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Un condono molto atteso

Gli italiani si aspettavano l’estensione ai redditi 2002 della sanatoria? E si sono comportati di conseguenza, rimandando i versamenti delle imposte dovute? A prevedere una nuovo condono sono stati soprattutto liberi professionisti e imprenditori. Ovvero coloro che “giustificano” l’evasione con le imposte troppo alte. Ma anche coloro che più di altri legano la necessità di questi interventi alle difficoltà del bilancio pubblico. Il campione, i risultati e le stime del sondaggio staging.lavoce.info-Demoskopea.

Il circolo vizioso dei condoni

Gli effetti economici delle amnistie fiscali dipendono molto dalle aspettative. E i risultati di un nostro sondaggio condotto da Demoskopea suggeriscono che le categorie più ricche, più istruite e con più capacità di evadere hanno effettivamente ridotto i pagamenti delle imposte dovute. Ma a loro volta queste riduzioni comportano un peggioramento del bilancio dello Stato e dunque la necessità di ulteriori “perdoni fiscali”. Con il rischio di un’auto-alimentazione dei condoni.

Tariffe poco pubbliche

Molti i peccati originali della vicenda di privatizzazione di Autostrade spa. A partire da una struttura di regolazione inadeguata e dall’impostazione orientata a “far cassa”. Con il risultato di aver creato molti benefici per il regolato e altrettanti danni per gli utenti. I pedaggi autostradali sono oggi definiti in funzione dell’equilibrio finanziario dei concessionari, senza rispondere a più generali criteri di interesse pubblico.

Se non scioperi, ti premio

Per limitare gli scioperi nei servizi pubblici è meglio ipotizzare un sistema di incentivi, invece di sanzioni di difficile applicazione. Alla garanzia di continuità del servizio potrebbe corrispondere il pagamento di un premio di non-conflittualità, finanziato con un lieve aumento delle tariffe. Le somme raccolte sarebbero gestite da un ente autonomo, chiamato anche a restituirle agli utenti in caso di agitazioni. Si eviterebbe così anche qualsiasi modifica dei diritti e doveri di lavoratori e aziende.

Dopo gli scioperi

Nei trasporti pubblici locali non c’è solo una questione di relazioni industriali problematiche. Il settore è fortemente sussidiato per compensare costi comparabili con la media europea, ma tariffe decisamente più basse. La vera questione è però la scarsa concorrenza. Per le resistenze di enti locali e aziende, non decolla il sistema delle gare. Che per funzionare bene dovrebbe prevedere anche la possibilità di licenziamenti e quindi l’introduzione di ammortizzatori sociali, possibilmente non distorsivi.

La sfida dell’innovazione organizzativa

In Italia il ruolo della sola ricerca e sviluppo nell’accelerazione del processo di sostituzione di lavoro poco qualificato con quello qualificato è marginale. Più impatto ha invece l’innovazione organizzativa, ovvero l’introduzione di significativi cambiamenti nelle funzioni interne all’impresa. Servono perciò maggiori investimenti in tecnologie digitali, che consentono innovazioni di prodotto e di processo, ma anche organizzative. E va promosso il riorientamento del sistema scolastico verso competenze generaliste e capacità logiche e relazionali.

La lunga marcia verso il dottorato

Diventa sempre più ampio il divario tra dottorato italiano e estero. Troppi gli anni necessari nel nostro paese per conseguirlo e insufficiente il bagaglio di strumenti offerto agli studenti per svolgere ricerca avanzata. Per competere a livello internazionale, una soluzione possibile è proporre programmi modellati sugli standard stranieri, rinunciando ai finanziamenti ministeriali per cercarli nel settore privato. Ma serve coraggio, da parte delle università, dei dottorandi e delle imprese.

Guardare al centro

Alla maggiore autonomia concessa agli atenei non è corrisposto un adeguato rafforzamento delle competenze e delle capacità di indirizzo del centro del sistema. Se rimane immutato l’attuale meccanismo di autogoverno delle università, basato sulla rappresentanza democratico-corporativa, intervenire su vincoli e incentivi non è sufficiente per ottenere una vera riforma. È necessario invece mettere in discussione gli assetti istituzionali, come dimostra anche l’esperienza di altri paesi europei.

Il calcio aspetta il suo Bondi

Lungi dall’essere conclusa, la stagione degli intrecci tra banche, affari e società calcistiche prosegue e si rafforza. Avvicinando pericolosamente il mondo del pallone al baratro del fallimento. I rimedi devono perciò essere drastici e l’opera di risanamento affidata a “facce nuove”. Una profonda riforma che individui meccanismi credibili ed efficaci di controllo e di sanzione per un grande business, che finora ha operato in un mercato senza regole.

Gli anelli deboli

Non mancano le norme per prevenire casi di megalomania imprenditoriale o di “beneficio privato del controllo”. Ma nella vicenda Parmalat, nessuna di queste è stata sufficiente. Forse perché gli organismi di controllo, come collegi sindacali, consigli di amministrazione e società di revisione, sono segnati da un conflitto di interesse che ne pregiudica l’azione. Ecco quattro misure che possono limitarlo. E insieme a un inasprimento delle pene per i reati societari, possono contribuire a ridare credibilità ai bilanci delle società.

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