a contratti di lungo periodo. Criteri di trasparenza nel fissare le tariffe. Da sfatare la leggenda che liberalizzare implichi una peggiore qualità del servizio. E sullindipendenza delle autorità ribadisce che la politica ha tutto da guadagnarne perché crea fiducia negli investitori e nei consumatori.
Nella bozza di Costituzione europea solo un accenno alla materia e nessun riferimento esplicito dellesistenza di un Sistema statistico europeo. Eppure, è già stata raggiunta una notevole integrazione tra sistemi nazionali e un ulteriore passo avanti servirebbe a dare a politici e operatori strumenti migliori per competere con gli altri grandi paesi industrializzati. Il riconoscimento di una statistica comunitaria e la definizione dei principi sui quali si deve basare sono invece fondamentali per lo sviluppo della democrazia oltreché delleconomia.
I black out e le interruzioni programmate dell’estate ci rivelano quanto il problema della sicurezza del sistema sia stato trascurato nell’approccio seguito per l’apertura alla concorrenza del settore elettrico. Il caso americano dovrebbe far riflettere i federalisti a oltranza sui rischi che derivano da legislazioni troppo frammentate. Quanto all’Italia, ha il vantaggio di una rete strutturata da un monopolista, ma resta da verificare l’efficacia dei recenti interventi del Governo per sopperire alla scarsità dell’offerta.
Diminuire le imposte è inutile perché un eventuale taglio non servirebbe a stimolare consumi e produzione, ma solo ad aumentare il risparmio. Lo dichiara il ministro dellEconomia citando a riprova delle sue affermazioni i risultati della Finanziaria, che pure ha ridotto alcune aliquote Irpef. È perfettamente vero. Le famiglie cercano di mantenere un livello di consumo stabile e reagiscono in modo diverso a variazioni di reddito percepite come temporanee o permanenti. Se gli italiani hanno continuato a risparmiare è perché hanno giudicato la riforma fiscale dello scorso anno poco credibile e certo non destinata a durare nel tempo.
Sembra esserci laccordo nella maggioranza sulla riforma delle pensioni. Dal 2008 si chiuderà uno dei due canali di accesso alle pensioni di anzianità. Tentiamo una prima valutazione sulla base dei (pochi) dati disponibili. Vi è il rischio di forti fughe verso le anzianità da qui al 2008, che potrebbero compromettere i risparmi successivi. Inoltre, aumenterebbero le disparità di trattamento, accentuando la complessità del sistema.
Una giornata senza acquisti. È stata promossa da alcune associazioni dei consumatori contro quello che viene considerato un generalizzato rialzo dei prezzi. È uniniziativa positiva? Al di là di anacronistiche tentazioni di ritorno a calmieri e prezzi amministrati, può contribuire a formare unopinione pubblica che spinga per attuare la riforma del commercio al dettaglio, liberalizzare alcuni servizi i cui costi gravano sulle imprese e, magari, opporsi ai protezionismi agricoli. Perché mercato e concorrenza sono il migliore e più efficace avvocato dei consumatori.
Prezzi alle stelle, negozi vuoti: così viene percepita la situazione attuale in Italia. Eppure, dati alla mano, non è vero che i consumi degli italiani ristagnano. Piuttosto muta la loro composizione e, soprattutto, aumenta la quota di beni e servizi acquistati allestero grazie al rafforzamento della nostra moneta. Daltra parte, i prezzi interni e quelli al consumo crescono di pari passo. Cè dunque una redistribuzione del reddito fra produttori, a favore delle strutture meno concorrenziali. Che ha come contraltare una più ineguale distribuzione del potere dacquisto delle famiglie, nonostante le misure adottate a beneficio dei redditi medio bassi. Chissà cosa succederà quando si ridurranno le imposte su quelli più alti.