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Autore: Desk Pagina 186 di 196
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Una raccolta di interventi precedenti sulla riforma previdenziale elaborata dal Governo. Come cambieranno le pensioni degli italiani? Gli interrogativi lasciati aperti dalle stime della Ragioneria Generale dello Stato sugli effetti della riforma. E il rischio di fughe di anzianità scatenate dal cosiddetto “effetto di annuncio”: facile profezia, dato che nel 2003 le domande di prestazioni di anzianità sono aumentate del 20%.
La riforma previdenziale proposta dal Governo non è né equa né graduale. Vi è il rischio che il passaggio della patata bollente al prossimo Governo lasci poi tutto come prima. Non a caso si parla già di una verifica nel 2007, appena prima dell’introduzione delle misure più impopolari. Nel dibattito sulla riforma si tende spesso a dimenticare un lato del triangolo: la domanda di lavoro delle imprese. Il brusco allungamento della vita lavorativa comporta una crescita del costo del lavoro. Questo può portare ad una diminuzione della domanda di lavoro, spiazzando i lavoratori più giovani e quelli con contratti temporanei. Questo non significa che non si debbano fare le riforme, ma solo che bisogna farle meglio, con maggiore gradualità e partendo più presto possibile.
Per staging.lavoce.info un’anticipazione importante dal Rapporto dell’ European Forecasting Network (EFN), le principali novità sulla congiuntura e le previsioni macroeconomiche per l’area euro. Sono compatibili con quelle del nostro Governo? Ai lettori l’ardua sentenza.
“Keynesian loyalist noted for life-cycles saving theory”, Financial Times, 28 settembre 2003. “Professor Franco Modigliani, Nobel prizewinning economist and author of the life-cycle theory of spending”, The Independent 29 settembre 2003. “Franco Modigliani, 85, MIT teacher, Nobel laureate in economics”, The Boston Globe, 26 settembre 2003. “Franco Modigliani, 85, Nobel-winning economist, dies”, The New York Times, 26 settembre. “Franco Modigliani, prix Nobel d’économie 1985”, Le Monde, 27 settembre 2003. “Wirtschafts-Nobelpreistraeger Modigliani gestorben”, Basler Zeitung Online, 25 settembre 2003. “Fallace el premio Nobel de Economìa Franco Modigliani, estudioso del aborro domestico”, El Mundo, 26 settembre 2003.
Franco Modigliani è stato indubbiamente uno dei più grandi cervelli che Hitler ha regalato agli Stati Uniti. Ebreo, fuggito dall’Italia durante le persecuzioni antigiudaiche ispirate al modello tedesco, l’economista si poi rifiutato per lungo tempo di avere a che fare con il suo paese natale. Ma ritornò nel 1955 e, pur criticando gli eccessi gerarchici dell’accademia italiana, tenne diverse lezioni universitarie e collaborò con il Corriere della Sera, dalle colonne del quale si oppose con forza alla pratica della “scala mobile”.
L’economista, autore della teoria del ciclo vitale e premio Nobel nel 1985, non aveva mai perso una delle principali qualità di un intellettuale: sapere ascoltare. Raramente parlava per primo, e spesso apriva bocca per dire: “Interessante, raccontatemi di più!”. Grande uomo di studi, riconosceva il ruolo strumentale della teoria, che doveva nascere dal mondo reale, per poi svilupparsi sulla carta. Per tornare quindi alla realtà, sui cui dati doveva confrontarsi e verificare la propria validità.
“Il più grande economista vivente”, così lo ha definito il collega Paul Samuelson, aggiungendo che, oltre al Nobel per l’economia, avrebbe potuto vincere anche in altri rami. Modigliani è riuscito a individuare gli aspetti semplici di complessi sistemi economici, dalla finanza aziendale ai risparmi personali, e li ha insegnati a generazioni di studenti. “Scienza dell’economia e politica economica sono sue cose diverse”, sosteneva, “e noi economisti possiamo avere opinioni divergenti in politica, ma l’economia come scienza ci unisce”.
Franco Modigliani, uno degli economisti che meglio hanno spiegato i cambiamenti economici degli ultimi 50 anni, è rimasto ancorato al suo compito fino alla fine. Criticando la politica fiscale espansiva dell’attuale governo statunitense, accusato di mandare all’aria i risparmi accumulati nel tempo, con inopportune misure di tagli alle imposte e conseguente aumento del deficit.
L’economista, di origine italiana ma residente negli Stati Uniti, si è interessato fino a una settimana prima della morte alla politica del proprio paese natale. Inviando una lettera di protesta, co-firmata con i colleghi Paul Samuelson e Robert Solow, contro la decisione di un’associazione ebraica americana di conferire un premio a Silvio Berlusconi. Il quale aveva precedentemente scagionato Mussolini dalle accuse di genocidio, definendo le deportazioni di Ebrei come “un lungo esilio”.
L’economista italiano, residente negli Stati Uniti, è sempre stato un critico osservatore della politica economica del Bel Paese. Personaggio molto richiesto dai mezzi di comunicazione italiani, Modigliani accusava spesso il suo paese natale di carente senso dello stato e di poca fiducia nelle istituzioni pubbliche.
Franco Modigliani non è nato economista. I suoi primi studi sono stati in legge. Ciononostante, durante l’università gli riuscì di vincere un premio di economia organizzato da un’associazione culturale progressista, nella quale maturarono le sue idee antifasciste. Costretto a lasciare l’Italia per le persecuzioni contro gli Ebrei, Modigliani raggiunse gli Stati Uniti, dove cominciò la sua carriera accademica che lo ha portato al Nobel
Questa Finanziaria avrebbe dovuto coniugare interventi di risanamento dei conti pubblici nel lungo periodo, con misure di sostegno alla crescita. Per non farci perdere il treno della ripresa. Invece fa esattamente il contrario. Per contenere il deficit del prossimo anno ipoteca i bilanci futuri. Invece di sostenere la crescita, introduce programmi simbolici e rifinanzia programmi di dubbia efficacia, come la legge 488. Mentre la riforma pensionistica sembra solo un modo per passare la patata bollente al prossimo Governo.
