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IL PREMIO NOBEL A PAUL KRUGMAN

E’ il capofila della nuova teoria del commercio internazionale. Mostra come in un settore competa una moltitudine disparata di imprese alla ricerca continua di modi per creare, difendere e accrescere il loro potere di mercato attraverso l’innovazione, la differenziazione del prodotto, lo sfruttamento di economie di scala e di scopo. Fondamentale anche il contributo all’analisi del fenomeno dell’urbanizzazione. E ha denunciato il rischio che governi e banche centrali si trovino impotenti di fronte agli umori del mercato in un mondo globalizzato.

ALLA RADICE DELLA TEMPESTA PERFETTA

Dopo anni di deregulation e decenni di scarsi controlli, di sfiducia nei sistemi di prevenzione e di vigilanza sugli intermediari, la crisi del credito è scoppiata negli Stati Uniti e da lì si è estesa a tutto il mondo sviluppato. Le origini del problema sono dunque chiare. Il piano approvato dal Congresso punta a rimediare agli effetti e non alle cause della crisi. Per essere efficace dovrebbe invece ri-regolare i mercati e aiutare le famiglie incapienti con mutui. Tanto più che un programma di agevolazioni immobiliari alle famiglie avrebbe molteplici effetti positivi.

VENTI DI DEFLAZIONE

I consumatori italiani si preoccupano molto dell’inflazione. Invece nei prossimi mesi il pericolo da cui l’Italia e l’economia mondiale in generale dovranno guardarsi potrebbe essere la riduzione generalizzata dei prezzi. I venti deflazionistici soffiano sulla scia del rallentamento indotto dalle restrizioni del credito seguite alla crisi dei mutui che pian piano si sta trasmettendo a tutta l’economia americana prima e poi all’Europa. Ma di deflazioni non se ne sono più viste dopo gli anni Trenta. Ed è particolarmente difficile combattere un fenomeno che non si conosce.

FONDI SOVRANI IN TRASPARENZA

Nell’ultimo anno i fondi sovrani sono stati una boccata d’ossigeno per molte società con difficoltà patrimoniali. Suscitano però anche molti sospetti, soprattutto per la loro scarsa trasparenza. Tanto che Ocse e Fmi preparano linee guida ad hoc. I governi occidentali temono in particolare che i veicoli cinesi investano in settori considerati strategici. E si acceleri un processo di migrazione del know-how tecnologico verso la Cina. Ma il mercato sembra aver già scontato questi rischi. Semmai il problema è che producano una nuova forma di statalizzazione.

AIUTI LEGATI SULLA STRADA PER ACCRA

Alla prossima Conferenza internazionale sull’efficacia degli aiuti allo sviluppo si discuteranno i piani elaborati dai paesi donatori per riformare la gestione degli interventi, divenuta negli ultimi anni sempre più complessa. Non ci sarà però un piano italiano. Non abbiamo approfittato di quest’occasione per avviare una riflessione su un sistema di aiuti a progetto, spesso lontano dalle reali priorità del paese partner e condizionato all’acquisto di beni e servizi provenienti dall’Italia. E quasi mai coordinato con quelli di altri stati dell’Unione Europea.

QUANTE ASPETTATIVE NEL BARILE

La speculazione non c’entra, almeno non come la si intende nell’immaginario collettivo. Ma non è neanche corretto dire che tutto dipende dal gioco della domanda e dell’offerta. Il fatto è che il petrolio è una risorsa esauribile. E il suo prezzo rimarrà elevato e variabile fino a quando i produttori continueranno ad aspettarsi che le sue quotazioni possano solo salire. Per esempio, perché si stima che la domanda cinese di greggio aumenterà molto in futuro, tanto da giustificare un prezzo intorno ai 250 dollari. Il ruolo dei tassi di interesse.

L’OMBRA DELLA GRANDE CRISI SUL NEGOZIATO WTO

E’ forte l’impressione che sulla trattativa fra i paesi dell’Organizzazione mondiale del commercio riuniti recentemente a Ginevra, abbia pesato negativamente la crisi economica internazionale, dissolvendo l’interesse verso un accordo di liberalizzazione del regime commerciale. Gli effetti reali di un mancato accordo sono probabilmente molto limitati, ma si è mancata l’occasione di rafforzare il sistema multilaterale che vincola i paesi al rispetto di un insieme di regole.

NAUFRAGIO AL GIRO DI DOHA

Il negoziato del Doha Round è fallito non sulla questione dell’apertura “tout court” dei mercati agricoli dei paesi in via di sviluppo alle produzioni dei paesi industrializzati, né sulla riduzione dei sussidi agricoli europei ed americani. Il vero motivo del contendere era una la revisione del cosiddetto “meccanismo di salvaguardia speciale” per l’agricoltura. Vediamo di cosa si tratta e di chi è l’effettiva responsabilità di questo insuccesso del WTO. A cominciare dalle lobby dei produttori agricoli nei maggiori paesi industrializzati e nei principali paesi emergenti.

NON SERVE GRIDARE ALL’UNTORE

Le economie occidentali sono state colpite da due shock gravi, ma abbastanza tradizionali: un aumento del prezzo delle materie prime e una crisi bancaria. Si prefigura un periodo di forte rallentamento dell’economia americana. Negli Stati Uniti potrebbero prevalere le obiezioni politiche alle ricapitalizzazioni pubbliche delle banche private e dei loro azionisti. Ma in una recessione severa il protezionismo attecchisce facilmente. E se i politici europei pensano che per proteggersi basti gridare all’untore vanno incontro a una forte delusione.

MEDITERRANEO SENZA UNIONE

Il Progetto d’Unione per il Mediterraneo è nato come iniziativa francese e rispondeva a finalità della Francia, all’indomani dell’elezione di Sarkozy. Ora è diventato europeo. Nonostante il carattere pragmatico di una cooperazione su progetti e l’aver sottolineato la loro natura e non il loro finanziamento, l’Ump ha ben poche possibilità di successo. Perché manca una risposta reale allo squilibrio tra le due rive del Mediterraneo. Che può arrivare solo da strategie di sviluppo dei paesi del Sud e non dall’Europa.

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