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Autore: Desk Pagina 169 di 196

Il desk de staging.lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Le pensioni nel Patto

Le riforme strutturali non possono più essere rinviate. Il Patto di stabilità e crescita puo’ essere un ostacolo alla loro realizzazione perché molte riforme, soprattutto quelle pensionistiche, costano nel breve periodo e pagano nel lungo. Secondo Boeri e Tabellini, nel rivedere il Patto e’ utile introdurre nuovi parametri oggettivi che tengano conto di questi benefici di lungo periodo, come il debito implicito dei sistemi pensionistici. Vito Tanzi, tuttavia, osserva tuttavia che nei paesi che hanno attuato importanti riforme negli ultimi anni il livello della spesa pubblica si è sempre ridotto. Perché spesso la spesa improduttiva è tale da consentire drastiche “cure dimagranti”. Segue la controreplica degli autori.

Sommario 13 settembre 2004

La riunione dell’Ecofin sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita è servita solo a mettere le carte in tavola. Le questioni più importanti sono tutte ancora tutte da affrontare. La proposta della Commissione è un passo in avanti, ma bisogna meglio definire le “circostanze eccezionali” in cui sono concesse deroghe al tetto del 3 per cento di deficit. Utile introdurre un riferimento al debito previdenziale, ma deve valere come regola d’ora in poi, non essere riferita al passato. Lo stesso vale per ogni riferimento all’agenda di Lisbona. Insomma, la filosofia delle riforme deve essere quella di mantenere regole applicabili, quindi molto ben definite, riducendo al minimo la discrezionalità. Al tempo stesso bisogna rimediare a quelle distorsioni del Patto che oggi finiscono per rendere più difficili, anzichè facilitare, le riforme strutturali.

Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato interventi sulla nuova rete a pedaggio e, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico, sulla transizione scuola-lavoro.

Vincenzo Visco commenta l’analisi di Faini e Giavazzi sugli incentivi fiscali al Sud.

Sommario 6 settembre 2004

E’ giusto aumentare le rette universitarie, come ha fatto recentemente Tony Blair? Qualora gli aumenti e le differenziazioni delle rette fossero accompagnate da altre riforme significative (sul valore legale del titolo di studio, sulla destinazione dei fondi, sul meccanismo di selezione dei docenti, sulle borse di studio e sui prestiti per aiutare gli studenti che provengono da famiglie con basso reddito), le università sarebbero in grado di competere esplicitamente in qualità, migliorando l’allocazione delle risorse, la didattica e la ricerca. Ad un anno dal varo dell’Istituto italiano di tecnologia, un intervento del Commissario dell’Iit, che fa il punto sul nuovo centro di ricerca.

Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato interventi sulla Bossi-Fini e una descrizione della riforma del Patto di Stabilità e Crescita proposta dalla Commissione Europea. Chi volesse essere avvisato di questi aggiornamenti infrasettimanali, può installare RSS sul suo computer oppure semplicemente venire a trovarci tutti i giorni, mettendo staging.lavoce.info nella lista dei siti preferiti.

Stefano Micossi risponde a Luca Enriques sul ddl risparmio. La contro-replica dell’autore.

Aggiornamenti sull’attualità:
Il pedaggio si fa strada di Marco Ponti, 08-09-2004
La difficile transizione dalla scuola al lavoro, di Norberto Bottani e Alexander Tomei, 09-09-2004

Sommario 30 agosto 2004

Doveva essere approvata entro i primi mesi del 2004. Poi entro l’estate. Per ridare fiducia agli investitori dopo la crisi Parmalat e arginare la perdita di competitività del nostro paese. Ma della riforma del risparmio bipartisan si è ormai persa traccia. Forse meglio così. Le bozze che circolano tra gli addetti ai lavori non tengono conto dell’evoluzione del quadro normativo in Europa. E ignorano il problema cruciale del piccolo risparmiatore italiano: quello di tutelarsi da banche che approfittano dei loro molteplici conflitti di interesse. Un indice di affidabilità delle banche potrebbe essere d’aiuto.

Vi ricordiamo che durante la settimana saranno fatti aggiornamenti al sito senza inviare la newsletter per non ingolfare la vostra posta elettronica. Venite a trovarci spesso e continuate a sostenerci: viviamo grazie al vostro sostegno.

Aggiornamenti sull’attualità:
Bossi-Fini: quando il tagliando non basta di Tito Boeri, 02.09.2004. 
Un Patto più intelligente di Andrea Montanino, 03.09.2004.