Il blackout di domenica 28 settembre è stato, in realtà, il blackout di un’intera classe politica. Squallido il rimpallo di responsabilità di questi giorni fra maggioranza e opposizione. Entrambe hanno colpe. Per anni si è tenuta la testa sotto la sabbia. E non si intravvedono soluzioni: devolution e disegno di legge Marzano rischiano solo di aggravare il problema.
La scomparsa di Franco Modigliani lascia un grande vuoto nella comunità scientifica. E fra chi deve governare l’economia, non solo in Italia. Il modo con cui il grande scienziato è stato ricordato in questi giorni dalla stampa internazionale.
Quando ha deciso di scendere in campo, A rimarcare che tutto è cambiato Chi l’ha creduta, non io, lo confesso, E si è disposto in trepida attesa Ponti, autostrade e nuovi trafori Ma se per caso poi Le si obbietta Potrebbe dire a noi tutti Italiani Non so perché, ma avevo pensato Guardando Vito e Schifani in azione Mi ero convinto che Lei intendesse In mezzo a cui il suo volto ci accoglie
uomo del fare, col suo verbo schietto
a molti è parso la luce di un lampo
con il passato un bel taglio netto
Lei ci ha invitato a un nuovo cammino
Basta col rito vetusto e abusato
Della Politica e del suo Teatrino
forse ha pensato con vago stupore
che ogni problema non è più lo stesso
se ad affrontarlo è un imprenditore
Di soluzioni chiare e efficaci
Tasse ridotte, una giusta pretesa
Ma ne saranno davvero capaci?
Tutta l’Italia un immenso cantiere
Flessibilissimi i nuovi lavori
Verranno i fatti, non solo chimere.
Che del programma si è visto pochino
Che queste cose ancor le si aspetta
Lei tuona irato: riecco il Teatrino!
Che cosa intende con questo Teatrino?
I riti curiali dei democristiani?
Lo sguardo triste di Piero Fassino?
Che Lei intendesse una cosa diversa
Non qualche cosa che vien dal passato
Prima Repubblica sepolta e sommersa
O Taormina che allude beffardo
Igor Marini che fa il testimone
O le sparate di Umberto il Lombardo
Parlare dell’oggi, e la cosa mi quadra
Che col Teatrino in realtà Lei alludesse
Al tragicomico della sua squadra.
Illuminato da un raggio un po’ crudo
C’è qualche crepa, il cerone si scioglie
E poi un sussurro: guardate, il re è nudo.
Apprendiamo con grande dolore la notizia della scomparsa di Franco Modigliani. Molti di noi sono stati suoi studenti a Cambridge, hanno lavorato con lui e sviluppato un rapporto di profonda stima e amicizia.
Era un grande scienziato, apprezzato da tutta la comunità scientifica nel corso di una lunga e prestigiosa carriera culminata con lattribuzione del premio Nobel. Costretto a lasciare lItalia subito dopo lapprovazione delle leggi razziali, Modigliani sviluppò la sua carriera scientifica e accademica negli Stati Uniti, contribuendo da protagonista al dibattito e al disegno della politica economica in quel paese. Ha sempre conservato legami saldissimi con lItalia, partecipando intensamente alle nostre vicende economiche e sociali. Tutti lo ammiravamo per la sua intelligenza, vivacità intellettuale e passione civile.
Modigliani ha attraversato un lungo tratto di storia densa di accadimenti. Dalla sua vita emerge lintreccio tra impegno civile, elaborazione scientifica e vita affettiva che nella sua esistenza formavano un tuttuno.
Ci mancherà moltissimo lamico, il maestro, lo scienziato.
I redattori de staging.lavoce.info
In risposta a una lettera di Luigi Spaventa, Francesco Giavazzi e Tullio Jappelli discutono sotto quali condizioni gli sgravi fiscali possono riuscire davvero a stimolare i consumi.
Il nostro mercato del lavoro continua a riservarci belle sorprese. Cresce ancora l’occupazione, nonostante la stagnazione economica, e diminuisce la disoccupazione. Merito del fatto che escono dal mercato del lavoro generazioni con meno lavoratori e, soprattutto, lavoratrici e rimangono quelle in cui si partecipava di più. La demografia aiuta anche nel ridurre le pressioni in entrata: meno giovani in cerca di lavoro. Ma per continuare a creare nuovi posti, ci vorrà crescita economica.
Molti dei posti di lavoro creati negli ultimi anni sono lavori temporanei e collaborazioni coordinate e continuative. Approfondimenti per capire cosa si cela dietro questo composito universo di lavori e tra quali fasce di età sono particolarmente concentrati.
In risposta ad una lettera di Luigi Spaventa, torniamo a discutere gli effetti degli sgravi fiscali sulla domanda interna.
Intervista a Pippo Ranci, presidente dellAutorità dellenergia elettrica e del gas, sulla liberalizzazione dei mercati energetici, a cura di Michele Polo.
Il processo è a buon punto per il settore elettrico, anche se resta la questione della posizione dominante dellEnel nella generazione. Più difficoltà per il gas, soggetto a contratti di lungo periodo. Criteri di trasparenza nel fissare le tariffe. Da sfatare la leggenda che liberalizzare implichi una peggiore qualità del servizio. E sullindipendenza delle autorità ribadisce che la politica ha tutto da guadagnarne perché crea fiducia negli investitori e nei consumatori.