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Da Genova a Rovigo inseguendo un reddito. Minimo

I risultati della sperimentazione del reddito minimo di inserimento non sono mai stati resi noti ufficialmente. Un’occasione persa dal punto di vista politico e scientifico, perché il dibattito su povertà ed esclusione sociale non può prescindere da un’accurata analisi della situazione effettiva e delle possibili soluzioni. Anche se i valori di uscita dall’assistenza non dovrebbero essere l’elemento esclusivo di valutazione dei progetti, solo la disponibilità di dati individuali consente una verifica approfondita. Come dimostrano i casi di Genova e Rovigo.

E dei non autosufficienti non parla più nessuno

Il fondo nazionale è lo strumento per potenziare l’intervento verso i cittadini non autosufficienti. Servirebbe a incrementare le risorse, ma anche a razionalizzare gli interventi. Dopo un’iniziale attenzione al problema, il Governo non ha fatto seguire interventi concreti. Mentre l’opposizione deve chiarire come intende trovare le risorse per finanziare il fondo di cui sostiene oggi la necessità. D’altra parte, i bisogni sono sempre più diffusi e dunque un progetto politico orientato ai problemi concreti dovrebbe fare dei non autosufficienti una priorità.

Di padre in figlio, un passaggio problematico

Il passaggio generazionale è in tutta Europa un momento difficile per la sopravvivenza delle piccole e medie imprese. Ma il problema è particolarmente rilevante in Italia. Il nuovo diritto societario delinea una governance per la Srl familiare in grado di amalgamare flessibilità e certezza delle regole. Prevede però anche la possibilità di ampliare per via statutaria le cause inderogabili di recesso. Un’opzione che potrebbe trasformarsi in un incentivo per azioni pretestuose del singolo socio. E aprire così la strada a lunghe e costose dispute giudiziarie.

Meno regole, più investimenti

L’eccessiva regolamentazione del mercato dei beni può causare un rallentamento dell’economia, scoraggiando gli investimenti. Se tra il 1994 e il 1998 l’Italia avesse avuto lo stesso livello di regolamentazione degli Stati Uniti, il suo tasso di investimento sarebbe stato superiore dello 0,9 per cento rispetto a quello Usa. Liberalizzazione del mercato e privatizzazioni sono uno strumento per aumentare gli investimenti e dunque stimolare la crescita. Hanno ricadute positive su occupazione e produttività. Ma anche effetti redistributivi non trascurabili.

Proteggere il creditore fa bene all’impresa

L’effetto del sistema legale sull’intermediazione finanziaria è notevole e profondo. Lo dimostrano alcuni studi empirici. Dove la protezione legale del creditore è più alta, le banche concedono prestiti con scadenza più lunga e con costo minore. I venture capitalist si impegnano di più nella ricerca di dirigenti e di nuove fonti di finanziamento. E la struttura delle società di intermediazione più solida. I governi possono migliorare la qualità del sistema finanziario attraverso riforme delle norme legali, ma i risultati arrivano necessariamente in tempi lunghi.

E’ l’Italia che va male, non l’Europa

L’economia italiana va male. Alla conclusione non si arriva per pessimismo, ma dall’analisi comparata dei dati disponibili. In quasi tutti i paesi europei quelli sulla crescita della produttività e del Pil sono migliori dei nostri. Dunque, anche da pur necessarie e urgenti misure volte a incrementare la produttività e la competitività dell’Europa non dovremmo aspettarci effetti catartici sulle possibilità di crescita della nostra economia. Purtroppo, ci vorrà tempo, riforme e sacrifici per riportare l’economia italiana a tassi di crescita “europei”.

Lo spettro di Bolkestein s’aggira per l’Europa

Il commercio di servizi nella Ue è frenato sia dal livello delle regolazioni nazionali che dalla loro eterogeneità. Ma l’assenza di un mercato integrato dei servizi è uno dei maggiori ostacoli alla crescita. E un grave danno per i cittadini europei perché il settore dei servizi è il principale, se non l’unico, fattore di crescita economica e occupazionale nei paesi avanzati. La sempre più diffusa opposizione alla “direttiva Bolkestein” si spiega solo con la scarsa lungimiranza dei governanti nell’avviare le riforme necessarie per uscire dalla stagnazione.

L’Europa, la Cina e la contabilità della partita doppia

Le misure di salvaguardia contro le importazioni di prodotti tessili dalla Cina sono l’ultimo esempio della sfiducia verso l’apertura al commercio internazionale. Si leggono i dati della bilancia commerciale come se un suo passivo determinasse automaticamente una perdita di benessere. Invece, bisogna guardare ai vantaggi comparati. E alle ragioni di scambio, che per l’Italia sono migliorate. E se il commercio internazionale genera anche rilevanti costi di aggiustamento, non è detto che la politica protezionista sia lo strumento migliore affrontarli.

Antonveneta, i paradossi di una battaglia

Molti i dubbi sul ruolo svolto dalla Banca Popolare di Lodi e dalle autorità vigilanza nello scontro per il controllo di Antonveneta. Nonostante siano due banche simili per dimensione e attività, Bpl vale un terzo dell’istituto di Padova. E’ anche la banca con i peggiori fondamentali di mercato. Secondo quali principi di regolamentazione prudenziale è stata allora autorizzata a rastrellare tante azioni Antonveneta a prezzi così alti? E agli azionisti di Bpl bisognerebbe forse spiegare come e in quanto tempo si pensa di recuperare i 500-800 milioni già spesi come premio.  Una postilla sull’Ops della Popolare di Lodi.

Le molte ipotesi sui tributi regionali

Molte le ipotesi di riforma del sistema tributario regionale. Nessuna proposta però appare del tutto soddisfacente. Sostituire l’Irap con maggiori spazi di manovra delle Regioni sull’Irpef non risolve il problema della sperequazione territoriale delle risorse e soffre dell’assenza di alcuni cespiti dalla base imponile dell’imposta sui redditi. Al contrario, attribuire alle Regioni imposte sui consumi renderebbe la dotazione finanziaria più equilibrata, ma appare difficile garantire adeguati spazi di autonomia. Servirebbe allora un’innovazione istituzionale come la Vivat.

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