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Aiuti interessati

La comunità internazionale è stata pronta a far fronte all’emergenza umanitaria provocata dallo tsunami. Si può parlare di una prova di generosità incondizionata? Non sembrerebbe da una analisi di come gli aiuti sono stati elargiti. Anche la solidarietà ha seguito interessi geopolitici.  Basta guardare a quanto è stato dato dai singoli donatori ai diversi paesi riceventi e a come gli aiuti sono stati distribuiti secondo direttive particolari.  Il relief aid lascia molti buchi e non può sostituire la cooperazione internazionale.

L’onda anomala del turismo responsabile

Dopo le devastazioni dello tsunami, la corsa al ripristino delle attività turistiche fa emergere questioni etiche e pragmatiche sullo sviluppo del settore nei paesi colpiti. La programmazione degli investimenti a breve termine per accelerare la ripresa potrebbe portare all’aumento del divario tra l’attività turistica e la realtà locale. Va invece favorita l’adozione di un approccio integrato e sistemico, accompagnato da efficaci metodi di valutazione e monitoraggio. Solo così il turismo potrà essere un volano di sviluppo per le aree economicamente svantaggiate.

Una terza via tra primarie e partiti

La travagliata vicenda delle primarie del centrosinistra pone un dilemma di rilievo per la “qualità” del nostro sistema democratico: se sia possibile soddisfare la sacrosanta esigenza di rinnovare le procedure di selezione del personale politico, pur continuando a fare affidamento per vincere le elezioni sulle forme organizzative tradizionali. Per superarlo, sarebbe innanzitutto necessario fare delle primarie un metodo che vale sempre e per tutti. E studiare un sistema misto che attribuisca potere di voto direttamente agli elettori, ma anche ai rappresentanti delle “forme organizzate”.

La scuola e la famiglia

L’analisi dei dati dell’indagine Pisa mostra che la bassa competenza degli studenti italiani non è un problema generalizzato. I risultati sono più che soddisfacenti al Nord e nei licei. Preoccupanti al Sud e negli istituti professionali. Le carriere dipendono dalla famiglia e dal luogo di nascita, negando alla radice l’uguaglianza delle opportunità. La scuola dovrebbe perciò operare come meccanismo compensativo. Ma per farlo, occorre conoscere nel dettaglio quali elementi contribuiscono a potenziare l’acquisizione di competenze.

Il fantasma della patrimoniale

Nei paesi dell’Ocse le imposte reali che gravano su singoli cespiti, quasi sempre gli immobili, sono nettamente dominanti rispetto a quelle sui trasferimenti. E solo in tre paesi la percentuale sul totale delle imposte dirette assume valori rilevanti: Giappone, Polonia e Stati Uniti. In Francia, la “impot de solidarieté sur la fortune”, voluta da Mitterand e ora confermata dal governo di destra, ha un effetto redistributivo minimo, ma serve ad aggiungere progressività a un sistema che non ne ha molta. E pagarla è diventato una sorta di status symbol.

Quale carriera per le donne

La riforma dello stato giuridico dei docenti universitari, con l’introduzione di contratti a tempo determinato, farà crescere la presenza delle donne nelle università. Ma continuerà a escluderle dal sistema di produzione della conoscenza. Si rafforzerà infatti il doppio binario professionale: una base flessibile e prevalentemente femminile di ricercatori, disposta ad accettare basse retribuzioni e scarse possibilità di carriera. E un vertice, prevalentemente maschile e spesso formatosi all’estero, in grado di accedere alle reti e ai fondi di ricerca internazionali.

Buoni scuola: a beneficio di chi ?

Quale è stato l’impatto dei buoni scuola introdotti in Lombardia nei primi anni di applicazione ? I dati suggeriscono che il numero degli iscritti nelle scuole private sia diminuito nonostante una riduzione del prezzo netto pagato dalle famiglie. Questo significa che per ogni euro speso dalla Amministrazione Regionale, solo 17 centesimi sono finiti alle scuole private, mentre il restante è consistito in una redistribuzione a beneficio delle famiglie.  Più ricche.

Il gioco in Italia: dati e problemi

Contrariamente a quanto si crede, gli Italiani non sono i più avidi giocatori d’ Europa, né i più tassati. E’ giusto tassare il gioco, come tutte le altre attività socialmente dannose, anche se le tasse sul gioco colpiscono i più poveri, soprattutto in Italia dove il gioco più diffuso e tassato è il Lotto, praticato soprattutto dalle categorie sociali più deboli. Ma non ha senso tassare il gioco, e poi promuoverlo attivamente con campagne pubblicitarie. Lo Stato dovrebbe invece impegnarsi in attività capillari per disincentivarlo, come ha fatto per fumo, alcol e droga.

Molta retorica per l’anatocismo

L’anatocismo non è da guardare a priori con ostilità. In un conto corrente bancario è indissolubilmente legato alla presenza dell’interesse. E se si regolano le frequenze di capitalizzazione ci si devono attendere nuovi equilibri nei quali i tassi di interesse debitori a capitalizzazione trimestrale vengono soppiantati da equivalenti e più elevati tassi a capitalizzazione annuale. La regolamentazione dell’anatocismo non si giustifica dunque per una questione di prezzo del denaro, bensì per ragioni di trasparenza e di controllo. Costanza Torricelli commenta l’articolo; la controreplica degli autori.

Porte socchiuse alla concorrenza

Si può discutere sulla scelta di conferire alla Banca d’Italia un ruolo di regista e non di arbitro nel processo di concentrazione bancaria. Ma i dati mostrano che la forte potestà di coordinamento è stata utilizzata anche per tenere sotto controllo il potere di mercato delle nuove banche, evitando danni a consumatori e imprese. Tuttavia, resta scarsa la concorrenza all’interno del settore, con una ridotta mobilità della domanda, legata anche agli elevati costi di chiusura del rapporto. Ai quali si potrebbe iniziare a ovviare con alcuni semplici accorgimenti.

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