La diffusa percezione in vasti strati della popolazione di una perdita di potere di acquisto dovuta a prezzi più elevati si spiega col fatto che spese importanti nel bilancio famigliare, come gli affitti, sono aumentate considerevolmente. Il patto fra Governo e commercianti non servirà ad affrontare questo problema. Al contrario, rievoca vecchie filosofie di controllo della dinamica dei prezzi che non hanno mai funzionato. Lasciamo ai commercianti la libertà di fare saldi a piacimento e anche di allungare gli orari di apertura: di questo non possono che beneficiarne i consumatori. E garantiamo piena libertà di ingresso nel settore.
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Vincenzo Visco commenta la lettura del DPEF fornita da Riccardo Faini e Francesco Giavazzi per quanto riguarda gli aiuti al Sud. È giusto limpegno ad aprire le ostilità con Bruxelles sulla differenziazione regionale delle aliquote sui profitti?
Il Dpef presenta un quadro realistico della situazione economica del Paese perché non nasconde il peggioramento strutturale dei conti pubblici, ma mostra lassenza di una politica economica da parte del governo. Si comprende che ci saranno nuove una tantum, sia nella manovra finanziaria per il 2005, che in quella per lanno successivo. Dal nuovo ministro delleconomia chiediamo un impegno chiaro: queste una tantum non devono includere altri condoni.
Nelle indagini di Istat e Banca dItalia su consumi e reddito delle famiglie le misure aggregate di disuguaglianza e povertà non indicano alcuna tendenza al peggioramento tra la metà degli anni Novanta e il 2002. Le distribuzioni dei redditi e dei consumi appaiono sorprendentemente stabili, nonostante i cambiamenti che hanno interessato lintera economia italiana. Da questo punto di vista, le fonti statistiche non sembrano confermare limpressione diffusa di un arretramento dello standard di vita italiano.
Negli ultimi anni, alla sostanziale stabilità delle misure distributive aggregate, è corrisposto un mutamento delle posizioni relative delle diversi classi sociali. La quota delle famiglie operaie a basso reddito è aumentata, mentre quella delle famiglie dei lavoratori autonomi è diminuita. Inoltre, anche se la dinamica del reddito disponibile reale delle famiglie è stata superiore a quella delle retribuzioni, rimane grande il contrasto tra lesperienza recente e quella dellespansione degli anni Ottanta.
Alla luce dell’ennesima tragedia dell’immigrazione clandestina consumatasi al largo delle nostre coste, riproponiamo un contributo di alcuni studiosi dell’Università di Bari in cui si commentano le affermazioni del Ministero dellInterno che paventava larrivo di due milioni di poveracci in Italia. Una cifra che non sembra fondata su alcun riscontro empirico. Meglio dosare le parole o spiegare su quali dati si fondano queste stime allarmistiche.
Vincenzo Visco, ex Ministro del Tesoro (2000) e Ministro delle Finanze (1996, 1998 e 1999) in risposta a Roberto Perotti, sostiene che non è corretto affermare che il risanamento italiano tra il 1996 e il 2001 si è basato su un eccesso di tassazione che ha interferito negativamente con lattività economica. Piuttosto, la finanza pubblica italiana ha trovato un equilibrio fondato su una pressione fiscale pari alla media europea e un livello di spesa primaria al netto degli interessi inferiore alla media europea e sufficiente a finanziare leccesso di spesa per interessi. E’ una situazione di rigidità strutturale del bilancio che non consente “distrazioni populiste”. Pena deviazioni sostanziali dai criteri di convergenza.
La riforma delle pensioni appena varata non e strutturale e rischia di far lievitare la spesa previdenziale da qui al 2008 incoraggiando le fughe anticipate verso lanzianita. Ma vi e di peggio. Si discute della possibilita di trasferire una parte cospicua del Tfr direttamente allInps. Gli effetti di questa operazione su imprese, lavoratori, e lo sviluppo dei fondi pensione rischiano di essere largamente negativi. Lunico beneficio certo sarebbe quello, di breve periodo, per i conti pubblici, al costo pero di un loro futuro deterioramento.
Il rinvio dellentrata in vigore della riforma al 2008 lascia aperta la possibilità che si verifichino consistenti fughe verso il pensionamento da parte dei lavoratori preoccupati di venir bloccati da regole più restrittive quanto all’età di pensionamento. Una recente indagine della Fondazione Rodolfo Debenedetti permette di valutare lentità di questi timori e di stimare il rischio di fughe comportato dalleffetto annuncio.
Non è vero che gli europei lavorano meno degli americani perché sono pigri o perché hanno scelto di godersi la vita. I dati suggeriscono che le asimmetrie fra Europa e Stati Uniti derivano dalle politiche pubbliche più che da libere scelte individuali. Il basso tasso di partecipazione al lavoro degli anziani è semplicemente il risultato di sistemi pensionistici generosi. Mentre la scarsa occupazione di giovani e donne riflette una regolamentazione del mercato del lavoro che protegge gli occupati, escludendo molte altre persone dal lavoro.