Sommario 23 agosto 2004

Il prezzo del petrolio è troppo alto? Meno di altre volte. E, in ogni caso, stimolerà la riduzione dei consumi energetici. Altro che ridurre le imposte…: forse non tutto il male viene per nuocere!

Con la nuova Commissione l’Europa balza in primo piano. Occorre rimettere in discussione l’agenda della politica europea del neopresidente, concentrandosi sulla creazione di un mercato unico invece che su obiettivi sui quali la Commissione non ha poteri effettivi, quali l’agenda di Lisbona. E la politica agricola deve essere riformata: gli aiuti agli agricoltori continuano a gravare troppo su tutti, dopo riforme ancora poco incisive. Le elezioni del Parlamento hanno poi messo in luce l’assenteismo in certi paesi. E se si assegnassero i seggi (anche) in proporzione all’affluenza alle urne?

Europei oziosi?

Gli europei lavorano meno degli americani? E gli italiani meno degli altri lavoratori europei? Perchè ci sono differenze così grandi fra paesi in termini di ore lavorate? Si tratta di attitudini che rendono i lavoratori di alcuni paesi più “pigri” che in altri stati, oppure di istituzioni che tengono fuori dal mondo del lavoro molte persone?  Mentre in Francia si abbandonano le 35 ore e in Germania si raggiungono accordi aziendali che prevedono un incremento degli orari di lavoro, riproduciamo per i nostri lettori gli interventi di Olivier Blanchard, Tito Boeri, Michael Burda, Jean Pisani-Ferry, Guido Tabellini, Charles Wyplosz e una scheda di Domenico Tabasso.

Un Dpef leggero, ma realistico

Il Dpef 2005-8 è uno dei più brevi della storia. Presenta un quadro realistico della situazione economica del Paese perché non nasconde il peggioramento strutturale dei conti pubblici, ma mostra l’assenza di una politica economica da parte del governo. Si comprende che ci saranno nuove “una tantum”, sia nella manovra finanziaria per il 2005, che in quella per l’anno successivo. Al nuovo ministro dell’economia la Redazione de staging.lavoce.info, Riccardo Faini e Francesco Giavazzi chiedono un impegno chiaro: queste “una tantum” non devono includere altri condoni.

L’impegno che chiediamo al ministro dell’Economia

Il Dpef presenta un quadro realistico della situazione economica del Paese perché non nasconde il peggioramento strutturale dei conti pubblici, ma mostra l’assenza di una politica economica da parte del governo. Si comprende che ci saranno nuove “una tantum”, sia nella manovra finanziaria per il 2005, che in quella per l’anno successivo. Dal nuovo ministro dell’economia chiediamo un impegno chiaro: queste “una tantum” non devono includere altri condoni.

Il risanamento fiscale degli anni ’90

Vincenzo Visco, ex Ministro del Tesoro (2000) e Ministro delle Finanze (1996, 1998 e 1999) in risposta a Roberto Perotti, sostiene che non è corretto affermare che il risanamento italiano tra il 1996 e il 2001 si è basato su un eccesso di tassazione che ha interferito negativamente con l’attività economica. Piuttosto, la finanza pubblica italiana ha trovato un equilibrio fondato su una pressione fiscale pari alla media europea e un livello di spesa primaria al netto degli interessi inferiore alla media europea e sufficiente a finanziare l’eccesso di spesa per interessi. E’ una situazione di rigidità strutturale del bilancio che non consente “distrazioni populiste”. Pena deviazioni sostanziali dai criteri di convergenza.

Sommario 29 luglio 2004

Doveva essere la riforma definitiva, ma non lo sarà. La riforma previdenziale varata dopo un iter di tre anni non risolve i problemi strutturali del nostro sistema pensionistico ed è iniqua. Ci vorranno altri 4 anni prima che generi risparmi. Nel frattempo ci saranno solo fughe verso le pensioni d’anzianità. Ma la riforma potrebbe servire ad alimentare il pilastro mancante, la previdenza integrativa. Condizionale d’obbligo perché sono molte le insidie sulla strada del dirottamento del Tfr ai fondi pensione, a partire dal paventato trasferimento del Tfr all’Inps.
Il Ministro Pisanu parla di 2 milioni di immigrati in arrivo dalla Libia. Ma come si è arrivati a questa cifra allarmante? Un sondaggio presso i clandestini che arrivano sulle nostre coste porta a stime molto più basse.
Vincenzo Visco contesta la ricostruzione del risanamento degli anni ’90 fornita da Roberto Perotti.

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