Le misure di salvaguardia contro le importazioni di prodotti tessili dalla Cina sono l’ultimo esempio della sfiducia verso l’apertura al commercio internazionale. Si leggono i dati della bilancia commerciale come se un suo passivo determinasse automaticamente una perdita di benessere. Invece, bisogna guardare ai vantaggi comparati. E alle ragioni di scambio, che per l’Italia sono migliorate. E se il commercio internazionale genera anche rilevanti costi di aggiustamento, non è detto che la politica protezionista sia lo strumento migliore affrontarli.
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Nel conclave qual è l’andamento tipico dei voti ricevuti dai vari candidati, prima che si raggiunta la maggioranza dei due terzi più uno? Uno studio statistico mostra che in ogni scrutinio le preferenze tendono a convergere sui cardinali più votati in quello precedente e in particolare su coloro che ottengono un numero crescente di voti tra una tornata e l’altra. E, con un curioso “effetto notte”, al mattino si registra in genere un drastico calo dei consensi per il candidato in testa la sera precedente. Gli effetti della riforma elettorale di Giovanni Paolo II.
La Banca mondiale deve diventare più trasparente e assumersi la responsabilità delle sue attività. Servono dunque meccanismi per misurare sistematicamente i risultati e valutare limpatto reale di programmi e operazioni. Soprattutto, però, devono contare di più i paesi in via di sviluppo, accettando la loro richiesta di maggiore partecipazione al capitale. Ciò aumenterebbe i controlli interni e metterebbe la Banca mondiale nelle condizioni di promuovere meglio la riduzione della povertà e la stabilità economica internazionale.
Le misure invocate in difesa del made in Italy sono miopi e non tengono conto delle caratteristiche del processo di integrazione delle nostre imprese nel mercato internazionale. Il protezionismo non crea quasi mai le condizioni per il proprio superamento. E’ sbagliato condizionare gli incentivi al mantenimento di una quota “sostanziale” di attività in Italia. Perché la delocalizzazione ha fornito alle aziende più dinamiche un importantissimo vantaggio competitivo. Invece di favorire questo processo, lo seppelliamo di vincoli e ne aumentiamo i costi.
La Cina ha conosciuto negli ultimi vent’anni una crescita dirompente, che ha portato il paese asiatico a superare i suoi problemi di povertà e a integrarsi sempre più nell’economia mondiale. E’ un successo che influenza tutto il mondo, ma che dà luogo anche a diffuse preoccupazioni, per lo più ingiustificate. Molti paesi infatti possono beneficiare dello sviluppo cinese, a patto che sappiano far tesoro di un insegnamento: le economie devono rimanere flessibili e pronte a garantire efficaci reti di protezione sociale ai perdenti.
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La controversa designazione di Paul Wolfowitz alla presidenza della Banca mondiale mette in luce i limiti dellattuale sistema di nomina dei vertici delle istituzioni multilaterali. Un appello affinché i governi si impegnino a rivedere meccanismi di decisione ormai anacronistici, rendendoli più trasparenti e capaci di selezionare i candidati più adatti alla carica che dovranno ricoprire.
Paul Wolfowitz non ha esperienza in economia dello sviluppo; ma neanche James Wolfensohn l aveva quando fu nominato presidente della Banca Mondiale nel 1995. Tuttavia, all epoca non vi fu alcuna sollevazione europea comparabile a quella attuale. Gli europei non amano Wolfowitz perché è un unilateralista, e pensano che i multilateralisti come se stessi dimostrino una maggiore attenzione ai problemi degli altri popoli. Non siamo daccordo.
La definizione di un comportamento in “buona fede” verso i creditori è cruciale per i prossimi sviluppi della vicenda argentina. Da questo dipende la ripresa del programma triennale con il Fondo monetario internazionale e la possibilità di tornare in futuro a indebitarsi sui mercati internazionali. Altre strade non sembrano percorribili perché accrescerebbero notevolmente la fragilità finanziaria del paese. Che invece deve stabilizzare l’attuale corso positivo attraverso misure di aggiustamento strutturale.
L’agenda di eventi importanti in materia di cooperazione internazionale e di aiuti allo sviluppo si presenta molto ricca per il 2005. Al centro il dibatitto sulle sorti del continente africano, come ha ripetutamente dichiarato il governo di Tony Blair che vuole porre il tema della povertá e dello sviluppo dellAfrica in cima ai temi del prossimo G8. E lItalia come si colloca all’interno dei dibattiti che si stanno alimentando a livello internazionale? Non molto bene, sia a livello intellettuale che nella pratica dei fatti.
In un recente passato negli Stati Uniti erano i repubblicani a ritenere un valore il pareggio di bilancio. Oggi lortodossia fiscale è una bandiera dei democratici. E infatti il risultato dei tagli alle tasse dei più ricchi voluto da Bush è un deficit altissimo. Il problema però non è tanto la spesa in disavanzo, ma la forma scelta dall’amministrazione americana, che indebolisce la forza economica del paese nel lungo periodo. Mentre altre e più costruttive alternative avrebbero messo le basi per una più solida crescita futura.